Fig. 178. Selvaggi. Sculture nella facciata del Collegio di S. Gregorio. Valladolid (Spagna)

Miti relativi:

Nelle leggende cristiane medievali, molte creature mitiche che in origine corrispondevano probabilmente ad arcaiche divinità dei boschi, furono spesso reinterpretate come uomini selvaggi, in certi casi dotati di particolari poteri o capacità grazie alla loro simbiosi con la natura. A seconda dei casi potevano essere descritti come ricoperti di peli, pellicce, foglie, fiori o altri elementi naturali. Anche quelli qui raffigurati, sembrano uomini occidentali che abbiano vissuto a lungo nei boschi senza tagliarsi capelli e barba, piuttosto che abitanti di altre parti del mondo. Agli uomini selvaggi delle leggende, che in genere si riteneva vivessero ai margini di società contadine, era attribuita una natura ambigua, incontrollabile ed incivile ma al tempo stesso profondamente saggia o addirittura profetica.

Paralleli culturali:

Ricorrono in moltissime culture esempi che corrispondono all’archetipo dell’uomo selvaggio: l’Enkidu delle antiche leggende mesopotamiche; il Satiro, il Fauno e il Silvano dei miti greco-romani; il Saltner, il Salvan e il Salvanel del Nord Italia, i Mamutones della Sardegna, il Jack in the Green del nord Europa, il Lesy della Russia, il Mbotumbo dell’Africa, lo Yeti dell’Himalaya, il Sasquatch del Nord America. Nelle leggende celtiche la strana natura di uomo selvaggio è spiegata con sconvolgimenti della mente che colpiscono esseri umani, come l’irlandese Suibhne, lo scozzese Lailoken o il gallese Myrddin (Merlino). Nella cultura popolare cristiana alcuni elementi della figura dell’uomo selvaggio sono confluite nelle leggende sui santi eremiti.

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