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Chiarimento sull’esperienza di riconciliazione con il
passato. (1)
Questa esperienza è
diretta al raggiungimento di uno stato di riconciliazione con la
persona alla quale sono legato in modo negativo. Se questo obiettivo
viene conseguito, la tecnica potrà servire anche per produrre
riconciliazioni di minore importanza. Ogni nemico e ogni risentimento
all’interno di me, limitano il mio presente e bloccano il mio
futuro. I lavori di riconciliazione con il passato assumono, alla
luce di quest’idea, un ruolo di importanza sempre maggiore nel mio
sviluppo personale e nell’efficacia che dimostro nella mia vita
quotidiana.
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versione audio
Animazione esperienza guidata "il RISENTIMENTO" (XVID* 8.7MB)
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E`
sera. Mi trovo in un'antica città solcata da canali che passano sotto i
ponti delle strade. Appoggiato a una spalletta guardo in giù il lento
movimento dell'acqua torbida. Nonostante la nebbia, riesco a scorgere
su un altro ponte un gruppo di persone. A malapena posso sentire gli
strumenti musicali che accompagnano delle voci tristemente stonate.
Lontani rintocchi di campana arrivano fino a me, come ondata
appiccicose di lamento.
Il gruppo se n'è andato, le campane tacciono.
In una strada trasversale delle luci malsane dai colori fluorescenti illuminano appena la notte.
Mi metto in cammino, addentrandomi nella nebbia. Dopo aver vagato
tra viuzze e ponti, sbocco in uno spazio aperto. É una piazza quadrata,
all'apparenza vuota. La pavimentazione a matto nelle mi porta a
un'estremità ricoperta da acque immobili.
La barca, simile a una carrozza, mi sta aspettando lì davanti. Ma
prima di salire devo passare in mezzo a due lunghe file di donne. Sono
vestite di tuniche nere e tengono in mano delle torce; dicono in coro
al mio passaggio:
"Oh, Morte, il cui illimitato impero raggiunge ovunque quelli che
vivono. Da te lo spazio ai nostri anni concesso dipende. Il tuo perenne
sonno tutte le folle annienta, perché nessuno elude il tuo impulso
possente. Tu soltanto possiedi il giudizio che assolve, non v'è arte
che il tuo impeto freni, né supplica che il tuo disegno revochi."
Salendo in carrozza vengo aiutato dal barcaiolo, che poi rimane in
piedi dietro di me. Mi accomodo in uno spazioso sedile. Sento che ci
solleviamo fino a restare leggermente staccati dall'acqua. Allora
cominciamo a spostarci sospesi su un mare aperto e immobile, come uno
specchio infinito che riflette la luna.
Siamo arrivati all'isola. La luce notturna consente di vedere un
lungo viale fiancheggiato da cipressi. La barca si posa sull'acqua,
dondolandosi un poco. Io scendo, mentre il barcaiolo resta impassibile.
Avanzo diritto tra gli alberi che sibilano al vento. So di essere
osservato. Ho la sensazione che ci sia qualcosa o qualcuno nascosto più
avanti. Mi fermo. Dietro l'albero l'ombra mi chiama con gesti lenti.
Vado verso di essa e, quasi al momento di raggiungerla, un alito
pesante, un sospiro di morte mi si incolla al viso: Aiutami! - mormora.
So che sei venuto a liberarmi da questa buia prigione. Tu solo puoi
farlo... aiutami!
L'ombra dice di essere la persona con la quale sono profondamente risentito. (*)
Come indovinando il mio pensiero, aggiunge: "Non ha importanza che
colui al quale sei legato dal risentimento più profondo sia vivo o
morto, perché il dominio dell'oscuro ricordo non rispetta frontiere."
Quindi continua: "E non c'è nemmeno differenza nel fatto che l'odio
e il desiderio di vendetta siano annodati nel tuo cuore fin
dall'infanzia o solo da un recente passato. Il nostro tempo è immobile,
perciò stiamo sempre in agguato per sorgere deformati come timori
diversi quando l'occasione si presenta. E quei timori sono la nostra
vendetta per il veleno che ogni volta siamo costretti ad ingoiare."
Mentre gli chiedo che cosa devo fare un raggio di luna illumina
debolmente la sua testa ricoperta da un manto. Poi lo spettro si lascia
vedere con chiarezza e in lui riconosco i lineamenti di colui che aprì
la mia più grande ferita. (*)
Gli dico cose che non avrei mai raccontato a nessuno; gli parlo con la massima franchezza di cui sono capace.(*)
Mi chiede di riconsiderare il problema e di spiegargli i dettagli
più importanti senza remore, anche se le mie parole dovessero essere
offensive. Insiste esortandomi a non tralasciare di evocare qualsiasi
rancore io possa provare, altrimenti rimarrà per sempre prigioniero.
Allora procedo secondo le sue istruzioni. (*) Subito mi mostra una
robusta catena che lo lega a un cipresso. Senza esitare la spezzo con
un secco strattone. Allora il manto scivola a terra vuoto e rimane lì
disteso, mentre la sagoma svanisce nell'aria e la voce si allontana
verso le alture, ripetendo parole già conosciute: "Addio, dunque! La
lucciola annuncia l'approssimarsi dell'alba e il suo indeciso bagliore
incomincia ad impallidire. Addio, addio, addio! Ricordati di me!"
