Fig. 131. L’Artemide di Efeso. Museo Nazionale di Napoli (Italia)

Miti relativi:

Nei miti greci, Artemide era la dea della Luna, sorella di Apollo, dio del Sole, entrambi figli di Zeus e di Leto, dea della notte. Era considerata vergine, ma anche generatrice di tutte le creature e protettrice della vita, in quanto il suo influsso determina i cicli della fertilità, ed era adorata in luoghi isolati e selvaggi (monti, pianure o boschi).

Dati storici:

Artemide è ritenuta una dea originaria della Lidia (la costa occidentale dell’attuale Turchia), dove si sono trovate le tracce più antiche del suo culto. In particolare a Efeso esiste un suo tempio che risale all’VIII secolo a.C. Dai guerrieri greci fu trasformata in una vendicativa dea della caccia armata di frecce e capace di gesta cruente, il cui nome fu associato al greco “artomos” (“macellaio”). A Efeso invece era rappresentata come una dea madre con un figlio tra le braccia e, più tardi, col busto ricoperto di mammelle, simboli della sua funzione di dispensatrice e alimentatrice della vita universale.

Paralleli culturali:

Dalle raffigurazioni di Artemide e dal suo appellativo di Madre degli Dèi, si direbbero derivati gli analoghi attributi conferiti a Maria, madre di Gesù, nel concilio di Nicea, che si tenne nel 325 d.C. proprio presso Efeso. Anche il volto e le mani scure di questa statua, che si ritrovano in tante madonne nere adorate dai Cristiani, sono simboli tipici della Grande Madre, identificabile sia con le profondità della Terra che con l’oscurità primordiale da cui ha origine il mondo. La corona che riproduce delle mura è invece tipica delle divinità orientali protettrici di una città.

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