Fig. 17. Ashura. Secolo VIII^ (Giappone)

Miti relativi:

Negli antichi testi vedici dell’India il termine Asura indicava gli dèi nella loro forma di energia. Più tardi divenne il nome dei demoni, che però, non essendo necessariamente malvagi, si possono equiparare più ai titani o ai giganti dei miti greci che ai diavoli cristiani. Essendo comunque rappresentazioni di stati bassi e fisici della coscienza, gli Asura furono fatti nascere dall’inguine di Brahma e divennero nemici degli dèi.

Interpretazioni tradizionali:

La molteplicità delle membra e dei volti degli esseri divini è una caratteristica tipica degli idoli indiani che ne rappresentano così le varie funzioni. Le quattro braccia rappresentano il dominio sulle direzioni dello spazio, ma anche i quattro stadi dello sviluppo umano, caratterizzati da diversi scopi (piacere, successo, perfezione e liberazione).

(sintetizzato da Alain Daniélou, Miti e Dèi dell’India)

Paralleli culturali:

Gli Asura, come altre figure della tradizione indiana, sono stati introdotti in Giappone con il Buddhismo, che nato in India come variante eterodossa della religione brahmanica ne riutilizzava vari elementi, interpretandoli come allegorie di stati e tensioni della coscienza. Essendo privi di valenze negative, gli Asura giapponesi appaiono meno minacciosi e feroci delle versioni indiane.

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