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Corso di morfologia: simboli, segni e allegorie
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INDICE DEGLI ARGOMENTI I^ IMPULSI, CAMPO DI RAPPRESENTAZIONE E MEMORIA II^ VIE ASTRATTIVE E ASSOCIATIVE III^ SIMBOLO ALLEGORIA E SEGNI IV^ SIMBOLICA V^ SEGNICA VI^ ALLEGORICA


IV^ SIMBOLICA

 

Indice:


Esistono molti testi sulla simbolica dove l’elemento comune è una miscela confusa. Sfortunatamente siamo abituati a vedere presentazioni di scene di segni, di simboliCerca SIMBOLO nel glossario e di allegorieCerca ALLEGORIA nel glossario mescolate con interpretazioni estremamente soggettive e prive di fondamento, dove l’autore generalmente si limita a seguire le sue catene associative; inizialmente non sono esposte le "regole del gioco" pertanto il lettore non capisce come sta "giocando" l’autore del libro. Normalmente i libri sulla simbolica tendono ad essere presentazioni di simboli, segniCerca SEGNO nel glossario e allegorieCerca ALLEGORIA nel glossario, seguite da profuse spiegazioni senza fondamento. In questi temi ci sembra opportuno questo commento, in quanto è necessario delimitare i campi ed esporre le regole di interpretazione per poter seguire con una certa coerenza il lavoro presentato.

Tornando alla nostra materia, diciamo che un simboloCerca SIMBOLO nel glossario è ben costruito quando coincide con l’immagine interna del produttore che in questo caso trasmette correttamente la sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario che voleva produrre.


Il simboloCerca SIMBOLO nel glossario come atto visivo, leggi visive
Il simboloCerca SIMBOLO nel glossario nello spazio, dal punto di vista della percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario visiva, ci fa riflettere sul movimento dell’occhio (considerando che quello che succede nell’occhio, succede concomitantemente nello psichismo), e dal movimento dell’occhio possiamo determinare la mobilità interna dei registriCerca REGISTRO nel glossario psicologici.

