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Corso di morfologia: simboli, segni e allegorie
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INDICE DEGLI ARGOMENTI I^ IMPULSI, CAMPO DI RAPPRESENTAZIONE E MEMORIA II^ VIE ASTRATTIVE E ASSOCIATIVE III^ SIMBOLO ALLEGORIA E SEGNI IV^ SIMBOLICA V^ SEGNICA VI^ ALLEGORICA


II^ VIE ASTRATTIVE E ASSOCIATIVE.

Indice:

Vie astrattive ed associative

Considereremo ora, più specificamente, le due vie che si aprono di fronte agli impulsiCerca IMPULSI nel glossario provenienti dai sensiCerca SENSI nel glossario o dalla memoriaCerca MEMORIA nel glossario e che danno luogo ad un mondo di contingenze che cercheremo di investigare stabilendo le loro leggi più generali. Questo contribuirà, successivamente, alla comprensione della meccanica della traduzione di impulsi.

Considereremo gli impulsi, che dopo aver seguito vie o canali particolari, sono prodotti nella coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario in un modo caratteristico.

Anche a rischio di essere reiterativi, crediamo importante fare alcune previe distinzioni. Come si è visto in precedenza, ogni impulso può arrivare alla coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario già tradotto, deformato o trasformato. La coscienza, una volta ricevuto questo impulso, può aprire differenti canali, con cui operare una nuova trasformazione. Con questa nuova trasformazione, l’impulso, uscito da una delle due vie (astrattiva o associativa) diventa immagine, la quale svolgerà un complicato sistema di operazioni. Questi impulsi, una volta arrivati alla coscienza, vengono strutturati in un modo particolare e questo dipende, tra le altre cose, dal livello di lavoro nel quale la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario si trova in quel momento dato.


Forma

Queste strutturazioni degli impulsi, in generale, le chiamiamo forme. Se si pensa alle formeCerca FORMA nel glossario come entità separate dal processo psicologico, si può arrivare a credere che effettivamente le formeCerca FORMA nel glossario abbiano esistenza in sé e che le rappresentazioni, per esempio, tendano a riempirle. Nell’Antichità alcuni pensatori sostenevano questa tesi, credevano appunto che le formeCerca FORMA nel glossario esistessero in sé e che i processi interni tendessero a riempirle. Le cose, però stanno in modo diverso.

Le formeCerca FORMA nel glossario sono ambiti mentali di registroCerca REGISTRO nel glossario interno, che permettono di strutturare fenomeni di diverso tipo. Visto che parleremo degli impulsiCerca IMPULSI nel glossario nell’ambito della coscienza, possiamo identificare quasi esattamente le formeCerca FORMA nel glossario con le immagini, una volta che queste ultime siano uscite dalle vie astrattive o associative. Ma prima che questo avvenga, possiamo usare il termine formaCerca FORMA nel glossario per indicare, per esempio, le strutture di percezione. Quindi possiamo dire che la percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario viene strutturata secondo una sua formaCerca FORMA nel glossario caratteristica e che ciascun senso possiede la propria formaCerca FORMA nel glossario di strutturare i dati. La coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario poi strutturerà quei dati secondo una formaCerca FORMA nel glossario specifica corrispondente alla via, al canale, usato.

Di conseguenza , di uno stesso oggetto, si possono avere differenti forme: d’accordo ai canali di percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario impiegati, dal punto di vista o angolatura da cui è stato percepito, e dal tipo di strutturazione effettuata dalla coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario in quanto ogni livello di coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario stabilisce il suo campo formale per strutturare i dati in formeCerca FORMA nel glossario caratteristiche (potremmo parlare di strutture proprie del sonno, della veglia, ecc.).

La coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario articola i suoi dati relativi ad un oggetto producendo una particolare forma; questa formaCerca FORMA nel glossario è legata ad un determinato registroCerca REGISTRO nel glossario interno che viene codificato dalla memoria. Quando l’oggetto in questione viene nuovamente percepito, questa percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario agisce come un segnoCerca SEGNO nel glossario per la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario e attiva il registroCerca REGISTRO nel glossario interno che corrisponde a quella formaCerca FORMA nel glossario percettiva. E’ in questo modo che l’oggetto acquista significato.

Uno stimolo può essere tradotto in differenti formeCerca FORMA nel glossario - in differenti immagini - a seconda del canale percettivo usato. Queste differenti formeCerca FORMA nel glossario o immagini possono entrare in rapporto tra loro e sostituirsi le une alle altre - per esempio agli effetti del riconoscimentoCerca RICONOSCIMENTO nel glossario dell’oggetto a cui si riferiscono - perché hanno la stessa collocazione nello spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario e perché compiono la stessa funzione, cioè attivano tutte lo stesso centro che corrisponde a quella collocazione.

