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IV^ SIMBOLICA
Indice:
Esistono molti testi sulla simbolica dove l’elemento comune è una
miscela confusa. Sfortunatamente siamo abituati a vedere presentazioni
di scene di segni, di simboli e di allegorie
mescolate con interpretazioni estremamente soggettive e prive di
fondamento, dove l’autore generalmente si limita a seguire le sue
catene associative; inizialmente non sono esposte le "regole del gioco"
pertanto il lettore non capisce come sta "giocando" l’autore del libro.
Normalmente i libri sulla simbolica tendono ad essere presentazioni di
simboli, segni
e allegorie , seguite da profuse spiegazioni senza fondamento. In questi
temi ci sembra opportuno questo commento, in quanto è necessario
delimitare i campi ed esporre le regole di interpretazione per poter
seguire con una certa coerenza il lavoro presentato.
Tornando alla nostra materia, diciamo che un simbolo è ben costruito quando coincide con l’immagine interna del produttore che in questo caso trasmette correttamente la sensazione che voleva produrre.
Il simbolo come atto visivo, leggi visive
Il simbolo nello spazio, dal punto di vista della percezione
visiva, ci fa riflettere sul movimento dell’occhio (considerando che
quello che succede nell’occhio, succede concomitantemente nello
psichismo), e dal movimento dell’occhio possiamo determinare la
mobilità interna dei registri psicologici.
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Figura 26
Leggi visive del simbolo:
a) punto,
b) orizzontale,
c) verticale,
d) incrocio di rette,
e) curva,
f) incrocio di curve,
g) incrocio di curva e retta. |
Il primo caso è quello del punto (figura 26-a). La visione di un punto
senza riferimento fa muovere gli occhi in tutte le direzioni.
Empiricamente: situando un punto luminoso in una abitazione oscura,
dopo un po’ di tempo lo sguardo si muove a zigzag. In realtà, si tratta
di una illusione; la stessa che appare di notte quando si osserva una
stella brillante e si ha l’impressione che questa si sia spostando a
zigzag, arrivando in alcuni casi a conclusioni che non corrispondono
alla realtà osservata.
Guardando un punto senza riferimenti, senza parametri, nello spazio di rappresentazione
interno quel punto agirà nello stesso modo nello spazio esterno, anche
se l’occhio è alla ricerca di parametri percettivi per poterlo
inquadrare. Sia nella rappresentazione
esterna che in quella interna, si cercano riferimenti, nei limiti dello
"schermo" di rappresentazione. Il punto sale, scende, si muove da un
lato all’altro e, facendo uno sforzo, è possibile anche che si mantenga
fisso, ma immediatamente è percettibile la forza che si esercita
internamente nel ricercare dei riferimenti all’interno dello spazio
mentale.
- La linea orizzontale conduce l’occhio in quella direzione ininterrottamente e senza grande sforzo (figura 26 - b).
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La linea verticale (figura 26 - c) muove l’occhio come se seguisse la
figura dell’essere umano, dal basso verso l’alto. Il movimento
dell’occhio verso l’alto provoca tensione, fatica e sonnolenza. Questo
accade in quanto la struttura interna dello spazio corrisponde alla
configurazione dell’occhio, e questo comporta maggiori difficoltà nello
spostamento dell’immagine. E’ più faticoso questo spostamento in quanto
non avviene in uno stesso punto ma in livelli differenti dello spazio
di rappresentazione. Questo è conseguenza dell’attività di molti
fenomeni, di cariche interne che corrispondono ai differenti livelli
dello spazio di rappresentazione. Quindi l’occhio può spostarsi più
facilmente su una linea orizzontale, che sulla linea verticale dove
incontrerà maggiori difficoltà e più la linea sale, e maggiori saranno
le limitazioni nel seguirla.
- Quando due linee si incrociano (figura 26 - d), l’occhio, va verso il punto di incontro e vi rimane inquadrato.
- La curva porta l’occhio ad includere spazio, provoca la sensazione
di limite tra ciò che sta al suo interno e ciò che sta al suo esterno,
facendo scorrere l’occhio verso lo spazio incluso nell’arco. (figura 26
- e) . Vediamo un piccolo esercizio: cerchiamo di registrare lo spazio
di rappresentazione
interno, facendolo coincidere con un circolo. Cerchiamo ora di
convertire il cerchio in una sfera collocandola nei limiti della
rappresentazione. Se riuscite a farlo, vi vedrete inclusi all’interno
di essa. E se poi "stirate " la sfera, dandole la forma di un ovale a due punte, di una "mandorla", si noterà l’apparizione di tensioni
dirette verso le punte nello stesso modo in cui rappresentavate la
linea verticale. Se, infine, dopo avere registrato lo spazio di
rappresentazione, lo aprite verso l’esterno, invece di chiuderlo in un
circolo, sperimenterete qualcosa di simile ad una perdita di
interiorità.
- L’incrocio tra due curve fissa l’occhio, facendo sorgere nuovamente il punto(figura 26 - f).