  1. Clicca per ingrandireFigura 26
    Leggi visive del simbolo:
    a) punto,
    b) orizzontale,
    c) verticale,
    d) incrocio di rette,
    e) curva,
    f) incrocio di curve,
    g) incrocio di curva e retta.
    Il primo caso è quello del punto (figura 26-a). La visione di un punto senza riferimento fa muovere gli occhi in tutte le direzioni.
    Empiricamente: situando un punto luminoso in una abitazione oscura, dopo un po’ di tempo lo sguardo si muove a zigzag. In realtà, si tratta di una illusione; la stessa che appare di notte quando si osserva una stella brillante e si ha l’impressione che questa si sia spostando a zigzag, arrivando in alcuni casi a conclusioni che non corrispondono alla realtà osservata.
    Guardando un punto senza riferimenti, senza parametri, nello spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario interno quel punto agirà nello stesso modo nello spazio esterno, anche se l’occhio è alla ricerca di parametri percettivi per poterlo inquadrare. Sia nella rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario esterna che in quella interna, si cercano riferimenti, nei limiti dello "schermo" di rappresentazione. Il punto sale, scende, si muove da un lato all’altro e, facendo uno sforzo, è possibile anche che si mantenga fisso, ma immediatamente è percettibile la forza che si esercita internamente nel ricercare dei riferimenti all’interno dello spazio mentale.
  2. La linea orizzontale conduce l’occhio in quella direzione ininterrottamente e senza grande sforzo (figura 26 - b).
  3. La linea verticale (figura 26 - c) muove l’occhio come se seguisse la figura dell’essere umano, dal basso verso l’alto. Il movimento dell’occhio verso l’alto provoca tensione, fatica e sonnolenza. Questo accade in quanto la struttura interna dello spazio corrisponde alla configurazione dell’occhio, e questo comporta maggiori difficoltà nello spostamento dell’immagine. E’ più faticoso questo spostamento in quanto non avviene in uno stesso punto ma in livelli differenti dello spazio di rappresentazione. Questo è conseguenza dell’attività di molti fenomeni, di cariche interne che corrispondono ai differenti livelli dello spazio di rappresentazione. Quindi l’occhio può spostarsi più facilmente su una linea orizzontale, che sulla linea verticale dove incontrerà maggiori difficoltà e più la linea sale, e maggiori saranno le limitazioni nel seguirla.
  4. Quando due linee si incrociano (figura 26 - d), l’occhio, va verso il punto di incontro e vi rimane inquadrato.
  5. La curva porta l’occhio ad includere spazio, provoca la sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario di limite tra ciò che sta al suo interno e ciò che sta al suo esterno, facendo scorrere l’occhio verso lo spazio incluso nell’arco. (figura 26 - e) . Vediamo un piccolo esercizio: cerchiamo di registrare lo spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario interno, facendolo coincidere con un circolo. Cerchiamo ora di convertire il cerchio in una sfera collocandola nei limiti della rappresentazione. Se riuscite a farlo, vi vedrete inclusi all’interno di essa. E se poi "stirate " la sfera, dandole la formaCerca FORMA nel glossario di un ovale a due punte, di una "mandorla", si noterà l’apparizione di tensioniCerca TENSIONI nel glossario dirette verso le punte nello stesso modo in cui rappresentavate la linea verticale. Se, infine, dopo avere registrato lo spazio di rappresentazione, lo aprite verso l’esterno, invece di chiuderlo in un circolo, sperimenterete qualcosa di simile ad una perdita di interiorità.
  6. L’incrocio tra due curve fissa l’occhio, facendo sorgere nuovamente il punto(figura 26 - f).
  7. L’incrocio tra una curva e una retta fissa il punto centrale e rompe l’isolamento fra lo spazio incluso nell’arco e quello escluso (figura 26-g). Questo caso mette in comunicazione l’occhio con spazi differenti.
  8. Clicca per ingrandireFigura 27
    Leggi visive: a) rette spezzate, b) archi discontinui, c) ripetizione di segmenti uguali, d) simboliCerca SIMBOLO nel glossario di inquadramento, e) simboliCerca SIMBOLO nel glossario centrifughi e centripeti.
    Le rette spezzate interrompono lo spostamento per inerzia dell’occhio e richiedono un aumento della tensione nel guardare (figura 27 - a). Lo stesso vale per gli archi discontinui (figura 27 - b).
  9. La ripetizione di segmenti uguali di rette o di curve discontinue (figura 27 - c) colloca nuovamente il movimento dell’occhio in un sistema di inerzia. Pertanto, la tensione relativa all’atto del guardare diminuisce e si verifica una distensione, determinando un ritmo a cui corrisponde un registroCerca REGISTRO nel glossario interno di piacere. Esistono numerosi casi basati su questo principio soprattutto nella musica e nella decorazione pittorica.
    Se osservate i registriCerca REGISTRO nel glossario interni quando sviluppate delle rappresentazioni ritmiche, comproverete che esse producono una particolare sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario di compensazione tra i punti alti e quelli bassi dello spazio di rappresentazione, una sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario di grande equilibrio.
  10. Quando rette e curve si collegano tra loro formando un circuito chiuso sorge il simboloCerca SIMBOLO nel glossario dell’inquadramento e del campo (figura 27 - d). L’inquadramento interno più amplio è costituito dai limiti dello spazio di rappresentazione. Ciò che è contenuto all’interno di questo inquadramento maggiore è il campo di rappresentazione.
    Quando nello spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario appare un simboloCerca SIMBOLO nel glossario qualunque, per esempio un quadrato, i lati costituiscono i limiti di tale simboloCerca SIMBOLO nel glossario e all’interno di essi si formaCerca FORMA nel glossario il campo. Se nel campo collochiamo un altro oggetto, noteremo l’apparizione di distinti sistemi di tensione che dipendono dalla posizione che l’oggetto ha assunto rispetto ai limiti del simbolo. L’oggetto si può trovare più o meno vicino ad una retta discontinua, cioè ad un angolo del quadrato oppure equidistante da tutti gli angoli. In questo secondo caso, noterete una specie di equilibrio, negli altri invece un certo squilibrio. Potete anche togliere l’oggetto dal quadrato e collocarlo fuori di questo. In tal caso, noterete che esso appare escluso dal sistema chiuso costituito dal quadrato e vi sembrerà quasi che faccia uno sforzo per esservi incluso.
    Come vedete, i sistemi di tensione possiedono delle strane proprietà. Così a volte succede che le persone che per qualche motivo devono rimanere al di fuori di un determinato ambito, sperimentino una tensione del tipo che abbiamo appena descritto e premano per essere ammesse nell’ambito da cui si trovano escluse. E questa tensione, come altri fenomeni corrisponde ad un registroCerca REGISTRO nel glossario interno determinato dalla posizione spaziale.
  11. Quando rette e curve si separano da un circuito, sorge il simboloCerca SIMBOLO nel glossario del centro in espansione oppure quello del movimento verso il centro (figura 27 - e).
  12. Clicca per ingrandireFigura 28
    Leggi visive: inquadramenti, centri manifesti e centri taciti.
    Una figura geometrica elementare funziona come riferimento di centri manifesti. Esistono anche centri taciti i quali si distinguono da quelli manifesti, prodotti dall’incrocio di due o più linee, per il fatto che l’occhio si dirige verso di essi senza l’aiuto direzionale fornito da linee. Questo si deve all’equilibrio che si crea tra le tensioniCerca TENSIONI nel glossario che sorgono quando si colloca una determinata figura geometrica nello spazio interno di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario (figura 28). Dunque, un centro tacito sorge nel punto di equilibrio delle tensioni. Se per esempio ora colloco un quadrato nel mio spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario la mia visione interna si muoverà in varie direzioni anche se il quadrato è vuoto: prima verso un angolo poi verso un altro finche’ arriverà ad un punto in cui potrà mantenersi stabile. Questo è il centro tacito che coincide con il centro del quadrato, ed è tale perché è equidistante dai quattro angoli.
    E’ come se disegnassi un quadrato (parliamo ora di spazio esterno) e vi tracciassi le diagonali. Dove esse si intersecano si trova il centro tacito che diventa manifesto nel momento in cui vi colloco il punto.
    I centri manifesti sorgono quando curve o linee rette si intersecano e la visione cessa di scorrere.
    I centri taciti, invece, operano "come se " esistessero, "come se" fossero già posti. Essi non esistono, ma esiste il registroCerca REGISTRO nel glossario di "ristagno", per così dire, di sospensione della dinamica della rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario interna. Tornando al caso di prima, il centro tacito esiste nel quadrato anche se non vi si trova collocato un punto.
  13. Nel circolo non esistono centri manifesti, esiste solamente un centro tacito e questo provoca un movimento generale verso tale centro. E’ facile notare questo fenomeno se si studia la rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario del circolo (figura 28).
  14. Nel punto esiste un centro manifesto. In pratica il punto è il centro manifesto per eccellenza. Ma poiché, come è evidente, non esiste nè inquadramento ne centro tacito, un tale centro manifesto si sposta in tutte le direzioni (figura 28).
  15. Quando un simboloCerca SIMBOLO nel glossario ne include un altro nel suo campo, il secondo funziona da centro manifesto essendo indifferente il luogo da dove questo simboloCerca SIMBOLO nel glossario è ubicato (figura 28).
  16. I centri manifesti attraggono lo sguardo verso di sé, mentre il vuoto possiede centro tacito. Se si fissa il centro tacito come centro manifesto, sorge il simboloCerca SIMBOLO nel glossario incluso, ed il primo si converte in inquadramento. Un centro manifesto collocato nello spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario interna attrae verso di sé tutte le tensioniCerca TENSIONI nel glossario dello psichismoCerca PSICHISMO nel glossario (figura 28).
    Clicca per ingrandireFigura 29
    Leggi visive: a), b), c), e d) centri manifesti e taciti, e) e f) simboliCerca SIMBOLO nel glossario inclusi ed esclusi da un campo di inquadramento.
    Nel cerchio, non essendoci centri manifesti, l’occhio si sposta da tutte le direzioni verso il centro, rimanendo solo l’inquadramento ed il centro tacito verso il quale si sposta lo sguardo (figura 29 - c).
  17. Due centri di tensione provocano vuoto nel centro tacito, facendo spostare la visione prima
    verso i poli e poi verso il centro del vuoto. Oppure verso il centro del vuoto e da lì verso i centri manifesti. Il "taglio", la separazione tra i due poli, produce una grande tensione (Figura 29 - d).
  18. Tutti i simboliCerca SIMBOLO nel glossario collocati nel campo di un altro simboloCerca SIMBOLO nel glossario che funziona da inquadramento sono in rapporto tra di loro. Colloco un quadrato nel mio spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario e lo riempio di piccoli circoli e triangoli. Questi simboliCerca SIMBOLO nel glossario sono interdipendenti, relazionati l'uno con l'altro, per cui costituiscono una struttura all'interno del quadrato. Appena ne tolgo uno e lo colloco all'esterno del campo, si stabilisce una strana tensione tra di esso e l'insieme. E` come se al simboloCerca SIMBOLO nel glossario escluso venisse a mancare qualcosa, è come se cercasse di essere nuovamente inserito nell'insieme. Quando questo succede, la tensione sparisce. (figura 29 - e).
    Nello spazio di rappresentazione, che costituisce il campo, che è inoltre il contenente più ampio, succede la stessa cosa. Logicamente tutti i contenuti di coscienza, tutte le immagini, tendono ad esservi inclusi. E di quelli che non possono esserlo, in linea di principio non sono in grado di parlare perché non li percepisco. Ma se ci fossero delle sensazioni subliminali (chiamiamole così), anch'esse tenderebbero a riempire lo spazio di rappresentazione. E questo produrrebbe un registroCerca REGISTRO nel glossario di distensione delle tensioniCerca TENSIONI nel glossario interne presenti in altri livelli di coscienza.
    Nel mio spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario può esistere una determinata immagineCerca IMMAGINE nel glossario che impedisce l'avvicinamento di altre immagini; oppure può esistere un grande vuoto che fa sì che altri contenuti entrino facilmente nel campo.
  19. Il rapporto tra i simboliCerca SIMBOLO nel glossario esterni ad un inquadramento esiste solo in quanto ciascuno di essi fa riferimento all'inquadramento (figura 29 - f). Quando è presente un inquadramento ed appaiono dei simboliCerca SIMBOLO nel glossario este rni ad esso, tali simboliCerca SIMBOLO nel glossario esistono in funzione dell'inquadramento stesso. Supponiamo che questi simboliCerca SIMBOLO nel glossario siano delle persone. Queste, pur registrando se stesse come esistenti in sé, in realtà hanno esistenza solo in funzione dell'inquadramento che dà loro una certa immobilità, una certa stabilità. Se non fosse così, se esistessero veramente in sè, possederebbero una dinamica propria. Invece, l'inquadramento, nonostante ne siano escluse, costituisce per esse un riferimento. Il rapporto con il sistema di riferimento può essere dialettico o di ricerca, ma in ogni caso, ciò che esse percepiscono come "in sé" dipende dall'inquadramento e quindi non esiste come tale.
  20. Clicca per ingrandireFigura 30
    Simboli, allegorieCerca ALLEGORIA nel glossario e segniCerca SEGNO nel glossario che agiscono da inquadramento e da legame tra inquadramenti.
    Clicca per ingrandireFigura 31
    Legami. Miniatura di pietra di Slagosia "L’Albero di Giuseppe". Biblioteca Laurenziana. Firenze (Italia).
    Un simboloCerca SIMBOLO nel glossario può fungere da inquadramento di un allegoriaCerca ALLEGORIA nel glossario o di un segno. Lo stesso vale per un'allegoria o per un segnoCerca SEGNO nel glossario nei confronti degli altri due termini. Tutti e tre possono anche servire da legame tra inquadramenti (figura 30).
  21. Nel caso dell'occhio, un ritmo può a volte servire agli effetti dell'ornamentazione o della decorazione generale di tutto l’insieme (figura 31).
  22. Le aperture nei simboliCerca SIMBOLO nel glossario chiusi costituiscono legami del campo con l'ambiente esterno oltre che rotture nella continuità dell'inquadramento. Se immagino un quadrato e poi ne rompo un lato in un punto qualsiasi, il mio spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario penetra nel quadrato oppure, ed è lo stesso, il campo di quest’ultimo viene a comunicare con lo spazio generale della rappresentazione.

