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II^ VIE ASTRATTIVE E ASSOCIATIVE.
Indice:
Vie astrattive ed associative
Considereremo ora, più specificamente, le due vie che si aprono di fronte agli impulsi provenienti dai sensi o dalla memoria
e che danno luogo ad un mondo di contingenze che cercheremo di
investigare stabilendo le loro leggi più generali. Questo contribuirà,
successivamente, alla comprensione della meccanica della traduzione di
impulsi.
Considereremo gli impulsi, che dopo aver seguito vie o canali particolari, sono prodotti nella coscienza in un modo caratteristico.
Anche a rischio di essere reiterativi, crediamo importante fare
alcune previe distinzioni. Come si è visto in precedenza, ogni impulso
può arrivare alla coscienza
già tradotto, deformato o trasformato. La coscienza, una volta ricevuto
questo impulso, può aprire differenti canali, con cui operare una nuova
trasformazione. Con questa nuova trasformazione, l’impulso, uscito da
una delle due vie (astrattiva o associativa) diventa immagine, la quale
svolgerà un complicato sistema di operazioni. Questi impulsi, una volta
arrivati alla coscienza, vengono strutturati in un modo particolare e
questo dipende, tra le altre cose, dal livello di lavoro nel quale la
coscienza si trova in quel momento dato.
Forma
Queste strutturazioni degli impulsi, in generale, le chiamiamo forme. Se si pensa alle forme come entità separate dal processo psicologico, si può arrivare a credere che effettivamente le forme
abbiano esistenza in sé e che le rappresentazioni, per esempio, tendano
a riempirle. Nell’Antichità alcuni pensatori sostenevano questa tesi,
credevano appunto che le forme esistessero in sé e che i processi interni tendessero a riempirle. Le cose, però stanno in modo diverso.
Le forme sono ambiti mentali di registro interno, che permettono di strutturare fenomeni di diverso tipo. Visto che parleremo degli impulsi nell’ambito della coscienza, possiamo identificare quasi esattamente le forme
con le immagini, una volta che queste ultime siano uscite dalle vie
astrattive o associative. Ma prima che questo avvenga, possiamo usare
il termine forma per indicare, per esempio, le strutture di percezione. Quindi possiamo dire che la percezione viene strutturata secondo una sua forma caratteristica e che ciascun senso possiede la propria forma di strutturare i dati. La coscienza poi strutturerà quei dati secondo una forma specifica corrispondente alla via, al canale, usato.
Di conseguenza , di uno stesso oggetto, si possono avere differenti forme: d’accordo ai canali di percezione impiegati, dal punto di vista o angolatura da cui è stato percepito, e dal tipo di strutturazione effettuata dalla coscienza in quanto ogni livello di coscienza stabilisce il suo campo formale per strutturare i dati in forme caratteristiche (potremmo parlare di strutture proprie del sonno, della veglia, ecc.).
La coscienza articola i suoi dati relativi ad un oggetto producendo una particolare forma; questa forma è legata ad un determinato registro interno che viene codificato dalla memoria. Quando l’oggetto in questione viene nuovamente percepito, questa percezione agisce come un segno per la coscienza e attiva il registro interno che corrisponde a quella forma percettiva. E’ in questo modo che l’oggetto acquista significato.
Uno stimolo può essere tradotto in differenti forme - in differenti immagini - a seconda del canale percettivo usato. Queste differenti forme o immagini possono entrare in rapporto tra loro e sostituirsi le une alle altre - per esempio agli effetti del riconoscimento dell’oggetto a cui si riferiscono - perché hanno la stessa collocazione nello spazio di rappresentazione e perché compiono la stessa funzione, cioè attivano tutte lo stesso centro che corrisponde a quella collocazione.
Riassumendo: le forme sono ambiti mentali di registro interno che permettono di strutturare differenti tipi di fenomeni. Quindi quando parliamo della forma
di un fenomeno interno della coscienza, ci stiamo riferendo alla sua
particolare struttura che questo fenomeno ha assunto insieme ad altri
fenomeni, oppure del modo in cui quel fenomeno risulta strutturato
internamente.
I fenomeni si strutturano in una o in un’altra forma. Nel linguaggio
comune questo è detto in un modo semplice: "le cose sono organizzate in
una forma
speciale", oppure si dice, "le cose si fanno in una determinata forma";
bene a questo è ciò a cui ci riferiamo quando parliamo di forma.
Considereremo, inoltre, come legge invariabile, che la struttura di base della rappresentazione sta nell’estensione e nel colore. Queste sono strutture di mutuo rapporto: "non c’è forma senza estensione ne colore", "non c’è colore senza estensione ne forma", ecc.
Le differenti forme
che si hanno di uno stesso oggetto possono farlo apparire differente da
sé stesso, per così dire, come se non si trattasse di un oggetto unico,
ma di diversi oggetti, uno per esempio percepito dall’udito,ed un altro
dalla vista. Apparentemente si tratta di oggetti diversi perché le
strutturazioni effettuate con i dati che provengono dall’oggetto sono
diverse.
La maniera di percepire è la stessa e mano a mano che si configura una immagine totale dell’oggetto le forme
percettive cambiano. Qualcuno si può sorprendere all’ascoltare, per
esempio, il suono di un oggetto del quale credeva di possedere tutti i
registri
- quello oggetto lo ha tenuto nelle sue mani, ne aveva valutato il
peso, lo aveva osservato bene - ma se questo oggetto cade a terra
producendo un suono caratteristico che non avrebbe mai immaginato.
Inoltre se non avesse visto la corrispondenza tra il suono e la caduta
dell’oggetto in questione, il suono gli sarebbe risultato del tutto
estraneo e lo avrebbe attribuito ad un altro oggetto.