-
L’incrocio tra una curva e una retta fissa il punto centrale e rompe
l’isolamento fra lo spazio incluso nell’arco e quello escluso (figura
26-g). Questo caso mette in comunicazione l’occhio con spazi differenti.
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Figura 27
Leggi visive: a) rette spezzate, b) archi discontinui, c) ripetizione di segmenti uguali, d) simboli di inquadramento, e) simboli centrifughi e centripeti. |
Le rette spezzate interrompono lo spostamento per inerzia dell’occhio e
richiedono un aumento della tensione nel guardare (figura 27 - a). Lo
stesso vale per gli archi discontinui (figura 27 - b).
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La ripetizione di segmenti uguali di rette o di curve discontinue
(figura 27 - c) colloca nuovamente il movimento dell’occhio in un
sistema di inerzia. Pertanto, la tensione relativa all’atto del
guardare diminuisce e si verifica una distensione, determinando un
ritmo a cui corrisponde un registro
interno di piacere. Esistono numerosi casi basati su questo principio soprattutto nella musica e nella decorazione pittorica.
Se osservate i registri interni quando sviluppate delle rappresentazioni ritmiche, comproverete che esse producono una particolare sensazione di compensazione tra i punti alti e quelli bassi dello spazio di rappresentazione, una sensazione di grande equilibrio.
- Quando rette e curve si collegano tra loro formando un circuito chiuso sorge il simbolo
dell’inquadramento e del campo (figura 27 - d). L’inquadramento interno
più amplio è costituito dai limiti dello spazio di rappresentazione.
Ciò che è contenuto all’interno di questo inquadramento maggiore è il
campo di rappresentazione.
Quando nello spazio di rappresentazione appare un simbolo qualunque, per esempio un quadrato, i lati costituiscono i limiti di tale simbolo e all’interno di essi si forma
il campo. Se nel campo collochiamo un altro oggetto, noteremo
l’apparizione di distinti sistemi di tensione che dipendono dalla
posizione che l’oggetto ha assunto rispetto ai limiti del simbolo.
L’oggetto si può trovare più o meno vicino ad una retta discontinua,
cioè ad un angolo del quadrato oppure equidistante da tutti gli angoli.
In questo secondo caso, noterete una specie di equilibrio, negli altri
invece un certo squilibrio. Potete anche togliere l’oggetto dal
quadrato e collocarlo fuori di questo. In tal caso, noterete che esso
appare escluso dal sistema chiuso costituito dal quadrato e vi sembrerà
quasi che faccia uno sforzo per esservi incluso. Come vedete, i
sistemi di tensione possiedono delle strane proprietà. Così a volte
succede che le persone che per qualche motivo devono rimanere al di
fuori di un determinato ambito, sperimentino una tensione del tipo che
abbiamo appena descritto e premano per essere ammesse nell’ambito da
cui si trovano escluse. E questa tensione, come altri fenomeni
corrisponde ad un registro interno determinato dalla posizione spaziale.
- Quando rette e curve si separano da un circuito, sorge il simbolo
del centro in espansione oppure quello del movimento verso il centro (figura 27 - e).
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Figura 28
Leggi visive: inquadramenti, centri manifesti e centri taciti. |
Una figura geometrica elementare funziona come riferimento di centri
manifesti. Esistono anche centri taciti i quali si distinguono da
quelli manifesti, prodotti dall’incrocio di due o più linee, per il
fatto che l’occhio si dirige verso di essi senza l’aiuto direzionale
fornito da linee. Questo si deve all’equilibrio che si crea tra le
tensioni che sorgono quando si colloca una determinata figura geometrica nello spazio interno di rappresentazione
(figura 28). Dunque, un centro tacito sorge nel punto di equilibrio
delle tensioni. Se per esempio ora colloco un quadrato nel mio spazio
di rappresentazione
la mia visione interna si muoverà in varie direzioni anche se il
quadrato è vuoto: prima verso un angolo poi verso un altro finche’
arriverà ad un punto in cui potrà mantenersi stabile. Questo è il
centro tacito che coincide con il centro del quadrato, ed è tale perché
è equidistante dai quattro angoli. E’ come se disegnassi un
quadrato (parliamo ora di spazio esterno) e vi tracciassi le diagonali.
Dove esse si intersecano si trova il centro tacito che diventa
manifesto nel momento in cui vi colloco il punto.
I centri manifesti sorgono quando curve o linee rette si intersecano e la visione cessa di scorrere.
I centri taciti, invece, operano "come se " esistessero, "come se" fossero già posti. Essi non esistono, ma esiste il registro di "ristagno", per così dire, di sospensione della dinamica della rappresentazione interna. Tornando al caso di prima, il centro tacito esiste nel quadrato anche se non vi si trova collocato un punto.
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Nel circolo non esistono centri manifesti, esiste solamente un centro
tacito e questo provoca un movimento generale verso tale centro. E’
facile notare questo fenomeno se si studia la rappresentazione
del circolo (figura 28).