Quindi una rottura è in realtà un legame. Quando un inquadramento si rompe, i centri manifesti tendono a diventare interni a causa dello sforzo compiuto dall'occhio per integrare la figura in struttura; come conseguenza, il simboloCerca SIMBOLO nel glossario centrale si rinforza.

Questo ci dice che, quando una determinata immagine, per esempio un quadrato, posta nello spazio di rappresentazione, viene rotta in più punti, la conseguenza è un rafforzamento del suo centro. Trasponendo il discorso sul piano psicologico, è come se qualcuno dicesse di aver paura di perdere la propria identità, di subire una rottura della propria immagineCerca IMMAGINE nel glossario interna. E` come se il centro del quadrato, il centro tacito che dà coesione alla figura, si rinforzasse proprio nel momento in cui quest'ultima si lega all'ambiente che la circonda. Se non fosse così, la figura svanirebbe, si disintegrerebbe.

E` chiaro che questo esige una tensione maggiore nella rappresentazione: se ne ho rotto parte dei lati, come potrò dare unità al quadrato ? Avrò bisogno di effettuare un'operazione di strutturazione. Infatti, i lati tagliati possono risultare uniti solo nella rappresentazione. Se faccio tutto questo su un pezzo di carta, la cosa risulta facile: il disegno non possiede dinamica e allora il mio occhio salta in corrispondenza del segmento che manca e compie un'integrazione della figura. Ma se la rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario è interna, quando provoco rotture nei lati del quadrato immaginato e lo spazio interno e quello esterno entrano in comunicazione, la mia coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario strutturatrice è costretta ad aumentare la tensione tra i diversi segmenti interrotti per dar loro unità.

