Fig. 140. Il Leone Verde. Illustrazione del Rosarium Philosoforum. Biblioteca di Badiana. St.Gallen (Svizzera)

Interpretazioni tradizionali:

Il Leone Verde è una figura tratta da un testo di alchimia dell’inizio del XVI secolo e si riferisce alla fine del lavoro alchemico, in cui l’operatore ha creato le basi interiori per lavorare in modo consapevole e concreto sia con le proprie forze lunari che con quelle solari (vedi note alle figure 124 e 139) e si trova quindi sulla soglia di una più alta e profonda esperienza dell’essere. La misteriosa ed oscura sorgente delle due forze è costituita dalle energie viventi dell’anima (che oggi raffiguriamo come l’inconscio). Per il completamento della propria evoluzione interiore è necessario immergersi completamente in questo pozzo dell’essere e penetrarne a fondo il mistero. Questa esperienza è rappresentata dal Leone Verde che divora il Sole. Il sole qui è tutto ciò che l’alchimista ha portato alla luce, cioè al livello della coscienza, nel proprio lavoro di sviluppo interiore, e corrisponde fisicamente alla creazione dell’Oro puro (vedi nota alla figura 162). Il Leone Verde è l’aspetto divorante e dissolvente dell’anima, che rende di nuovo inconsapevoli di tutto ciò che si era compreso o percepito, e per analogia gli alchimisti lo identificavano con l’Acqua Ragia, l’acido tinto di verde che è il solo a poter dissolvere l’Oro metallico. 

Paralleli culturali:

Lo stesso atto del divorare consiste nel diventare tutt’uno con qualcosa che cessa di esistere nel momento in cui la otteniamo e sta probabilmente ad indicare uno stato affine a quello del Nirvana nel Buddhismo, o del settimo chakra nello yoga, cioè il superamento degli opposti, dei conflitti, dei giudizi, e delle forme precostituite in genere.  

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