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Nel punto esiste un centro manifesto. In pratica il punto è il centro
manifesto per eccellenza. Ma poiché, come è evidente, non esiste nè
inquadramento ne centro tacito, un tale centro manifesto si sposta in
tutte le direzioni (figura 28).
- Quando un simbolo
ne include un altro nel suo campo, il secondo funziona da centro manifesto essendo indifferente il luogo da dove questo simbolo è ubicato (figura 28).
- I centri manifesti attraggono lo sguardo verso di sé, mentre il vuoto
possiede centro tacito. Se si fissa il centro tacito come centro manifesto, sorge il simbolo
incluso, ed il primo si converte in inquadramento. Un centro manifesto collocato nello spazio di rappresentazione interna attrae verso di sé tutte le tensioni dello psichismo (figura 28).
Figura 29
Leggi visive: a), b), c), e d) centri manifesti e taciti, e) e f) simboli inclusi ed esclusi da un campo di inquadramento. |
Nel cerchio, non essendoci centri manifesti, l’occhio si sposta da
tutte le direzioni verso il centro, rimanendo solo l’inquadramento ed
il centro tacito verso il quale si sposta lo sguardo (figura 29 - c).
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Due centri di tensione provocano vuoto nel centro tacito, facendo spostare la visione prima
verso i poli e poi verso il centro del vuoto. Oppure verso il centro
del vuoto e da lì verso i centri manifesti. Il "taglio", la separazione
tra i due poli, produce una grande tensione (Figura 29 - d).
- Tutti i simboli
collocati nel campo di un altro simbolo che funziona da inquadramento sono in rapporto tra di loro. Colloco un quadrato nel mio spazio di rappresentazione e lo riempio di piccoli circoli e triangoli. Questi simboli
sono interdipendenti, relazionati l'uno con l'altro, per cui
costituiscono una struttura all'interno del quadrato. Appena ne tolgo
uno e lo colloco all'esterno del campo, si stabilisce una strana
tensione tra di esso e l'insieme. E` come se al simbolo
escluso venisse a mancare qualcosa, è come se cercasse di essere
nuovamente inserito nell'insieme. Quando questo succede, la tensione
sparisce. (figura 29 - e). Nello spazio di rappresentazione, che
costituisce il campo, che è inoltre il contenente più ampio, succede la
stessa cosa. Logicamente tutti i contenuti di coscienza, tutte le
immagini, tendono ad esservi inclusi. E di quelli che non possono
esserlo, in linea di principio non sono in grado di parlare perché non
li percepisco. Ma se ci fossero delle sensazioni subliminali
(chiamiamole così), anch'esse tenderebbero a riempire lo spazio di
rappresentazione. E questo produrrebbe un registro di distensione delle tensioni interne presenti in altri livelli di coscienza.
Nel mio spazio di rappresentazione può esistere una determinata immagine
che impedisce l'avvicinamento di altre immagini; oppure può esistere un
grande vuoto che fa sì che altri contenuti entrino facilmente nel campo.
- Il rapporto tra i simboli
esterni ad un inquadramento esiste solo in quanto ciascuno di essi fa
riferimento all'inquadramento (figura 29 - f). Quando è presente un
inquadramento ed appaiono dei simboli este
rni ad esso, tali simboli esistono in funzione dell'inquadramento stesso. Supponiamo che questi simboli
siano delle persone. Queste, pur registrando se stesse come esistenti
in sé, in realtà hanno esistenza solo in funzione dell'inquadramento
che dà loro una certa immobilità, una certa stabilità. Se non fosse
così, se esistessero veramente in sè, possederebbero una dinamica
propria. Invece, l'inquadramento, nonostante ne siano escluse,
costituisce per esse un riferimento. Il rapporto con il sistema di
riferimento può essere dialettico o di ricerca, ma in ogni caso, ciò
che esse percepiscono come "in sé" dipende dall'inquadramento e quindi
non esiste come tale.
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Figura 30
Simboli, allegorie e segni che agiscono da inquadramento e da legame tra inquadramenti. |
Figura 31
Legami. Miniatura di pietra di Slagosia "L’Albero di Giuseppe". Biblioteca Laurenziana. Firenze (Italia). |
Un simbolo può fungere da inquadramento di un allegoria o di un segno. Lo stesso vale per un'allegoria o per un segno nei confronti degli altri due termini. Tutti e tre possono anche servire da legame tra inquadramenti (figura 30).
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Nel caso dell'occhio, un ritmo può a volte servire agli effetti
dell'ornamentazione o della decorazione generale di tutto l’insieme
(figura 31).
- Le aperture nei simboli
chiusi costituiscono legami del campo con l'ambiente esterno oltre che
rotture nella continuità dell'inquadramento. Se immagino un quadrato e
poi ne rompo un lato in un punto qualsiasi, il mio spazio di
rappresentazione
penetra nel quadrato oppure, ed è lo stesso, il campo di quest’ultimo
viene a comunicare con lo spazio generale della rappresentazione.
