Fig. 195. Ercole e Cerbero, Zurbaran. Museo del Prado, Madrid (Spagna)

Miti relativi:

La cattura di Cerbero, il cane a tre teste che era a guardia degli Inferi, secondo i miti greci fu l’ultima delle fatiche di Ercole. Dopo aver lottato con lo stesso Ade, dio degli Inferi, questi gli concesse di portare via Cerbero purché lo domasse senza armi (è un errore quindi il fatto che qui usi la clava). Ercole trascinò Cerbero per il collo fino da Euristeo, il re di Micene suo fratellastro che gli aveva imposto le dodici fatiche. Aveva dovuto sottoporsi a questa penitenza per ordine di un oracolo, per purificarsi di un momento di follia in cui aveva ucciso la moglie e i figli.

Interpretazioni mistiche:

Il fatto che l’ultima prova consista nel domare il guardiano del regno dei morti, fa pensare che in origine si trattasse di una specie di percorso per tentare di far tornare in vita i propri cari o di ritrovare la parte di sé stesso che era morta con loro. Infatti prima di entrare negli inferi Eracle si fece iniziare ai Misteri di Eleusi, che in teoria permettevano di comprendere i segreti dell’aldilà e di ottenere la vita dopo morte.

Interpretazioni naturalistiche:

I Misteri di Eleusi erano stati instaurati dalla dea madre Demetra, e quindi anche l’ultima fatica, come più o meno tutte quelle precedenti, può essere considerata una prova in cui Ercole (eroe solare che incarna il potere maschile) affronta e padroneggia le forze della natura legate ai culti matriarcali. Anche il numero dodici delle sue fatiche sembra riferirsi ai mesi del calendario solare in uso nelle culture patriarcali (mentre il calendario lunare di quelle matriarcali era di tredici mesi).

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