Riassumendo: le formeCerca FORMA nel glossario sono ambiti mentali di registroCerca REGISTRO nel glossario interno che permettono di strutturare differenti tipi di fenomeni. Quindi quando parliamo della formaCerca FORMA nel glossario di un fenomeno interno della coscienza, ci stiamo riferendo alla sua particolare struttura che questo fenomeno ha assunto insieme ad altri fenomeni, oppure del modo in cui quel fenomeno risulta strutturato internamente.

I fenomeni si strutturano in una o in un’altra forma. Nel linguaggio comune questo è detto in un modo semplice: "le cose sono organizzate in una formaCerca FORMA nel glossario speciale", oppure si dice, "le cose si fanno in una determinata forma"; bene a questo è ciò a cui ci riferiamo quando parliamo di forma.

Considereremo, inoltre, come legge invariabile, che la struttura di base della rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario sta nell’estensione e nel colore. Queste sono strutture di mutuo rapporto: "non c’è formaCerca FORMA nel glossario senza estensione ne colore", "non c’è colore senza estensione ne forma", ecc.

Le differenti formeCerca FORMA nel glossario che si hanno di uno stesso oggetto possono farlo apparire differente da sé stesso, per così dire, come se non si trattasse di un oggetto unico, ma di diversi oggetti, uno per esempio percepito dall’udito,ed un altro dalla vista. Apparentemente si tratta di oggetti diversi perché le strutturazioni effettuate con i dati che provengono dall’oggetto sono diverse.

La maniera di percepire è la stessa e mano a mano che si configura una immagineCerca IMMAGINE nel glossario totale dell’oggetto le formeCerca FORMA nel glossario percettive cambiano. Qualcuno si può sorprendere all’ascoltare, per esempio, il suono di un oggetto del quale credeva di possedere tutti i registriCerca REGISTRO nel glossario - quello oggetto lo ha tenuto nelle sue mani, ne aveva valutato il peso, lo aveva osservato bene - ma se questo oggetto cade a terra producendo un suono caratteristico che non avrebbe mai immaginato. Inoltre se non avesse visto la corrispondenza tra il suono e la caduta dell’oggetto in questione, il suono gli sarebbe risultato del tutto estraneo e lo avrebbe attribuito ad un altro oggetto.


Apprendimento

E’ opportuno evidenziare che in materia di apprendimentoCerca APPRENDIMENTO nel glossario , per poter configurare un oggetto nei suoi diversi aspetti, esiste il problema di correlare le formeCerca FORMA nel glossario in cui ciascuna percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario si è organizzata in base al canale usato, con la formaCerca FORMA nel glossario generale di strutturare i dati provenienti dai diversi sensiCerca SENSI nel glossario relativi all’oggetto.

Si consideri che l’apprendimento è un processo di registrazione, elaborazione e trasmissione di dati, e questa attività della coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario è a sua volta registrata internamente. Quando si stabilisce questo tipo di retroalimentazione (feedback) la registrazione si accentua. Quindi si apprende agendo e non solo registrando, e questo sistema genera una nuova retroalimentazione tra chi insegna e chi apprende. Le domande sono operazioni mentali eseguite da chi sta apprendendo e che necessitano, da parte di chi insegna, l’elaborazione di operazioni e associazioni che non avrebbe mai pensato stando da solo . In questo sistema di relazione ambedue insegnano e apprendono simultaneamente.

Tornando al problema della correlazione tra le formeCerca FORMA nel glossario in cui le percezioni si organizzano secondo il senso che si usa, come arrivo a correlare, nella struttura della coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario dei dati strutturati in modi tanto diversi, dati auditivi, tattili, olfattivi, ecc.? Come arrivo a strutturare un oggetto a partire, per esempio, da suoni, o da percezioni visive o di altro tipo, un oggetto che è una miscela di suoni, di immagini visive, ecc.?

Questa correlazione, questa corrispondenza è possibile perché questo dilatato sistema delle singole e diverse percezioni viene strutturato all’interno di una formaCerca FORMA nel glossario di percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario che è legata, logicamente, ai registriCerca REGISTRO nel glossario interni. In questo senso, quando si riconoscono gli oggetti, osserviamo che questi possono usare differenti segnali, differenti segniCerca SEGNO nel glossario che sono codificazioni di registriCerca REGISTRO nel glossario interni. Quando un oggetto di cui possediamo un registroCerca REGISTRO nel glossario codificato appare nel mio campo di percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario posso considerarlo come un segno.