Quindi
una rottura è in realtà un legame. Quando un inquadramento si rompe, i
centri manifesti tendono a diventare interni a causa dello sforzo
compiuto dall'occhio per integrare la figura in struttura; come
conseguenza, il simbolo centrale si rinforza.
Questo ci dice che, quando una determinata immagine, per esempio un
quadrato, posta nello spazio di rappresentazione, viene rotta in più
punti, la conseguenza è un rafforzamento del suo centro. Trasponendo il
discorso sul piano psicologico, è come se qualcuno dicesse di aver
paura di perdere la propria identità, di subire una rottura della
propria immagine
interna. E` come se il centro del quadrato, il centro tacito che dà
coesione alla figura, si rinforzasse proprio nel momento in cui
quest'ultima si lega all'ambiente che la circonda. Se non fosse così,
la figura svanirebbe, si disintegrerebbe.
E` chiaro che
questo esige una tensione maggiore nella rappresentazione: se ne ho
rotto parte dei lati, come potrò dare unità al quadrato ? Avrò bisogno
di effettuare un'operazione di strutturazione. Infatti, i lati tagliati
possono risultare uniti solo nella rappresentazione. Se faccio tutto
questo su un pezzo di carta, la cosa risulta facile: il disegno non
possiede dinamica e allora il mio occhio salta in corrispondenza del
segmento che manca e compie un'integrazione della figura. Ma se la
rappresentazione
è interna, quando provoco rotture nei lati del quadrato immaginato e lo
spazio interno e quello esterno entrano in comunicazione, la mia
coscienza strutturatrice è costretta ad aumentare la tensione tra i diversi segmenti interrotti per dar loro unità.
Il registro
interno di questa operazione è più doloroso di quello che corrisponde
alla rappresentazione di un quadrato integro e stabile. Dunque la
rottura del contorno di un simbolo
rappresentato comporta un aumento di tensione ed un rafforzamento del
centro. Se trasponiamo questo discorso ad un altro campo, potremmo per
esempio dire che ad una maggiore disintegrazione dell'io corrisponde
una maggiore nozione e rafforzamento dell'io stesso. Questo
rafforzamento viene sperimentato come tensione interna per non perdere
la propria unità e quindi come dolore. Ma questa è una considerazione
eccessiva per il tema che stiamo trattando.
Figura 36 Ornamenti medioevali. |
Figura 37 Ornamentazione del balcone della Torre della Cautiva, La Alhambra. Granata (Spagna). |
Figura 38 Decorazione araba. |
Figura 39
Araldica. Vetrata del Palazzo di Navarra, (Spagna). |
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Figura 40
Scudo nella Cappella del "Condestable". Cattedrale di Burgos (Spagna). |
- In queste considerazioni sul simbolo, per ora non diamo importanza al colore. ªMa anche se non modifica l’essenza del simbolo
- un quadrato rosso, giallo o verde, ai fini del nostro studio è sempre
un quadrato - il colore vi introduce modulazioni, graduazioni.
Osservate i vostri registri
quando cambia il colore del quadrato rappresentato. Dentro di voi il
quadrato prende un calore, una risonanza diversa a seconda del colore
che gli date. Ma è chiaro che il quadrato rimane un quadrato.
- L’araldica, i blasoni e l’ornamentazione sono casi particolari della simbolica in cui il segno
e l’allegoria acquistano un grande rilievo (fig. 36,37,38, 39 e 40).
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Il Simbolo come risultato della trasformazione di ciò che è percepito in accordo con le necessità della coscienza
Figura 41
Teothihuacan, Piramide della Luna (Messico). |
Figura 42
La Via dei Morti, Teothihuacan. |
Figura 43
Piramide del Sole, Teothihuacan. |
Figura 44
Vista frontale della piramide della Luna, Teothihuacan. |
In questo campo si esprime la funzione compensatrice del simbolo come riferimento e come organizzatore dello spazio.
In Teothihuacàn (nelle vicinanze di Città del Messico) si osserva
la funzione che compie la piramide all’interno della valle e cioè
quella di ordinare e di dare un riferimento nello spazio piano
circostante. Nel contempo, essendo questa un punto di osservazione e di
dominio della distanza, compie anche un obbiettivo di difesa militare.
Inoltre è stata utilizzata come "macchina" astronomica e come elemento
di bellezza, potere, grandiosità e permanenza (figure 41, 42, 43 e 44).
Il simbolo espresso nella coscienza
collettiva tende a definire il centro in un campo aperto e a consentire
una permanenza nel tempo per la durevolezza dei suoi materiali. Le due
categorie principali di tempo e di spazio giocano un ruolo importante per la mente collettiva nella strutturazione di questi simboli e nella loro funzione: ordinare spazi e rimanere nel tempo.
La necessità di dare riferimenti - non solo astratti - e di
formalizzarli poi simbolicamente inquadrando spazi, è una necessità che
appare nella coscienza dopo essersi manifestata nell’ambito dei sensi e della memoria.
