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III^ SIMBOLO ALLEGORIA E SEGNI.
Indice:
Simboli, segni e allegorie
Abbiamo osservato, in precedenza, che l’immagine interna che si forma nella coscienza
può corrispondere o no ai dati percettivi esterni. Ma se questi ultimi
risultano codificati come registri, allora la dinamica dei dati esterni
determina una corrispondente dinamica di registri interni.
In questo senso, se osservo un fenomeno e se di tale
fenomeno esterno ho un determinato registro, le variazioni che esso
subirà produrranno modificazioni anche nel mio registro interno.
Se si osserva una linea nello spazio esterno e questa linea è
seguita dall’occhio in una determinata direzione, si noterà, attraverso
il registro
interno, lo stesso spostamento nello spazio interno di
rappresentazione. Dunque ciò che accade nell'occhio accade anche nello
spazio di rappresentazione.
Se l’occhio vede o segue una linea che traccia un cerchio, anche nello spazio di rappresentazione
interna apparirà la dinamica della linea che va formando quel cerchio.
Quindi non è indifferente il tipo d’immagine che mi appare all’esterno,
dato che l'immagine interna che le corrisponde effettuerà, in
dipendenza da essa, determinati movimenti nel mio spazio interno e si
collocherà in certe profondità, in certi punti specifici di tale spazio.
E’ sufficiente, allora, studiare il movimento dell’occhio quando seguendo determinati fenomeni di percezione per comprendere ciò che accade internamente nel sistema di registro.
Esiste ciò che convenzionalmente viene chiamato simbolo
e ciò che convenzionalmente viene chiamato allegoria . Tuttavia non c'è
molta precisione in questi termini e neppure le loro differenze
risultano convenientemente definite.
Per noi un simbolo
è un'immagine che sorge dal canale astrattivo mentre un'allegoria è
un'immagine che sorge da quello associativo. Ma in ogni modo, sia l'uno
che l'altra sono immagini che differiscono nella strutturazione, nella
forma.
Le immagini che provengono dalla via astrattiva sono riduttive,
spoglie di caratteri secondari, che sintetizzano grandi quantità di
elementi o che astraggono ciò che c’è di più essenziale. Invece quelle
che corrispondono alla via associativa sono immagini estremamente
complesse, alle quali si vanno continuamente sommando altre immagini.
Funzionano, potremo dire, come delle calamite mentali che attraggono
tutto ciò che incontrano: vanno sempre sommando, moltiplicando. Sono
queste le immagini a cui diamo il nome di allegorie ; mentre le immagini
astrattive, al contrario, passano per delle specie di filtri che
purificano i dati, lasciando di essi solo l’essenziale.
Il simbolo
quindi è un’immagine di tipo fisso, che appare dal canale astrattivo,
sprovvista di caratteristiche secondarie, riduttiva, che sintetizza o
astrae ciò che è più essenziale. Quando il simbolo assolve la funzione di codificare registri interni lo chiamiamo segno.
L’allegoria è un’immagine dinamica prodotta dal canale associativo
della coscienza, di caratteristiche moltiplicative, addizionatrici,
associative e trasformative. Il mondo allegorico è fortemente legato a
situazioni particolari, cioè racconta situazioni riferite alla mente
individuale e si esprime attraverso racconti, sogni, opere d’arte,
misteri, manifestazioni patologiche, ecc..;quella collettiva attraverso
racconti, opere d’arte, folklore, miti, religioni, ecc.
Il segno, come già detto, compie la funzione di codificare i registri interni ed esprimere, in maniera convenzionale, astrazioni per operare nel mondo. In quel caso chiamiamo segni i simboli registrati, codificati, anche se operano nello stesso contesto in cui agisce il simbolo.
In questo senso, la parola, per esempio, è un segno codificato, che suscita un certo tipo di registro e che inoltre richiama - come ogni registro
- una serie di operazioni e di processi. Ad esempio: se ad una persona
gli si dice la parola "incendio", questa percepisce nient'altro che un
suono. Ma a questo suono corrisponde un registro
codificato, per cui nell'interno della persona si mette in moto un
complesso sistema di reazioni. Ogni parola, ogni segno, evoca non solo
la codificazione che gli corrisponde ma anche quelle immediatamente
collegate ad essa.
Abbiamo già detto, che i segni non sono solamente quelli del linguaggio. I segni provengono da diversi canali ad esempio: si potrebbe stabilire un sistema di relazioni di segni
con un’altra persona, basato sul modo di muovere le braccia, di
gesticolare. Quando muovo le braccia in una certa maniera, l'altra
persona riceve un dato codificato internamente suscitando lo stesso
processo che ha dato origine all'immagine nella persona che ha lanciato
il segno. Si produce dunque un fenomeno di sdoppiamento, attraverso il
quale alla fine si ottiene un registro comune per le due persone. Se non si arrivasse allo stesso registro, non ci sarebbero possibilità di comunicazione.