E’ così che il segnoCerca SEGNO nel glossario compie, allora, con la funzione di codificare registriCerca REGISTRO nel glossario interni. I segniCerca SEGNO nel glossario possono essere numerosi e di diverso tipo. Sono segniCerca SEGNO nel glossario non solo le articolazioni del linguaggio che ovviamente sono registriCerca REGISTRO nel glossario codificati di formeCerca FORMA nel glossario strutturate, in questo caso formeCerca FORMA nel glossario auditive. Cosa succede quando si ascolta una parola? Se si osserva il fenomeno dall’esterno si tratta di un’espressione dotata di significato. Ma se osservo il fenomeno dall’interno dalla configurazione della coscienza, questa parola che si ascolta è un’ impulso il cui registroCerca REGISTRO nel glossario è codificato. Quindi una parola mette in movimento diverse attività della mente, perché libera il registroCerca REGISTRO nel glossario corrispondente. Un’altra parola ne libera uno diverso e in questo modo fa scattare altre attività e così via.

Metteremo in risalto - ancora una volta - che queste espressioni che arrivano risultano ordinate in una determinata forma. Molte parole articolano frasi, periodi, discorsi, allacciano orazioni e questi insiemi, a volte, funzionano essi stessi come segniCerca SEGNO nel glossario codificati.

La "parola" casa non sarà considerata segnoCerca SEGNO nel glossario perché risulta codificata come registro; tutto un insieme di parole può risultare codificato in modo coordinato, strutturato e funzionare come segno. E questo vale per altri tipi di strutturazioni, per altri modi di organizzare le cose e non solo per il linguaggio.

Ciascuno dei diversi livelli di coscienza, come abbiamo visto, pone il proprio ambito formale. Questo vuol dire che i diversi livelli strutturano i dati che arrivano alla coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario in modo differente, compiendo la funzione di compensare strutturatamene gli stimoli del mondo sia interno che esterno.

I livelli, cioè, funzionano come gli ambiti strutturatori più generali e ciascuno di essi è legato a formeCerca FORMA nel glossario caratteristiche. Le formeCerca FORMA nel glossario che emergono nella coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario dipendono, in grande misura, dal livello di coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario che pone il suo specifico ambito strutturatore. E’ così che lo stimolo si converte in forma, in immagine, quando la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario lo struttura dal suo livello di lavoro.


Riconoscimento

Uno stesso stimolo può venire tradotto in forme, in immagini diverse. La coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario può, perfettamente spostare l’immagine proveniente da un senso, ad immagini che corrispondono ad altri sensi, perché agli effetti del riconoscimentoCerca RICONOSCIMENTO nel glossario funzionano nello stesso modo.

Il riconoscimentoCerca RICONOSCIMENTO nel glossario si produce quando nel momento in cui si riceve un dato e viene comparato con i dati anteriori, appare come già registrato. Può accadere che un’informazione proveniente dall’occhio sia spostata internamente,nella coscienza, in modo tale da risultare come un dato proveniente dall’orecchio. In altri termini, potrebbe operarsi una traduzione nella coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario di un segnale percettivo ed il risultato di traduzione è uguale a quello che si verifica quando il dato proviene direttamente da un altro senso.

Perché se il segnoCerca SEGNO nel glossario può far sorgere due immagini differenti - una tradotta ed una no -, le due immagini si corrispondono per quanto riguarda sia la collocazione nello spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario sia la funzione, che è quella di attivare il centro di rispostaCerca RISPOSTA nel glossario adeguato.

Sia che ascolti il crepitare del fuoco, sia che veda od odori il fuoco da vicino, in tutti i casi queste percezioni che arrivano per canali differenti vengono strutturate in una formaCerca FORMA nel glossario caratteristica, e sono tutte intercambiabili, sostituibili l’una all’altra. Sono sostituibili - e perciò traducibili - nella coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario e si collocano nello stesso livello dello spazio di rappresentazione; inoltre sono predisposte per dare lo stesso segnale di pericolo.

Dunque, sia che veda il fuoco sia che ne senta il rumore o l'odore, tutte le formeCerca FORMA nel glossario relative alla percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario del fuoco che arrivano alla coscienza, possono essere tradotte l'una nell'altra.
Fatte queste distinzioni passiamo ad esaminare le formeCerca FORMA nel glossario ordinate come: Simboli, SegniCerca SEGNO nel glossario e AllegorieCerca ALLEGORIA nel glossario.

 
 

Così, oggi vola verso le stelle l'eroe di quest'età. Vola verso regioni prima ignorate.
Vola verso l'esterno del suo mondo e senza saperlo è spinto verso il centro interno e luminoso.

(Silo - Lo Sguardo Interno, capitolo XX)
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