Comprendendo che sarà presto mattino, mi giro su me stesso per far
ritorno alla barca, ma prima raccolgo il manto che è ancora lì ai miei
piedi. Me lo getto sulle spalle e affretto il passo. Mentre mi avvicino
alla costa varie ombre furtive mi chiedono se un giorno ritornerò a
liberare altri risentimenti.
Ormai vicino al mare, vedo un gruppo di donne vestite di bianche
tuniche; ognuna di esse tiene in alto una torcia. Giunto alla carrozza,
do il manto al barcaiolo. Questi, a sua volta, lo consegna alle donne.
Una di esse gli dà fuoco. Il manto brucia e si consuma rapidamente,
senza lasciare cenere. In quell'istante provo un gran sollievo, come se
avessi sinceramente perdonato un'enorme offesa. (*)
Salgo sulla barca, che ora ha l'aspetto di un moderno motoscafo
sportivo. Mentre ci allontaniamo dalla costa senza avere ancora acceso
il motore, sento il coro delle donne che dice:
"Tu hai il potere di destare l'addormentato unendo il cuore alla
testa, liberando la mente dal vuoto, allontanando dall'interno sguardo
le tenebre e l'oblio. Vieni, o beata potestà. Memoria vera, che
indirizzi la vita verso il retto senso."
Il motore si mette in moto nel momento in cui il sole sorge
all'orizzonte marino. Guardo il giovane marinaio dal volto forte e
aperto, mente accelera sorridente verso il mare.
Ora ci avviciniamo a gran velocità, rimbalzando sulle onde leggere.
I raggi del sole indorano le superbe cupole della città, mentre
tutt'intorno le colombe volteggiano in stormo. (*)
Raccomandazione. (1)
Verificare se le
resistenze comparse nelle immagini proposte sono state superate
oppure no. Considerare con particolare attenzione le sensazioni che
hanno accompagnato l’atto di bruciare il manto. Sono soprattutto
esse ad indicare se si è prodotta una trasformazione dei
sentimenti negativi. Nel caso in cui le resistenze non siano state
vinte, lavorare di nuovo su questa esperienza.
Note dell’autore
L’argomento è trattato in un contesto classico, anche quando le scene
della città ricordano Venezia o magari Amsterdam.
I versi recitati dal primo coro sono un adattamento dell’orfico Inno a
Thanatos, che suona così: “Ascoltami, oh Thanatos, il cui illimitato
impero raggiunge ovunque tutti gli esseri mortali! Da te, il tempo alla
nostra età concesso dipende, che la tua assenza prolunga e la tua
presenza tronca. Il tuo sonno perenne annienta le folle vive e di esse
l’anima gravita per attrazione verso il corpo che tutti possiedono,
quali che siano la loro età e il loro sesso, poiché a nessuno è dato
sfuggire al tuo possente impeto distruttore”.
I versi recitati dal secondo coro si basano sull’Inno a Mnemosine che
suona così: “Tu hai il potere di destare l’assopito unendo il cuore
alla testa, liberando la mente dal vuoto, rinvigorendola e
stimolandola, allontanando le tenebre dallo sguardo interno e l’oblio”.
Quanto al dialogo con lo spettro, alla fine questi dice: “Addio,
dunque! Il fuoco della lucciola si fa più scialbo, l’alba è prossima.
Addio, addio, addio, ricordati di me”. E’ ripreso testualmente
dall’atto I, scena V, dell’Amleto di Shakespeare e si riferisce
all’ombra del padre che rivela al principe l’identità dei suoi
avvelenatori.
La barca, che è anche un carro funebre, ricorda la radice di
“carnevale” (carrus navalis). Questi carri neri, talora decorati con
grandi ostriche o conchiglie che recano all’interno il feretro e sono
spesso ricoperti di fiori, ricordano il viaggio acquatico. I giochi con
fiori e acqua dei Lupercali romani hanno il medesimo precedente. Qui si
tratta di travestimenti e trasformazioni, dove al termine del racconto
il tetro Caronte, che ritorna all’isola dei morti, si trasforma nel
giovane conducente di un motoscafo sportivo.
Il racconto è costruito su un ricchissimo e complesso gioco di
immagini, dove ciascun elemento presuppone uno studio specifico; dal
mare immobile, alla barca sospesa sull’acqua, al manto che brucia, ai
cori, ai cipressi (che caratterizzano le isole greche ed i cimiteri)
ecc.
N.d. redazione: il testo segnato con (1)
relativo ai chiarimenti, raccomandazioni e note era presente nella
edizione del 1980, l’autore nella revisione eseguita nel 1988, lo
ha sostituito con le attuali note. Il libro è stato così
pubblicato nel 1989 in 16 lingue. La redazione ha ritenuto
utile inserire il succitato testo originario in quanto permette
un’ approfondimento delle narrazioni e dei giochi di immagine, non
solo come opere letterarie, ma come “modello di meditazione
dinamica, il cui oggetto è la vita di chi medita e la cui
intenzione è individuare e superare i conflitti.
Le esperienze guidate permettono, a coloro che le praticano,di
riconciliarsi con se stessi, superando le frustrazioni ed i
risentimenti passati, ordinando le attività presenti e dando
al futuro un senso che elimini le angosce, i timori ed il
disorientamento
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