E’ notevole il significato psichico della forma
geometrica semplice ed invariabile. Agli occhi dell’osservatore, l’idea
di immortalità e di resistenza al tempo che trascorre, è molto vicina
all’universalità propria delle figure geometriche.
I grandi monumenti-simbolo di solito sono il risultato dell’impresa
collettiva di tutto un popolo durante un lungo periodo di tempo. Questo
progetto produce unità psicologica e politica, mentre assorbe risorse,
occupa mano d’opera ed amplia aree di transito e sfruttamento per
l’apertura di cantieri, cammini, sistemi di approvvigionamento,
commercio, ecc… Nessun popolo può intraprendere costruzioni di tale
monumentale importanza se la sua coesione interna, la sua base
economica ed il suo sviluppo psichico non sono consolidati. Molte
grandi opere sono considerate oggi come rovine di monumenti-simbolo,
quando in realtà non furono mai completate per la mancanze di alcuni
dei fattori menzionati. Altri tentativi erano concepiti all’interno di
un piano grandioso e terminarono in maniera modesta, risultando degli
assurdi costruttivi per gli osservatori a posteriore.
Figura 45
Il "Shri Parshva". |
Consideriamo anche il simbolo come espressione di produzioni non collettive nel quale si osserva, con facilità, la funzione compensatrice della coscienza di fronte ai dati della realtà (figura 45).
Nel Shri Parshva Yantra (pittura del Rajasthàn del secolo XVII^) si
osserva una "mandorla" tantrica in cui due serpenti, rappresentativi
dell’energia o "forza Kundalini", sono obbligati ad attorcigliarsi in
maniera tale da indicare i "chacras" o i centri di forza.
Questa allegoria
serve, a sua volta, anche di inquadramento per la visione simbolica che
include una croce tanatica, la quale si converte nel centro manifesto.
Questa croce assorbe l’attenzione verso il centro, facendo perdere
energia ai centri manifesti della mandorla. Tutto il problema di
movimento dell’energia che si sposta nell’allegoria si risolve
concentrandola mediante un simbolo
di doppio arco che porta l’energia ad un centro manifesto nella croce e
che la trasforma e la sposta verso i poli di tensione mediante delle
frecce indicatrici per farla poi circolare fra le due forme a mandorla.
Questa produzione simbolica si basa sui principi di concentrazione, di
diffusione e di sviluppo dell’energia, il che svela, ancora una volta
senza comprenderlo teoricamente, lo yoga tantrico, che comunque si
esprime come simbolo trasformando realtà e manifestando verità semplici.
Le numerose difficoltà che si presentano per la comprensione teorica
o verbale di un qualsiasi argomento, si risolvono, come abbiamo visto,
nel campo della simbolica.
Quando alcune verità non sono comprese completamente, la sintesi
simbolica compensa quelle difficoltà. Per questo motivo l’ornamento
plastico, nei cosiddetti popoli primitivi, acquista una grande
importanza in quanto traduce impulsi interni a livelli rappresentabili.
Il simbolo come traduzione di impulsi interni
Vediamo un esempio, che appartiene più al campo allegorico che a
quello simbolico, e che permette di capire meglio i meccanismi di
traduzione di impulsi interni in forme esterne (figura 46).

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Figura 46
Traduzione in immagini di impulsi interni. |
Una persona mentre dorme sogna che sta viaggiando in una nave, si
alza per andare al bagno, e questo appare come un pozzo molto amplio.
Inizia ad orinare e, improvvisamente, dal pozzo escono dei leoni che si
lanciano contro di lui. Il grande spavento lo blocca e fugge impaurito.
Si sveglia e va, effettivamente, al bagno.
In un primo momento del sogno l’impulso cenestesico è tradotto più o
meno fedelmente come immagine, permettendo al soggetto di disporsi ad
eseguire le sue necessità tranquillamente senza influire sul sogno e
senza svegliarsi. Ma in quel momento sorge il riflesso inibitorio,
registrato nell’infanzia che gli impedisce di orinare nel letto, quest
è rappresentato plasticamente con l’immagine dei leoni. Inizialmente i
leoni provocano il riflesso di difesa e quindi di fuga, impedendo la
minzione e poi lo svegliano, poiché la sensazione è diventata intollerabile.
Non si deve presumere, come nella psicanalisi, che ad esempio i leoni sono il simbolo della repressione. I leoni sono una allegoria dinamica che, scatenando una risposta
di fuga, impediscono al dormiente di bagnare il letto e sono anche
coloro che svegliano gli amichevoli servitori che risolvono il
conflitto.
Il simbolismo nel sogno e nella produzione artistica risponde generalmente agli impulsi cenestesici tradotti nel campo della rappresentazione visiva.
Questo è valido anche nella simbolica mistica, negli stati patologici o di allucinazione.