Il registroCerca REGISTRO nel glossario interno di questa operazione è più doloroso di quello che corrisponde alla rappresentazione di un quadrato integro e stabile. Dunque la rottura del contorno di un simboloCerca SIMBOLO nel glossario rappresentato comporta un aumento di tensione ed un rafforzamento del centro. Se trasponiamo questo discorso ad un altro campo, potremmo per esempio dire che ad una maggiore disintegrazione dell'io corrisponde una maggiore nozione e rafforzamento dell'io stesso. Questo rafforzamento viene sperimentato come tensione interna per non perdere la propria unità e quindi come dolore. Ma questa è una considerazione eccessiva per il tema che stiamo trattando.

Clicca per ingrandireFigura 32
Aperture in un simboloCerca SIMBOLO nel glossario (rottura di inquadramento).
Clicca per ingrandireFigura 33
Punte e curve: dispersione e concentrazione.
Clicca per ingrandireFigura 34
Rosone nord. Cattedrale di Notre Dame. Parigi (Francia)
Clicca per ingrandireFigura 35
Una ruota del "Carro del Sole". Tempio di Surya. Konarak. (India).

Quando l'inquadramento si rompe, i centri manifesti tendono a diventare interni a causa dello sforzo richiesto all'occhio per integrare la figura; come conseguenza, il simbolo centrale si rinforza. (fig.32).

  1. Le curve concentrano la visione verso il centro e le punte disperdono l'attenzione fuori del campo. Se nello spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario colloco un punto centrale a cui aggiungo delle punte che si dipartono da esso, il mio registroCerca REGISTRO nel glossario interno è centrifugo. Quando più avanti, studiando l'Allegorica, incontreremo difensori che portano degli oggetti appuntiti o in generale immagini dove appaiono punte, comproveremo che questo tipo di visione interna produce un rifiuto dell'immagine, un involgimento dell'attività della coscienza. La stessa cosa succede all'occhio (fig. 33,34, e 35).
Clicca per ingrandireFigura 36
Ornamenti medioevali.
Clicca per ingrandireFigura 37
Ornamentazione del balcone della Torre della Cautiva, La Alhambra. Granata (Spagna).
Clicca per ingrandireFigura 38
Decorazione araba.
Clicca per ingrandireFigura 39
Araldica. Vetrata del Palazzo di Navarra, (Spagna).
  Clicca per ingrandireFigura 40
Scudo nella Cappella del "Condestable". Cattedrale di Burgos (Spagna).
  1. In queste considerazioni sul simbolo, per ora non diamo importanza al colore. ªMa anche se non modifica l’essenza del simboloCerca SIMBOLO nel glossario - un quadrato rosso, giallo o verde, ai fini del nostro studio è sempre un quadrato - il colore vi introduce modulazioni, graduazioni. Osservate i vostri registriCerca REGISTRO nel glossario quando cambia il colore del quadrato rappresentato. Dentro di voi il quadrato prende un calore, una risonanza diversa a seconda del colore che gli date. Ma è chiaro che il quadrato rimane un quadrato.
  2. L’araldica, i blasoni e l’ornamentazione sono casi particolari della simbolica in cui il segnoCerca SEGNO nel glossario e l’allegoria acquistano un grande rilievo (fig. 36,37,38, 39 e 40).


Il SimboloCerca SIMBOLO nel glossario come risultato della trasformazione di ciò che è percepito in accordo con le necessità della coscienza

Clicca per ingrandireFigura 41
Teothihuacan, Piramide della Luna (Messico).
Clicca per ingrandireFigura 42
La Via dei Morti, Teothihuacan.
Clicca per ingrandireFigura 43
Piramide del Sole, Teothihuacan.
Clicca per ingrandireFigura 44
Vista frontale della piramide della Luna, Teothihuacan.

In questo campo si esprime la funzione compensatrice del simboloCerca SIMBOLO nel glossario come riferimento e come organizzatore dello spazio.

In Teothihuacàn (nelle vicinanze di Città del Messico) si osserva la funzione che compie la piramide all’interno della valle e cioè quella di ordinare e di dare un riferimento nello spazio piano circostante. Nel contempo, essendo questa un punto di osservazione e di dominio della distanza, compie anche un obbiettivo di difesa militare. Inoltre è stata utilizzata come "macchina" astronomica e come elemento di bellezza, potere, grandiosità e permanenza (figure 41, 42, 43 e 44).

Il simboloCerca SIMBOLO nel glossario espresso nella coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario collettiva tende a definire il centro in un campo aperto e a consentire una permanenza nel tempo per la durevolezza dei suoi materiali. Le due categorie principali di tempo e di spazio giocano un ruoloCerca RUOLI nel glossario importante per la mente collettiva nella strutturazione di questi simboliCerca SIMBOLO nel glossario e nella loro funzione: ordinare spazi e rimanere nel tempo.
La necessità di dare riferimenti - non solo astratti - e di formalizzarli poi simbolicamente inquadrando spazi, è una necessità che appare nella coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario dopo essersi manifestata nell’ambito dei sensiCerca SENSI nel glossario e della memoria.

E’ notevole il significatoCerca SIGNIFICATO nel glossario psichico della formaCerca FORMA nel glossario geometrica semplice ed invariabile. Agli occhi dell’osservatore, l’idea di immortalità e di resistenza al tempo che trascorre, è molto vicina all’universalità propria delle figure geometriche.

I grandi monumenti-simbolo di solito sono il risultato dell’impresa collettiva di tutto un popolo durante un lungo periodo di tempo. Questo progetto produce unità psicologica e politica, mentre assorbe risorse, occupa mano d’opera ed amplia aree di transito e sfruttamento per l’apertura di cantieri, cammini, sistemi di approvvigionamento, commercio, ecc… Nessun popolo può intraprendere costruzioni di tale monumentale importanza se la sua coesione interna, la sua base economica ed il suo sviluppo psichico non sono consolidati. Molte grandi opere sono considerate oggi come rovine di monumenti-simbolo, quando in realtà non furono mai completate per la mancanze di alcuni dei fattori menzionati. Altri tentativi erano concepiti all’interno di un piano grandioso e terminarono in maniera modesta, risultando degli assurdi costruttivi per gli osservatori a posteriore.