Se una persona indica qualcosa ad un’altra persona con un gesto,
evidentemente, l’altra persona deve avere di quel gesto lo stesso tipo
di registro interno, perché altrimenti non potrebbe comprendere il significato che tale operazione ha per l’altro. Grazie ai registri
codificati che si possono stabilire relazioni tra le persone. Si tratti
di parole, di mudras, di gesti, di sguardi, di posizioni corporali, in
tutti i casi, siamo in presenza di segni.
Così a volte un semplice gesto è sufficiente ad attivare tutto un sistema di registri codificati: basta un gesto per spaventare profondamente una persona.
Allo stesso modo in cui un gesto, che corrisponde ad un sistema codificato di registri interni, è lanciato all'esterno come segno che l'altro interpreta ed elabora, così numerosi altri segni, e anche simboli e allegorie , possono essere collocati nel mondo esterno.
Riassumendo: le forme sono ordinate in tre gruppi principali - simboli, segni e allegorie - secondo le diverse funzioni di risposta
che assumono ed al tipo di meccanismi che si attivano durante la loro
produzione. Queste tre categorie saranno studiate in relazione alla
trasformazione ed alla traduzione che l’apparato psicofisico effettua
di fronte gli stimoli. D’altronde, i topici morfologici sono
applicabili sia alla psicologia individuale, che a quella sociale.
Generalmente si relaziona la forma con la percezione visiva. Le percezioni non sono solamente captate attraverso la vista - come sensazioni strutturate dalla coscienza - ma anche dagli altri sensi. Di conseguenza le forme degli oggetti si possono riferire al colore, all’estensione, al suono, al gusto, ecc.
Le forme sono le strutture di percezione o di rappresentazione, e non sono le strutture degli oggetti stessi.
Le forme che emergono nella coscienza
sono reali compensazioni di fronte allo stimolo, - sia interno che
esterno - presentandosi come l’oggetto dell’atto di compensazione
strutturatrice. Lo stimolo si converte in forma quando la coscienza lo struttura dal livello di lavoro in cui si trova. Pertanto uno stesso stimolo si traduce in forme diverse secondo le risposte strutturatici di differenti livelli di coscienza.
I livelli di coscienza hanno la funzione di compensare in maniera strutturale gli stimoli che provengono dal mondo.
Il simbolo opera traducendo astrattamente; il segno
opera nello stesso modo, ma assumendo un carattere operativo
convenzionale; l’allegoria , invece, opera secondo meccanismi
associativi e moltiplicativi.
Origine e significato
Se si vuole comprendere l’origine ed il significato del simbolo, del segno e dell’allegoria è opportuno stabilire distinzioni fra: la sensazione, la percezione e la rappresentazione (figura1).
La sensazione è il registro che si produce quando un determinato stimolo è captato da un senso che ne fa variare il tono. La percezione sorge quando un’insieme di sensazioni permettono alla coscienza
di configurare l’oggetto che ha prodotto lo stimolo. Quando si
configura un oggetto senza l’intermediazione dei sensi, si è in
presenza della rappresentazione.
Figura 1
Sensazione, percezione e rappresentazione. |
Figura 2
Funzioni della rappresentazione interna della coscienza:
1. fissare la percezione come memoria;
2. trasformare ciò che è percepito in accordo alle necessità della coscienza;
3. tradurre impulsi interni al campo della percezione. |
Funzioni della rappresentazione interna della coscienza
L’attività della rappresentazione interna porta avanti tre funzioni precise:
- la prima funzione è quella di registrare la percezione
nella memoria. Ad esempio: se osserviamo un oggetto, chiudiamo gli
occhi e lo rappresentiamo, l’oggetto risulta visualizzato, pertanto i
dati del senso attivato si registrano nella memoria (fig.2/1).
- la seconda funzione è quella di trasformare ciò che è percepito in accordo alle necessità della coscienza
(fig.2/2). Quando si visualizza un oggetto arriva il segnale e sorge la
sua immagine, ma può accadere che nel rappresentarlo non ci sia
un’esatta coincidenza con quello percepito in precedenza. Questa
deformazione, questa non coincidenza dell’immagine di percezione avviene nella coscienza perché esistono determinate necessità che trasformano quell’impulso.
- la terza funzione è quella di tradurre gli impulsi interni nel campo della percezione, questo modifica anche la rappresentazione (fig. 2/3).
In altre parole: anche quando non sono presenti gli impulsi esterni (oscurità totale, mancanza di rumori, ecc...) esistono, comunque, degli impulsi
interni che stanno lavorando soavemente nelle soglie, quelle sensazioni
dell’intracorpo debolmente percepite. In un determinato momento e come
conseguenza della mancanza di stimoli esterni, la memoria
inizia a lanciare segnali, ad esempio se qualcuno sta dormendo ed ha un
braccio in una posizione scomoda oppure ha una tensione in qualche
parte del corpo, o ancora avverte un fenomeno di acidità nello stomaco,
ecc. sorge una informazione che appare nello "schermo" come
rappresentazione. Queste immagini sono anche modifiche di altre
rappresentazioni già archiviate in memoria, e producono delle vere e
proprie traduzioni. Il problema sorge quando questi impulsi interni, oltrepassando la soglia, prendono vie di rappresentazione che corrispondono ai sensi esterni. Riprendendo l’esempio precedente, una sensazione di acidità di stomaco può venire tradotta in un’immagine visiva di un incendio.