Figura 51
"Mano di Dio", gesto di benedizione in una pittura murale di San
Clemente di Taull. Museo d’Arte di Catalogna, Barcellona(Spagna). |
Figura 52
Lo stesso gesto, classico del cristianesimo, in questa miniatura delle
Opere di San Martino in San Isidoro di Leon (Spagna). |
Figura 53
"Dainichi". Chuson-Ji, Hiraizumi (Giappone). Secolo XII^. |
Figura 54
"Buddha seduto". Banon, Battambang (Cambogia). |
Figura 55
"Buddha predicando". Bronzo tailandese, Metropolitan Musemu, N.York (U.S.A.) |
Figura 56
"Bodhisattva " Bronzo dell’India. Museo di Vittoria e Alberto. Londra (Inghilterra) |
Figura 57
"Dea Tara". Secolo XVI^ Museo di Copenhagen (Danimarca). |
Figura 58 La "Dea Tlalixcoyan". Museo Università, Veracrutz (Messico). |
Figura 60 Mano magica. Bronzo romano, Britsh Museum, Londra. |
Figura 59 "Coatlicue". Museo Nazionale di Antropologia, Messico. |
Figura 61
Mudras (India). |
Un altro caso di manifestazione simbolica, come traduzione di impulsi interni, è il gesto in generale ed il mudra in particolare che appare in tutti i popoli del mondo.
I gesti universali di punta o di irradiazione ed i gesti di circolo o concentrazione, corrispondono anche a simboli che abbiamo commentato precedentemente.
I mudra sono casi specifici di manifestazioni gestuali già codificate,
che costituiscono certi linguaggi rituali magici immemorabili, in cui
ogni dito ha un ruolo
determinato. Sono caratteristici del buddismo antico e del tantrismo e
sono molto usati nelle danze tradizionali; altrettanto succede tra gli
aztechi e i maya nelle cui opere plastiche sono ripetutamente
osservabili, per esempio i mudra di dilazione e di protezione. Esistono
mudra di orazione, di benedizione, di perfezione, di argomentazione
ecc.. (figure dal 51 al 61).
Infine, prendiamo in
esame gli atteggiamenti corporali generali in cui appare la posizione
eretta e dinamica del corpo umano e quella ripiegata su se stessa. I
significati di queste posizioni fisiche sono conosciuti in tutto il
mondo e corrispondono alle distinzioni fatte in merito ai simboli di punte e di circoli |
Il simbolo e le sue applicazioni
Figura 62
Talismano cinese. |
Figura 63
"L’Albero della Vita". Incisione di Rictus, nel "Portae Lucis", Secolo XV^ |
Figura 64
"La Pietra del Sole". Calendario azteco. |
Figura 65
Funzione dei simboli. |
Abbiamo esaminato il simbolo come funzione di astrazione e di ordinamento, il suo ruolo compensativo per la coscienza di fronte al mondo e come traduzione plastica di impulsi interni.
Ma si possono attribuire altre funzioni ad esempio quella di feticcio o
di talismano; in questo caso il simbolo acquista valore in se stesso ed
ha "potere" per operare nel mondo (figura 62).
Un’altra concezione del simbolo
è il piano o schema di lavoro interno. Questo caso si può vedere
nell’esempio dello schema dell’Albero della Cabala, un modello di
lavoro logico e rigoroso di tipo mentale, come appare
nell’illustrazione (figura 63).
Infine, il simbolo
può utilizzarsi come "macchina" per organizzare ed ordinare fenomeni,
come nel caso dei simboli usati per studi astronomici ( figura 64 ).
Il simbolo può essere visto in un modo differente da quello che stiamo menzionando, e può essere presentato nel seguente modo (figura 65):
- il punto, per la sua dinamica, normalmente si usa
come riferimento che può essere ubicato in qualsiasi piano. La sua
rappresentazione
è centrifuga.
- Il circolo è utilizzato per rappresentare processi, qualcosa che nasce, si sviluppa e si conclude.
- La mandorla rappresenta due punti di tensione e le loro relazioni.
- Il triangolo indica la composizione di una entità qualsiasi, prestando attenzione
a tre forze o elementi basilari.
Esistono numerose "macchine-simbolo" che possono essere usate come
ausiliarie di un metodo di pensiero, ma le principali sono quelle
menzionate, che servono per fissare il punto di interesse, il processo,
la relazione e la composizione di un dato oggetto di studio.