Clicca per ingrandireFigura 45
Il "Shri Parshva".

Consideriamo anche il simboloCerca SIMBOLO nel glossario come espressione di produzioni non collettive nel quale si osserva, con facilità, la funzione compensatrice della coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario di fronte ai dati della realtà (figura 45).

Nel Shri Parshva Yantra (pittura del Rajasthàn del secolo XVII^) si osserva una "mandorla" tantrica in cui due serpenti, rappresentativi dell’energia o "forza Kundalini", sono obbligati ad attorcigliarsi in maniera tale da indicare i "chacras" o i centri di forza.

Questa allegoriaCerca ALLEGORIA nel glossario serve, a sua volta, anche di inquadramento per la visione simbolica che include una croce tanatica, la quale si converte nel centro manifesto. Questa croce assorbe l’attenzione verso il centro, facendo perdere energia ai centri manifesti della mandorla. Tutto il problema di movimento dell’energia che si sposta nell’allegoria si risolve concentrandola mediante un simboloCerca SIMBOLO nel glossario di doppio arco che porta l’energia ad un centro manifesto nella croce e che la trasforma e la sposta verso i poli di tensione mediante delle frecce indicatrici per farla poi circolare fra le due formeCerca FORMA nel glossario a mandorla.
Questa produzione simbolica si basa sui principi di concentrazione, di diffusione e di sviluppo dell’energia, il che svela, ancora una volta senza comprenderlo teoricamente, lo yoga tantrico, che comunque si esprime come simboloCerca SIMBOLO nel glossario trasformando realtà e manifestando verità semplici.

Le numerose difficoltà che si presentano per la comprensione teorica o verbale di un qualsiasi argomento, si risolvono, come abbiamo visto, nel campo della simbolica.

Quando alcune verità non sono comprese completamente, la sintesi simbolica compensa quelle difficoltà. Per questo motivo l’ornamento plastico, nei cosiddetti popoli primitivi, acquista una grande importanza in quanto traduce impulsiCerca IMPULSI nel glossario interni a livelli rappresentabili.


Il simboloCerca SIMBOLO nel glossario come traduzione di impulsiCerca IMPULSI nel glossario interni

Vediamo un esempio, che appartiene più al campo allegorico che a quello simbolico, e che permette di capire meglio i meccanismi di traduzione di impulsiCerca IMPULSI nel glossario interni in formeCerca FORMA nel glossario esterne (figura 46).

Clicca per ingrandire

Figura 46
Traduzione in immagini di impulsiCerca IMPULSI nel glossario interni.

Una persona mentre dorme sogna che sta viaggiando in una nave, si alza per andare al bagno, e questo appare come un pozzo molto amplio. Inizia ad orinare e, improvvisamente, dal pozzo escono dei leoni che si lanciano contro di lui. Il grande spavento lo blocca e fugge impaurito. Si sveglia e va, effettivamente, al bagno.
In un primo momento del sogno l’impulso cenestesico è tradotto più o meno fedelmente come immagine, permettendo al soggetto di disporsi ad eseguire le sue necessità tranquillamente senza influire sul sogno e senza svegliarsi. Ma in quel momento sorge il riflesso inibitorio, registrato nell’infanzia che gli impedisce di orinare nel letto, quest è rappresentato plasticamente con l’immagine dei leoni. Inizialmente i leoni provocano il riflesso di difesa e quindi di fuga, impedendo la minzione e poi lo svegliano, poiché la sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario è diventata intollerabile.

Non si deve presumere, come nella psicanalisi, che ad esempio i leoni sono il simboloCerca SIMBOLO nel glossario della repressione. I leoni sono una allegoriaCerca ALLEGORIA nel glossario dinamica che, scatenando una rispostaCerca RISPOSTA nel glossario di fuga, impediscono al dormiente di bagnare il letto e sono anche coloro che svegliano gli amichevoli servitori che risolvono il conflitto.

Il simbolismo nel sogno e nella produzione artistica risponde generalmente agli impulsiCerca IMPULSI nel glossario cenestesici tradotti nel campo della rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario visiva.
Questo è valido anche nella simbolica mistica, negli stati patologici o di allucinazione.

Clicca per ingrandireFigura 47
SimboliCerca SIMBOLO nel glossario degli Indios di Puebla (Messico).
Clicca per ingrandireFigura 48
FormeCerca FORMA nel glossario espansive di colori vibranti. Tessuto Amish tradizionale Secolo XII^. U.S.A.
Clicca per ingrandireFigura 49
Pitture in una grotta degli indios Chumash, California (U.S.A.)
Clicca per ingrandireFigura 50
  Poncio degli Incas. Titicaca (Bolivia), Museo Americano di Storia Naturale. New York (U.S.A.).

I simboliCerca SIMBOLO nel glossario realizzati dagli abitanti di Puebla (Messico) con disegni di differenti colori sono particolarmente interessanti (figura 47).

Inizialmente questi simboliCerca SIMBOLO nel glossario erano prodotti da coloro che ingerivano allucinogeni. Le figure centrali erano solitamente di irradiazione e i differenti inquadramenti producevano contrasto.
Le formeCerca FORMA nel glossario morbide e le sequenze di toni, a partire ad esempio dal centro di un fiore, producevano una chiara sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario di percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario allucinata per gli effetti del peyote. A cominciare da queste opere, originali del Messico, si sono sviluppati numerosi lavori. Questi hanno circolato in seguito in diverse zone del mondo, e configurano la base plastica di moltissime produzioni di tendenza psichedelica. Quanto detto è valido per i tre esempi seguenti (figure 48,49 e 50 ).