Apprendimento
E’ opportuno evidenziare che in materia di apprendimento , per poter configurare un oggetto nei suoi diversi aspetti, esiste il problema di correlare le forme in cui ciascuna percezione si è organizzata in base al canale usato, con la forma generale di strutturare i dati provenienti dai diversi sensi relativi all’oggetto.
Si consideri che l’apprendimento è un processo di registrazione,
elaborazione e trasmissione di dati, e questa attività della coscienza
è a sua volta registrata internamente. Quando si stabilisce questo tipo
di retroalimentazione (feedback) la registrazione si accentua. Quindi
si apprende agendo e non solo registrando, e questo sistema genera una
nuova retroalimentazione tra chi insegna e chi apprende. Le domande
sono operazioni mentali eseguite da chi sta apprendendo e che
necessitano, da parte di chi insegna, l’elaborazione di operazioni e
associazioni che non avrebbe mai pensato stando da solo . In questo
sistema di relazione ambedue insegnano e apprendono simultaneamente.
Tornando al problema della correlazione tra le forme in cui le percezioni si organizzano secondo il senso che si usa, come arrivo a correlare, nella struttura della coscienza
dei dati strutturati in modi tanto diversi, dati auditivi, tattili,
olfattivi, ecc.? Come arrivo a strutturare un oggetto a partire, per
esempio, da suoni, o da percezioni visive o di altro tipo, un oggetto
che è una miscela di suoni, di immagini visive, ecc.?
Questa correlazione, questa corrispondenza è possibile perché questo
dilatato sistema delle singole e diverse percezioni viene strutturato
all’interno di una forma di percezione che è legata, logicamente, ai registri
interni. In questo senso, quando si riconoscono gli oggetti, osserviamo
che questi possono usare differenti segnali, differenti segni che sono codificazioni di registri interni. Quando un oggetto di cui possediamo un registro codificato appare nel mio campo di percezione posso considerarlo come un segno.
E’ così che il segno compie, allora, con la funzione di codificare registri interni. I segni possono essere numerosi e di diverso tipo. Sono segni non solo le articolazioni del linguaggio che ovviamente sono registri codificati di forme strutturate, in questo caso forme
auditive. Cosa succede quando si ascolta una parola? Se si osserva il
fenomeno dall’esterno si tratta di un’espressione dotata di
significato. Ma se osservo il fenomeno dall’interno dalla
configurazione della coscienza, questa parola che si ascolta è un’
impulso il cui registro è codificato. Quindi una parola mette in movimento diverse attività della mente, perché libera il registro corrispondente. Un’altra parola ne libera uno diverso e in questo modo fa scattare altre attività e così via.
Metteremo in risalto - ancora una volta - che queste espressioni che
arrivano risultano ordinate in una determinata forma. Molte parole
articolano frasi, periodi, discorsi, allacciano orazioni e questi
insiemi, a volte, funzionano essi stessi come segni codificati.
La "parola" casa non sarà considerata segno
perché risulta codificata come registro; tutto un insieme di parole può
risultare codificato in modo coordinato, strutturato e funzionare come
segno. E questo vale per altri tipi di strutturazioni, per altri modi
di organizzare le cose e non solo per il linguaggio.
Ciascuno dei diversi livelli di coscienza, come abbiamo visto, pone
il proprio ambito formale. Questo vuol dire che i diversi livelli
strutturano i dati che arrivano alla coscienza in modo differente, compiendo la funzione di compensare strutturatamene gli stimoli del mondo sia interno che esterno.
I livelli, cioè, funzionano come gli ambiti strutturatori più generali e ciascuno di essi è legato a forme caratteristiche. Le forme che emergono nella coscienza dipendono, in grande misura, dal livello di coscienza che pone il suo specifico ambito strutturatore. E’ così che lo stimolo si converte in forma, in immagine, quando la coscienza lo struttura dal suo livello di lavoro.
Riconoscimento
Uno stesso stimolo può venire tradotto in forme, in immagini diverse. La coscienza
può, perfettamente spostare l’immagine proveniente da un senso, ad
immagini che corrispondono ad altri sensi, perché agli effetti del
riconoscimento funzionano nello stesso modo.
Il riconoscimento
si produce quando nel momento in cui si riceve un dato e viene
comparato con i dati anteriori, appare come già registrato. Può
accadere che un’informazione proveniente dall’occhio sia spostata
internamente,nella coscienza, in modo tale da risultare come un dato
proveniente dall’orecchio. In altri termini, potrebbe operarsi una
traduzione nella coscienza
di un segnale percettivo ed il risultato di traduzione è uguale a
quello che si verifica quando il dato proviene direttamente da un altro
senso.
Perché se il segno
può far sorgere due immagini differenti - una tradotta ed una no -, le
due immagini si corrispondono per quanto riguarda sia la collocazione
nello spazio di rappresentazione sia la funzione, che è quella di attivare il centro di risposta adeguato.
Sia che ascolti il crepitare del fuoco, sia che veda od odori il
fuoco da vicino, in tutti i casi queste percezioni che arrivano per
canali differenti vengono strutturate in una forma
caratteristica, e sono tutte intercambiabili, sostituibili l’una
all’altra. Sono sostituibili - e perciò traducibili - nella coscienza
e si collocano nello stesso livello dello spazio di rappresentazione;
inoltre sono predisposte per dare lo stesso segnale di pericolo.
Dunque, sia che veda il fuoco sia che ne senta il rumore o l'odore, tutte le forme relative alla percezione del fuoco che arrivano alla coscienza, possono essere tradotte l'una nell'altra.
Fatte queste distinzioni passiamo ad esaminare le forme ordinate come: Simboli, Segni e Allegorie .
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