Questa
traduzione dell’impulso interno è fatta a discapito della materia prima
di un altro tipo di rappresentazioni, con cui si modifica
sostanzialmente il sistema di immagini. In questo caso appare una
rappresentazione visiva che parte dalla memoria
(conoscenza del fuoco), effettuando una traduzione dell’impulso
originale. Questo è un argomento di studio di prioritaria importanza. |
Figura 3
Simbolo. Insieme litico di Stonehenge, Wiltshire (Gran Bretagna).
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Figura 4
Segno. Scrittura ideografica. Cina, Secolo VIII^.
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Figura 5
Allegoria . La "Chimera di Arezzo". Museo Archeologico di Firenze (Italia).
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Funzioni della rappresentazione esterna della coscienza
Spostando le rappresentazioni al mondo esterno, queste svolgono delle funzioni di considerevole rilevanza:
- la prima funzione della rappresentazione nel mondo è quella di astrarre ciò che c’è di più essenziale per ordinare, il simbolo (figura 3);
- la seconda esprime convenzionalmente astrazioni per poter operare nel mondo, il segno (figura 4).
- la terza concretizza l’astratto per ricordare, l’allegoria (figura 5).
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Figura 6
Segni figurativi. Esempio di scrittura pittografica. Giara mixteca. Museo Nazionale di Antropologia (Messico).
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Figura 7
Geroglifici. Tomba di Pachedu. Dinastia XX^. Deir El Medineh (Egitto).
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Figura 8
Dettagli di geroglifici nel coperchio di un sarcofago. Museo di Il Cairo (Egitto)
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Figura 9
Segni non figurativi. Scrittura cuneiforme. Piccolo Gudea seduto. Lagash, mesopotamia. (Louvre, Parigi - Francia).
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Figura 10
Segni non figurativi. Piastra del Re Panda. Parantaka. Museo Nazionale . Nuova Delhi (India).
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Figura 11
Segni non figurativi. Segni.
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Caratteristiche del segno, dell’allegoria e del simbolo
Il segno
ha un carattere convenzionale, operativo, associativo, a volte
figurativo (figure 6,7 e 8) ed a volte non figurativo (figure 9,10
e11). |
Figura 12
. Rappresentazioni del cosmo, secolo XVIII^. Rajasthan, (India).
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Le forme geometriche (figura 12) conformano simboli e inquadramenti, nei quali si osservano alcune parole e lettere che sono incluse e che hanno un significato che va oltre il contenuto stesso delle parole, queste hanno un valore in se e sono dotate di carattere sacro.
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Figura 13
"Ombrello Sacro". Secolol XIX^. Rajasthan, (India). |
Un altro esempio è quello che appare nella figura successiva, dove si
possono osservare le lettere che compongono l’alfabeto sanscrito
inscritte nel cosiddetto "Ombrello Sacro", le quali compiono funzioni
simili a quelle descritte nello "Shri Yantra". (figura 13). |
Figura 14
" Leone Alato" Dinastia Sung. British Museum, Londra (Inghilterra):
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Figura 15
"Pazuzu". Demone assiro. Museo del Louvre, Parigi. (Francia). Entità terrificante, con doppie ali ed artigli. |
Figura 16
" Centauro". Museo del Louvre, Parigi (Francia). Uomo-cavallo anziano in contrasto con il bambino alato che lo cavalca.
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Figura 17
Disitinzioni moltiplicative in " Ashura". Secolo VIII^ (Giappone).
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Figura 18
Il caratteristico "Leone di S. Marco". Venezia (Italia).
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Figura 19
"Gorgone Alata". Acroterio di un tempio dorico del SecoloVII^ A.C. Museo di Siracusa (Italia).
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Figura 20
"La Bocca della Verità". Roma (Italia).
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L’allegoria ha un carattere che è centrifugo, moltiplicativo,
associativo, epocale e soprattutto figurativo. Le figure seguenti
illustrano le caratteristiche proprie delle allegorie (da fig. 14 alla fig. 20). |
Figura 24
Cattedrale di Chartres. Da lontano si osserva la cattedrale che appare
come punto di riferimento, unico punto visibile a distanza di tutta la
città.(Francia).
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Figura 25
"Oroscopo di pietra". Fortezza Inca di Saxahuaman, Cusco (Perù). |
In Sacsahuamàn vicino a Cuzco, esiste un oroscopo di dodici case fatte
di pietra. E’ una costruzione probabilmente del XII^ secolo. Questo
simbolo
voleva essere girevole, ma siccome la pietra non poteva muoversi, si è
pensato allora ad un sistema nel quale l’acqua circolasse intorno alla
ruota. Questo simbolo è una astrazione di idee molto generali di tipo astronomico ed è, inoltre, un elemento estetico di primaria importanza. (fig.25).
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