Clicca per ingrandireFigura 51
"Mano di Dio", gesto di benedizione in una pittura murale di San Clemente di Taull. Museo d’Arte di Catalogna, Barcellona(Spagna).
Clicca per ingrandireFigura 52
Lo stesso gesto, classico del cristianesimo, in questa miniatura delle Opere di San Martino in San Isidoro di Leon (Spagna).
Clicca per ingrandireFigura 53
"Dainichi". Chuson-Ji, Hiraizumi (Giappone). Secolo XII^.
Clicca per ingrandireFigura 54
"Buddha seduto". Banon, Battambang (Cambogia).
Clicca per ingrandireFigura 55
"Buddha predicando". Bronzo tailandese, Metropolitan Musemu, N.York (U.S.A.)
Clicca per ingrandireFigura 56
"Bodhisattva " Bronzo dell’India. Museo di Vittoria e Alberto. Londra (Inghilterra)
Clicca per ingrandireFigura 57
"Dea Tara". Secolo XVI^ Museo di Copenhagen (Danimarca).
Clicca per ingrandireFigura 58
La "Dea Tlalixcoyan". Museo Università, Veracrutz (Messico).
Clicca per ingrandireFigura 60
Mano magica. Bronzo romano, Britsh Museum, Londra.
Clicca per ingrandireFigura 59
"Coatlicue". Museo Nazionale di Antropologia, Messico.
Clicca per ingrandireFigura 61
Mudras (India).

Un altro caso di manifestazione simbolica, come traduzione di impulsiCerca IMPULSI nel glossario interni, è il gesto in generale ed il mudra in particolare che appare in tutti i popoli del mondo.

I gesti universali di punta o di irradiazione ed i gesti di circolo o concentrazione, corrispondono anche a simboliCerca SIMBOLO nel glossario che abbiamo commentato precedentemente.

I mudra sono casi specifici di manifestazioni gestuali già codificate, che costituiscono certi linguaggi rituali magici immemorabili, in cui ogni dito ha un ruoloCerca RUOLI nel glossario determinato. Sono caratteristici del buddismo antico e del tantrismo e sono molto usati nelle danze tradizionali; altrettanto succede tra gli aztechi e i maya nelle cui opere plastiche sono ripetutamente osservabili, per esempio i mudra di dilazione e di protezione. Esistono mudra di orazione, di benedizione, di perfezione, di argomentazione ecc.. (figure dal 51 al 61).

Infine, prendiamo in esame gli atteggiamenti corporali generali in cui appare la posizione eretta e dinamica del corpo umano e quella ripiegata su se stessa. I significati di queste posizioni fisiche sono conosciuti in tutto il mondo e corrispondono alle distinzioni fatte in merito ai simboliCerca SIMBOLO nel glossario di punte e di circoli


Il simboloCerca SIMBOLO nel glossario e le sue applicazioni

Clicca per ingrandireFigura 62
Talismano cinese.
Clicca per ingrandireFigura 63
"L’Albero della Vita". Incisione di Rictus, nel "Portae Lucis", Secolo XV^
Clicca per ingrandireFigura 64
"La Pietra del Sole". Calendario azteco.
Clicca per ingrandireFigura 65
Funzione dei simboli.

Abbiamo esaminato il simboloCerca SIMBOLO nel glossario come funzione di astrazioneCerca ASTRAZIONE nel glossario e di ordinamento, il suo ruoloCerca RUOLI nel glossario compensativo per la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario di fronte al mondo e come traduzione plastica di impulsi interni.
Ma si possono attribuire altre funzioni ad esempio quella di feticcio o di talismano; in questo caso il simbolo acquista valore in se stesso ed ha "potere" per operare nel mondo (figura 62).

Un’altra concezione del simboloCerca SIMBOLO nel glossario è il piano o schema di lavoro interno. Questo caso si può vedere nell’esempio dello schema dell’Albero della Cabala, un modello di lavoro logico e rigoroso di tipo mentale, come appare nell’illustrazione (figura 63).

Infine, il simboloCerca SIMBOLO nel glossario può utilizzarsi come "macchina" per organizzare ed ordinare fenomeni, come nel caso dei simboli usati per studi astronomici ( figura 64 ).

Il simboloCerca SIMBOLO nel glossario può essere visto in un modo differente da quello che stiamo menzionando, e può essere presentato nel seguente modo (figura 65):

  1. il punto, per la sua dinamica, normalmente si usa come riferimento che può essere ubicato in qualsiasi piano. La sua rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario è centrifuga.
  2. Il circolo è utilizzato per rappresentare processi, qualcosa che nasce, si sviluppa e si conclude.
  3. La mandorla rappresenta due punti di tensione e le loro relazioni.
  4. Il triangolo indica la composizione di una entità qualsiasi, prestando attenzioneCerca ATTENZIONE nel glossario a tre forze o elementi basilari.
    Esistono numerose "macchine-simbolo" che possono essere usate come ausiliarie di un metodo di pensiero, ma le principali sono quelle menzionate, che servono per fissare il punto di interesse, il processo, la relazione e la composizione di un dato oggetto di studio.