L’azione di forma del simbolo
Figura 66
Azione di forma del simbolo |
Intendiamo per azione di forma l’attività che una persona registra come cambio di tono generale quando si colloca all’interno di un ambito. Se si passa da un luogo ad un altro, e questo ha una forma differente, questa sensazione risulta più evidente che se si transita per due spazi di forma
simile. Questo è stato compreso molto bene dagli architetti di tutte le
epoche e particolarmente dagli architetti religiosi che hanno disegnato
le costruzioni dei templi-simbolo. Diversi simboli che sono stati costruiti hanno continuato a manifestare nel tempo la loro azione di forma (figura 66). |
Figura 67
Piramide. Tomba scalonata del Re Zoser. Sakara. (Eggitto). |
Figura 68
Due cilindri sovrapposti di differenti diametri nella chiesa di Santa Costa. Roma (Italia). |
Figura 69
"Tempio di Vesta", Roma. Il cilindro dell’interno è rivestito da
colonne greche e come la parte in legno non sostengono ma occultano il
gioco della volta. |
Figura 70
"La Rotonda", Milano (Italia). |
Figura 67
Edificio con una pianta inclusa in uno spazio circolare, costruito in
circoli concentrici e completato con una cupola. E’ evidente
dall’esterno la croce iscritta nel circolo, formata dalle volte che
sostengono la cupola centrale. |
Figura 71
Nella Chiesa del Beato Basilio di Mosca, si apprezza la costruzione
centrale in piramide circondata da tamburi cilindrici e poligonali sui
quali si sostengono le cupole a forma di bulbo disuguali, e varie file scalonate di archi sovrapposti. |
Figura 72
Cilindri e coni schiacciati si riuniscono armonicamente nella Chiesa di Saint Foy di Conques, (Francia). |
Figura 73
Cattedrale di Espira: con la struttura cruciforme caratteristica del
romanico, l’abside cilindrico è affiancato da due torri, le gallerie
con archi completano l’edificio. (Germania). |
Figura 74
Cattedrale di Pisa: insieme a due costruzioni cilindriche (il
battistero e il campanile), conformano un celebre insieme completato
dalle arcate e colonne addossate in un’insieme rettangolare. Le
sporgenze luminose delle colonne e dei pilastri contrastano con le
ombre. |
Figura 75
Nella facciata della Cattedrale di Burgos, il potere delle punte si manifesta con tutta la forza propria del gotico. |
Figura 76
Il "Taj-Mahal", tra i più bei modelli dell’architettura
indo-mussulmana. Secolo XVI^. E’ notevole l’effetto a mandorla
raggiunto riflettendosi nello specchio d’acqua. Agra (India). |
Figura 77
Formazioni piramidali e gruppi conici nello Stupa dei Re di Bangkok (Tailandia). |
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Figura 78
Il Gran Palazzo, Bangkok. Piramidi scalonate, coni, guglie e cilindri
di diversi ordini e grandezze, si mescolano, in un apparente disordine,
in questo variopinto gruppo di costruzioni. |
Sia
che si tratti di sfere, semisfere, coni, punte verso il cielo,
cilindri, piramidi, zigurat, coni sovrapposti, ecc., tutte queste forme hanno continuato a mantenere la loro azione, nonostante le numerose applicazioni di allegorie ed altri elementi, che possono confondere l’osservatore.
L’azione di forma del simbolo
esiste nella misura in cui è percepito. Se qualcuno si colloca
all’interno di una stanza e non conosce il posto, il fatto che essa sia
sferica o piramidale non ha per quella persona nessun significato. Ma
se lo stesso personaggio, anche se avesse gli occhi bendati, e sapesse
di essere incluso in una stanza piramidale, avrà registri di tensioni interne differenti da quelle che sperimenterebbe se sapesse di essere in uno spazio sferico. Quando si ha un registro psicologico della forma del simbolo, questo agisce sulla rappresentazione interna. Ciò che influenza i fenomeni interni non è la forma che li circonda, ma la sensazione interna che corrisponde ad ogni rappresentazione, in quanto la forma in "sè" (indipendente dal fenomeno psicologico) non esercita alcun tipo di azione. Questo fatto è di grande interesse se si vogliono comprendere numerose manifestazioni psicologiche che sono notevolmente influenzate dall’azione di forma di questi simboli, poiché lo studio dei simboli situati nello spazio esterno, ci interessa per prendere parametri rispetto a ciò che succede all’interno della mente.
Questi simboli, queste forme rappresentate nello spazio interno, sono importanti in quanto generano numerose tensioni
tra i contenuti: a seconda del caso, alcuni contenuti si dinamizzeranno
altri verranno esclusi, altri ancora inclusi. Si verrà a formare un
sistema completo che dipenderà dal tipo di simbolo prodotto nella coscienza.
Quindi, lo studio iniziale da intraprendere su una costruzione è di tipo simbolico, e cioè ridurlo a forme semplici, geometriche, per poi studiarne i casi particolari. Le figure dal numero 67 al numero 78 illustrano questo tema. |
Figura 79
Tempio di Todai-Ji di Nara. (Giappone). |
Nel tempio di Todai-Ji in Nara (figura 79) si può osservare il predominio delle forme
a barca. Questo edificio è costruito in legno. Si suppone,
allegoricamente, che questa è una costruzione celeste e che in questa
specie di "cielo spirituale" naviga il tempio. |
Figura 80
Il Helan-jingu. Secolo XIX^. Kyoto (Giappone) con le tipiche forme a mandorla. |
Figura 81
Mandorle scalonate nella struttura del Palazzo d’estate Wan-Shau-Shan. Pechino (Cina). |
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Figura 82
Pagota dei Fiori. Secolo XIV^. Canton (Cina). |
La struttura curvata verso l’alto, dal punto di vista morfologico, è
una ricezione di forze dovute alla sua concavità ed è inoltre
l’allegoria di una barca.
