Fig. 101. Zigurat di Nannar a Ur, Mesopotamia.

Dati storici:

Gli ziggurat erano i templi sumeri (e poi babilonesi), costituiti da una torre piramidale a più piani (di solito sette), che rappresentavano gli spazi del cielo (le orbite del Sole, della Luna e dei cinque pianeti maggiori) in ognuno dei quali viveva uno degli dèi principali. Ogni piano era colorato in modo diverso, probabilmente in base al simbolismo di ogni divinità. Sull’ultimo piano stava il sacrario, con la statua d’oro del dio a cui era dedicato il tempio e due altari per i sacrifici. Riguardo agli ziggurat qui raffigurati, è importante notare che, poiché Nannar è il nome sumero del dio della Luna che i Babilonesi chiamavano Sin, le figure 101 e 102 si riferiscono evidentemente alla stessa costruzione, come appare oggi e come era in origine. D’altronde Nannar era il protettore della città di Ur e in ogni città sumera esisteva un solo ziggurat.

Miti relativi:

Il modello su cui erano costruiti gli ziggurat era quello dell’Anki, la montagna cosmica costituita dai corpi uniti del dio An (il Cielo) e della dea Ki (la Terra), che all’origine del mondo era stata spezzata dalla nascita di En-Lil, il dio dell’aria, che così rese possibile la vita, ma separò il mondo Celeste da quello Terreno. Con la costruzione dei templi e i rituali che vi si svolgevano si cercava di ricostituire l’unità perduta, mettendo gli uomini in comunicazione con gli dèi attraverso una “scala” che ricollegasse la Terra al Cielo.

Paralleli culturali:

Lo Ziggurat di Babilonia (che superò in altezza quelli delle altre città per affermare la sua supremazia sulla regione) originò tra l’altro la leggenda ebraica della Torre di Babele.

I templi furono utilizzati anche per le prime osservazioni astronomiche, da cui ebbe origine la concezione del tempo ciclico e del calendario, che nel corso dei secoli si diffuse praticamente in tutto il mondo e che ancora oggi utilizziamo (vedi note alle figure 25 e 41/44). Di pari passo si diffuse evidentemente l’immagine della montagna cosmica, i cui diversi piani possono essere visti come passaggi graduali a diversi livelli di esistenza (vedi note alle figure 13 e 105). I sette livelli si ritrovano inoltre nelle concezioni dell’Albero della Vita, dei sette chakra, e in altri simboli di elevazione spirituale (vedi note alle figure 31 e 63). 

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