L’azione di formaCerca FORMA nel glossario del simbolo

Clicca per ingrandireFigura 66
Azione di formaCerca FORMA nel glossario del simbolo
Intendiamo per azione di formaCerca FORMA nel glossario l’attività che una persona registra come cambio di tonoCerca TONO nel glossario generale quando si colloca all’interno di un ambito. Se si passa da un luogo ad un altro, e questo ha una formaCerca FORMA nel glossario differente, questa sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario risulta più evidente che se si transita per due spazi di formaCerca FORMA nel glossario simile. Questo è stato compreso molto bene dagli architetti di tutte le epoche e particolarmente dagli architetti religiosi che hanno disegnato le costruzioni dei templi-simbolo. Diversi simboliCerca SIMBOLO nel glossario che sono stati costruiti hanno continuato a manifestare nel tempo la loro azione di formaCerca FORMA nel glossario (figura 66).
Clicca per ingrandireFigura 67
Piramide. Tomba scalonata del Re Zoser. Sakara. (Eggitto).
Clicca per ingrandireFigura 68
Due cilindri sovrapposti di differenti diametri nella chiesa di Santa Costa. Roma (Italia).
Clicca per ingrandireFigura 69
"Tempio di Vesta", Roma. Il cilindro dell’interno è rivestito da colonne greche e come la parte in legno non sostengono ma occultano il gioco della volta.
Figura 70
Clicca per ingrandire"La Rotonda", Milano (Italia).
Clicca per ingrandireFigura 67
Edificio con una pianta inclusa in uno spazio circolare, costruito in circoli concentrici e completato con una cupola. E’ evidente dall’esterno la croce iscritta nel circolo, formata dalle volte che sostengono la cupola centrale.
Clicca per ingrandireFigura 71
Nella Chiesa del Beato Basilio di Mosca, si apprezza la costruzione centrale in piramide circondata da tamburi cilindrici e poligonali sui quali si sostengono le cupole a formaCerca FORMA nel glossario di bulbo disuguali, e varie file scalonate di archi sovrapposti.
Clicca per ingrandireFigura 72
Cilindri e coni schiacciati si riuniscono armonicamente nella Chiesa di Saint Foy di Conques, (Francia).
Clicca per ingrandireFigura 73
Cattedrale di Espira: con la struttura cruciforme caratteristica del romanico, l’abside cilindrico è affiancato da due torri, le gallerie con archi completano l’edificio. (Germania).
Clicca per ingrandireFigura 74
Cattedrale di Pisa: insieme a due costruzioni cilindriche (il battistero e il campanile), conformano un celebre insieme completato dalle arcate e colonne addossate in un’insieme rettangolare. Le sporgenze luminose delle colonne e dei pilastri contrastano con le ombre.
Clicca per ingrandireFigura 75
Nella facciata della Cattedrale di Burgos, il potere delle punte si manifesta con tutta la forza propria del gotico.
Clicca per ingrandireFigura 76
Il "Taj-Mahal", tra i più bei modelli dell’architettura indo-mussulmana. Secolo XVI^. E’ notevole l’effetto a mandorla raggiunto riflettendosi nello specchio d’acqua. Agra (India).
Clicca per ingrandireFigura 77
Formazioni piramidali e gruppi conici nello Stupa dei Re di Bangkok (Tailandia).
  Clicca per ingrandireFigura 78
Il Gran Palazzo, Bangkok. Piramidi scalonate, coni, guglie e cilindri di diversi ordini e grandezze, si mescolano, in un apparente disordine, in questo variopinto gruppo di costruzioni.

Sia che si tratti di sfere, semisfere, coni, punte verso il cielo, cilindri, piramidi, zigurat, coni sovrapposti, ecc., tutte queste formeCerca FORMA nel glossario hanno continuato a mantenere la loro azione, nonostante le numerose applicazioni di allegorieCerca ALLEGORIA nel glossario ed altri elementi, che possono confondere l’osservatore.

L’azione di formaCerca FORMA nel glossario del simboloCerca SIMBOLO nel glossario esiste nella misura in cui è percepito. Se qualcuno si colloca all’interno di una stanza e non conosce il posto, il fatto che essa sia sferica o piramidale non ha per quella persona nessun significato. Ma se lo stesso personaggio, anche se avesse gli occhi bendati, e sapesse di essere incluso in una stanza piramidale, avrà registriCerca REGISTRO nel glossario di tensioniCerca TENSIONI nel glossario interne differenti da quelle che sperimenterebbe se sapesse di essere in uno spazio sferico. Quando si ha un registroCerca REGISTRO nel glossario psicologico della formaCerca FORMA nel glossario del simbolo, questo agisce sulla rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario interna. Ciò che influenza i fenomeni interni non è la formaCerca FORMA nel glossario che li circonda, ma la sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario interna che corrisponde ad ogni rappresentazione, in quanto la formaCerca FORMA nel glossario in "sè" (indipendente dal fenomeno psicologico) non esercita alcun tipo di azione. Questo fatto è di grande interesseCerca INTERESSE nel glossario se si vogliono comprendere numerose manifestazioni psicologiche che sono notevolmente influenzate dall’azione di formaCerca FORMA nel glossario di questi simboli, poiché lo studio dei simboliCerca SIMBOLO nel glossario situati nello spazio esterno, ci interessa per prendere parametri rispetto a ciò che succede all’interno della mente.

Questi simboli, queste formeCerca FORMA nel glossario rappresentate nello spazio interno, sono importanti in quanto generano numerose tensioniCerca TENSIONI nel glossario tra i contenuti: a seconda del caso, alcuni contenuti si dinamizzeranno altri verranno esclusi, altri ancora inclusi. Si verrà a formare un sistema completo che dipenderà dal tipo di simboloCerca SIMBOLO nel glossario prodotto nella coscienza.

Quindi, lo studio iniziale da intraprendere su una costruzione è di tipo simbolico, e cioè ridurlo a formeCerca FORMA nel glossario semplici, geometriche, per poi studiarne i casi particolari. Le figure dal numero 67 al numero 78 illustrano questo tema.

Clicca per ingrandireFigura 79
Tempio di Todai-Ji di Nara. (Giappone).