Quanto detto è valido anche per le figure successive (figure 80, 81 e 82). |
Figura 83
Cupola della basilica di S. Pietro Roma (Italia). |
Figura 84
Cupola della Cattedrale di S. Maria del Fiore. Firenze (Italia). |
Esistono altri tipi di costruzioni dove la semisfera si impone sul resto dell’edificio (figure 83, 84). |
In
molti luoghi del mondo si trovano riproduzioni di templi in grandezza
ridotta che rappresentano fedelmente gli originali in tutte le loro
forme. Questo aspetto si può osservare a volte nel caso di certe cupole
(cibori). Molti personaggi del santorale, di diverse religioni,
sostengono piccoli edifici nelle loro mani, facendo intendere, con
quella allusione e quell’attributo simbolico, l’azione di forma che produrrebbero questi templi nel caso in cui fossero realizzati come grandi costruzioni (figure 85 e 86). |
Figura 85
Insieme dei Mausolei. Samarkanda (Uzbekistan). |
Figura 86
Plastico di un Tempio. Mosaico della Cattedrale di Colonia. (Germania). |
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Figura 87
Moschea di Khaqmac. Yaz (Iran). |
Figura 88
Moschea di Soliman. Istambul. (Turchia). |
Figura 89
Moschea Imperiale di Isfahan. (Iran). |
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Si possono osservare inoltre modelli di costruzioni religiose nelle
quali il sistema di minareti con sovrapposizione di sfere, semisfere e
coni, si eleva verso il cielo, come accade nei templi mussulmani
(figure 87, 88 e 89). |
Figura 90
Tempio buddista. Dusit, Maha Prasad, Bangokok. (Tailandia). |
I templi buddisti tailandesi, con le loro tipiche forme triangolari e i loro terminali a forma di fiamma aiutano l’occhio ad orientarsi in quella stessa direzione (figura 90). |
Figura 91
Il Partenone (facciata orientale), di pianta rettangolare e proporzioni
allungate, l’inclinazione dell’asse, delle colonne e le curvature delle
linee orizzontali, cooperano nell’armonia del tempio. Atene (Grecia). |
Figura 92
Tempio israelita di Roma. (Italia). |
Nei templi greci e romani (anche quando all’esterno sono utilizzati dei
triangoli), il "potere delle punte" si orienta in orizzontale,
rafforzato dalla forma rettangolare della struttura delle colonne che, a loro volta, inquadra un altro rettangolo (figura 91).
Ci sono una infinità di forme miste, dove in diverse proporzioni, si combinano numerosi elementi e forme composte (figura 92). |
Figura 93
Arco del Portale della Pelletteria. Cattedrale di Burgos (Spagna). |
Figura 94
Portale Sud, a semimandorla, della Cattedrale di Colonia (Germania). |
L’azione delle forme si può anche analizzare osservando i portali e gli interni (figure 93 e 94). |
Figura 95
Scala a spirale a Santo Domingo di Bonaval, Santiago di Compostela (Spagna). |
Figura 96
La Scala D’orata. Cattedrale di Burgos (Spagna). |
Figura 97
La "Santa Scala", Roma (Italia). |
Figura 98
Navata centrale della Cattedrale di Chartres. (Francia). |
Figura 99
Interno, sotto la gran cupola del "Panteon". Roma (Italia). |
Figura 100
Gran navata della Basilica di San Paolo. Roma (Italia). |
Altrettanto succede esaminando le cripte religiose a spirale, e gli
interni dei santuari con le loro navate, percorsi e scale, il tutto
sviluppato avendo come riferimento il centro che è l’altare centrale
(figure da 95 al 100). |
Figura 101
Zigurat di Nannar a Ur, Mesopotamia. |
Figura 102
Ricostruzione dello zigurat di Sin (Ur), dell’ Istituto di Arte Chicago. (USA). |
Figura 103
Zigurat di E-Temen Anki. Restauro dell’Istituto di Arte Chicago. (USA). |
Figura 104
Minareto a spirale, ispirato negli zigurat, della Grande Moschea di Malwiyya. Samarra (Irak). |
Il tema dell’altare, come centro manifesto, è di grande interesse
nella simbolica. In alcune occasioni è ubicato all’esterno della
costruzione, come ad esempio negli zigurat (figure dal 101 al 104). |
Il
zigurat è una costruzione a piramide molto usuale nei popoli
mesopotamici (sistema al quale hanno fatto riferimento anche gli
egizi), consistente in una struttura gradinata dove nella sua parte
finale, nella sommità di questa costruzione, si colloca l’altare
religioso.
Negli stupa nepalesi si osserva un sistema gradonato di quadrati ed
un’insieme di semisfere; tutto quanto è incluso in un circolo centrale
maggiore, che costituisce un vero "mandala" architettonico (figure 105
e 106). |
Figura 105
Stupa di Borobudur. Mandala architettonica di forma piramidale. Jogijakarta, Java (Indonesia). |
Figura 106
Grande Stupa di Sanchi, secolo III^ a.c. (India). |
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