Fig. 184. Il Larario. Casa dei Vettii. Pompei (Italia)

Dati storici:

Il Larario era l’altare domestico dedicato ai Lari, le anime dei defunti. Ogni famiglia aveva il suo, collocato in una nicchia della parete o dipinto sul muro nella stanza dei capifamiglia, che in ogni caso non veniva mai spostato dalla casa e vi restava anche quando la famiglia la abbandonava. Si riteneva che i Lari fossero presenti in ogni luogo frequentato dagli uomini: le loro immagini proteggevano anche i crocicchi, le strade, la città, il mare o gli accampamenti. In loro onore si celebravano periodicamente vari riti solenni, anche in occasione di matrimoni, compleanni e altre cerimonie di vita familiare.

Miti relativi:

I Lari erano considerati gli spiriti degli antenati e venivano raffigurati come due giovinetti in atto di danzare, con corone d’alloro e cortissime tuniche, spesso alzando al di sopra del capo dei bicchieri a forma di corno, chiamati rhyton. In origine erano i protettori della terra, della casa e dei campi, poi divennero le divinità del focolare domestico. Poiché nella mitologia greca, il dio che conduceva le anime nell’aldilà era Hermes, quando questa si fuse con la mitologia romana, i Lari divennero i figli gemelli di Hermes (identificato col latino Mercurio) e della ninfa Lara, di cui il dio si sarebbe innamorato mentre la scortava negli Inferi. Nel Larario di Pompei i Lari sono le due figure danzanti ai lati, mentre la figura centrale è il Genio del capostipite della famiglia. Sotto le tre figure sta il serpente sacro, che rappresenta il Genius Loci, ovvero il genio del luogo in cui la famiglia vive.

Interpretazioni storiche:

La presenza dei serpenti che decoravano i loro altari, fa pensare che nella versione più arcaica si trattasse di spiriti connessi ai culti matriarcali della natura (vedi nota alle figure 45 e 54). Poiché anche il dio Hermes (dalla bacchetta magica con due serpenti intrecciati), deriva probabilmente dallo stesso tipo di culti, il fatto di averli messi in relazione risulta perfettamente coerente, sia dal punto di vista dell’iconografia che da quello del significato simbolico. Anche i corni che i Lari tengono in mano, possono essere collegati ai culti matriarcali in quanto simboli della Luna, che influenza la fertilità e la crescita della vegetazione.  

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