Nel tempio di Todai-Ji in Nara (figura 79) si può osservare il predominio delle formeCerca FORMA nel glossario a barca. Questo edificio è costruito in legno. Si suppone, allegoricamente, che questa è una costruzione celeste e che in questa specie di "cielo spirituale" naviga il tempio.
Clicca per ingrandireFigura 80
Il Helan-jingu. Secolo XIX^. Kyoto (Giappone) con le tipiche formeCerca FORMA nel glossario a mandorla.
Clicca per ingrandireFigura 81
Mandorle scalonate nella struttura del Palazzo d’estate Wan-Shau-Shan. Pechino (Cina).
  Clicca per ingrandireFigura 82
Pagota dei Fiori. Secolo XIV^. Canton (Cina).
La struttura curvata verso l’alto, dal punto di vista morfologico, è una ricezione di forze dovute alla sua concavità ed è inoltre l’allegoria di una barca.
Quanto detto è valido anche per le figure successive (figure 80, 81 e 82).
Clicca per ingrandireFigura 83
Cupola della basilica di S. Pietro Roma (Italia).
Clicca per ingrandireFigura 84
Cupola della Cattedrale di S. Maria del Fiore. Firenze (Italia).
Esistono altri tipi di costruzioni dove la semisfera si impone sul resto dell’edificio (figure 83, 84).
In molti luoghi del mondo si trovano riproduzioni di templi in grandezza ridotta che rappresentano fedelmente gli originali in tutte le loro forme. Questo aspetto si può osservare a volte nel caso di certe cupole (cibori). Molti personaggi del santorale, di diverse religioni, sostengono piccoli edifici nelle loro mani, facendo intendere, con quella allusione e quell’attributo simbolico, l’azione di formaCerca FORMA nel glossario che produrrebbero questi templi nel caso in cui fossero realizzati come grandi costruzioni (figure 85 e 86).
Clicca per ingrandireFigura 85
Insieme dei Mausolei. Samarkanda (Uzbekistan).
Clicca per ingrandireFigura 86
Plastico di un Tempio. Mosaico della Cattedrale di Colonia. (Germania).

Clicca per ingrandireFigura 87
Moschea di Khaqmac. Yaz (Iran).
Clicca per ingrandireFigura 88
Moschea di Soliman. Istambul. (Turchia).
Clicca per ingrandireFigura 89
Moschea Imperiale di Isfahan. (Iran).
 
Si possono osservare inoltre modelli di costruzioni religiose nelle quali il sistema di minareti con sovrapposizione di sfere, semisfere e coni, si eleva verso il cielo, come accade nei templi mussulmani (figure 87, 88 e 89).
Clicca per ingrandireFigura 90
Tempio buddista. Dusit, Maha Prasad, Bangokok. (Tailandia).
I templi buddisti tailandesi, con le loro tipiche formeCerca FORMA nel glossario triangolari e i loro terminali a formaCerca FORMA nel glossario di fiamma aiutano l’occhio ad orientarsi in quella stessa direzione (figura 90).
Clicca per ingrandireFigura 91
Il Partenone (facciata orientale), di pianta rettangolare e proporzioni allungate, l’inclinazione dell’asse, delle colonne e le curvature delle linee orizzontali, cooperano nell’armonia del tempio. Atene (Grecia).
Clicca per ingrandireFigura 92
Tempio israelita di Roma. (Italia).
Nei templi greci e romani (anche quando all’esterno sono utilizzati dei triangoli), il "potere delle punte" si orienta in orizzontale, rafforzato dalla formaCerca FORMA nel glossario rettangolare della struttura delle colonne che, a loro volta, inquadra un altro rettangolo (figura 91).
Ci sono una infinità di formeCerca FORMA nel glossario miste, dove in diverse proporzioni, si combinano numerosi elementi e formeCerca FORMA nel glossario composte (figura 92).
Clicca per ingrandireFigura 93
Arco del Portale della Pelletteria. Cattedrale di Burgos (Spagna).
Clicca per ingrandireFigura 94
Portale Sud, a semimandorla, della Cattedrale di Colonia (Germania).
L’azione delle formeCerca FORMA nel glossario si può anche analizzare osservando i portali e gli interni (figure 93 e 94).
Clicca per ingrandireFigura 95
Scala a spirale a Santo Domingo di Bonaval, Santiago di Compostela (Spagna).
Clicca per ingrandireFigura 96
La Scala D’orata. Cattedrale di Burgos (Spagna).
Clicca per ingrandireFigura 97
La "Santa Scala", Roma (Italia).
Clicca per ingrandireFigura 98
Navata centrale della Cattedrale di Chartres. (Francia).
Clicca per ingrandireFigura 99
Interno, sotto la gran cupola del "Panteon". Roma (Italia).
Clicca per ingrandireFigura 100
Gran navata della Basilica di San Paolo. Roma (Italia).
Altrettanto succede esaminando le cripte religiose a spirale, e gli interni dei santuari con le loro navate, percorsi e scale, il tutto sviluppato avendo come riferimento il centro che è l’altare centrale (figure da 95 al 100).
Clicca per ingrandireFigura 101
Zigurat di Nannar a Ur, Mesopotamia.
Clicca per ingrandireFigura 102
Ricostruzione dello zigurat di Sin (Ur), dell’ Istituto di Arte Chicago. (USA).
Clicca per ingrandireFigura 103
Zigurat di E-Temen Anki. Restauro dell’Istituto di Arte Chicago. (USA).
Clicca per ingrandireFigura 104
Minareto a spirale, ispirato negli zigurat, della Grande Moschea di Malwiyya. Samarra (Irak).
Il tema dell’altare, come centro manifesto, è di grande interesseCerca INTERESSE nel glossario nella simbolica. In alcune occasioni è ubicato all’esterno della costruzione, come ad esempio negli zigurat (figure dal 101 al 104).
Il zigurat è una costruzione a piramide molto usuale nei popoli mesopotamici (sistema al quale hanno fatto riferimento anche gli egizi), consistente in una struttura gradinata dove nella sua parte finale, nella sommità di questa costruzione, si colloca l’altare religioso.
Negli stupa nepalesi si osserva un sistema gradonato di quadrati ed un’insieme di semisfere; tutto quanto è incluso in un circolo centrale maggiore, che costituisce un vero "mandala" architettonico (figure 105 e 106).
Clicca per ingrandireFigura 105
Stupa di Borobudur. Mandala architettonica di formaCerca FORMA nel glossario piramidale. Jogijakarta, Java (Indonesia).
Clicca per ingrandireFigura 106
Grande Stupa di Sanchi, secolo III^ a.c. (India).



 
 

Così, oggi vola verso le stelle l'eroe di quest'età. Vola verso regioni prima ignorate.
Vola verso l'esterno del suo mondo e senza saperlo è spinto verso il centro interno e luminoso.

(Silo - Lo Sguardo Interno, capitolo XX)
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