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Corso di morfologia: simboli, segni e allegorie
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INDICE DEGLI ARGOMENTI I^ IMPULSI, CAMPO DI RAPPRESENTAZIONE E MEMORIA II^ VIE ASTRATTIVE E ASSOCIATIVE III^ SIMBOLO ALLEGORIA E SEGNI IV^ SIMBOLICA V^ SEGNICA VI^ ALLEGORICA

I^ IMPULSI, CAMPO DI RAPPRESENTAZIONECerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario E MEMORIA

Indice:

Impulsi

Chiamiamo impulsiCerca IMPULSI nel glossario i segnali che arrivano alla coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario dall’apparato dei sensiCerca SENSI nel glossario o da quello della memoriaCerca MEMORIA nel glossario e che la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario traduce in immagini attraverso le vie astrattive o associative. Gli impulsiCerca IMPULSI nel glossario subiscono numerose trasformazioni e traduzioni anche prima di essere trasformati in immagini. La coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario trasforma le strutture di percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario o reminiscenza, al fine di elaborare risposte efficaci per equilibrare i mondi: interno ed esterno.


Campi di presenza e compresenzaCerca COMPRENSENZA, campo di nel glossario

Qualsiasi rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario che appare nel campo di presenza della coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario suscita catene associative fra l’oggetto presentato e la sua compresenza. Mentre nel campo di presenza l’oggetto è catturato con precisione di dettagli, nel campo di compresenzaCerca COMPRENSENZA, campo di nel glossario appaiono relazioni con altri oggetti che non sono presenti ma che ne sono comunque relazionati.

E’ da osservare l’importanza che hanno i campi di presenza e compresenzaCerca COMPRENSENZA, campo di nel glossario nella traduzione degli impulsi, come ad esempio nel caso della traduzione allegorica, dove molta materia prima proviene dai dati della compresenzaCerca COMPRENSENZA, campo di nel glossario vigilica.

"Spieghiamo meglio questo punto con un esempio riguardante il tema del linguaggio e delle sue espressioni e significati. Posso osservare che, nello sviluppo del mio discorso mi si presentano numerose alternative che scelgo non secondo un senso associativo lineare ma secondo dei significati che a loro volta sono in rapporto con il significatoCerca SIGNIFICATO nel glossario globale del mio discorso. Seguendo questa linea, posso arrivare a comprendere un qualunque discorso come un significatoCerca SIGNIFICATO nel glossario espresso in una regione determinata di oggetti. E’ evidente che potrei toccare un’altra regione di oggetti non omogenei con il significatoCerca SIGNIFICATO nel glossario globale che voglio trasmettere; mi astengo però dal farlo per non compromettere, appunto, la trasmissione del significatoCerca SIGNIFICATO nel glossario totale. Mi diventa chiaro allora, che le altre regioni oggettuali sono compresenti al mio discorrere e che potrei lasciarmi condurre da "associazioni libere" prive di finalità all’interno di una regione qualsiasi. E se lo faccio, mi rendo conto che tali associazioni corrispondono ad altre regioni, ad altre totalità significanti.
In questo esempio relativo al linguaggio il mio discorso si sviluppa in una regione di significati e di espressioni, si struttura all’interno dei limiti posti da un "orizzonte" si separa da altre regioni che sicuramente risulteranno strutturate da altri oggetti o da altre relazioni tra oggetti." (2)

Quando uno stimolo opera fra soglie suscita l’interesse della coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario rimanendo in un campo centrale - campo di presenza - verso il quale si dirige l’attenzione, in altre parole l’attenzione si muove per interessi, per qualcosa che in un modo o nell’altro impressiona la coscienza.

Lo stimolo che muove l’interesse può restare in un fuoco centrale di attenzioneCerca ATTENZIONE nel glossario percettiva, che denominiamo campo di presenza, e che è in relazione diretta con la percezione. Si intende per percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario la struttura di sensazioni effettuata dalla coscienza, riferita ad un senso o a vari sensi. Tutto ciò che non appare strettamente legato all’oggetto centrale si diluisce nell’attenzione, accompagnando, comunque, la presenza dell’oggetto mediante relazioni associative con altri oggetti non presenti, ma che sono a lui collegati. Questo fenomeno dell’attenzione, strettamente legato alla memoriaCerca MEMORIA nel glossario lo chiamiamo campo di compresenza. Nell’evocazione si può spostare l’attenzione dalle presenze alle compresenze, in quanto l’oggetto presente e gli oggetti compresenti sono stati registrati. La compresenzaCerca COMPRENSENZA, campo di nel glossario permette di strutturare i nuovi dati, in maniera tale che quando si fa attenzioneCerca ATTENZIONE nel glossario ad un oggetto, l’evidente si fa presente e ciò che non è evidente è compresente. Questa operazione viene fatta dalla coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario sulla percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario in modo tale che si struttura molto di più di quanto si percepisce. La compresenzaCerca COMPRENSENZA, campo di nel glossario include anche i diversi livelli di coscienza, così nella veglia c’è la compresenzaCerca COMPRENSENZA, campo di nel glossario degli insogniCerca INSOGNI nel glossario e nel sonno c’è la compresenzaCerca COMPRENSENZA, campo di nel glossario della veglia, e da luogo ai diversi stati.

In merito a questo argomento Silo spiega:
"Un giorno qualsiasi entro nella mia stanza e percepisco la finestra: la riconosco, mi è conosciuta. Ora ne ho una nuova percezione, ma in me agiscono anche le vecchie percezioni di essa, ritenute nella memoriaCerca MEMORIA nel glossario sotto formaCerca FORMA nel glossario di immagini. Oggi, però, mi rendo conto che in un angolo del vetro presenta una crepa…"quella non c’era", mi dico mettendo a confronto la nuova percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario con le ritenzioni in memoriaCerca MEMORIA nel glossario relative alle percezioni precedenti. In più mi succede di trovare una specie di sorpresa. La "finestra" percepita in occasioni anteriori è rimasta impressa nella mia memoriaCerca MEMORIA nel glossario come ritenzione, ma non passivamente come una fotografia: essa è attiva ed agisce proprio come agiscono le immagini. Le ritenzioni in memoria, infatti, agiscono su ciò che percepisco nonostante si siano formate nel passato. Si tratta di un passato sempre attualizzato, sempre presente prima di entrare nella mia stanza davo per scontato, presupponevo, che la finestra dovesse essere in perfette condizioni; non lo stavo pensando semplicemente, ci contavo. La finestra in particolare non era presente nei miei pensieri di quel momento, ma compresente: era interna all’orizzonte degli oggetti contenuti nella mia stanza. E’ grazie al sistema di compresenze, alla ritenzione in memoriaCerca MEMORIA nel glossario attualizzata e sovrapposta alla percezione, che la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario presume più di quanto percepisca. In questo fenomeno troviamo il funzionamento più elementare della credenza. E’ come se, nell’esempio citato, ioCerca IO nel glossario dicessi: "Credevo che la finestra fosse in perfette condizioni". Se, poi entrando nella mia stanza, mi fossero apparsi dei fenomeni propri di un campo differente di oggetti, per esempio il motore di un aereo o un ippopotamo, una tale situazione surreale mi risulterebbe incredibile: e non perché quegli oggetti non esistano, ma perché la loro collocazione sarebbe risultata esterna rispetto al campo di compresenzaCerca COMPRENSENZA, campo di nel glossario corrispondente alle mie ritenzioni. Riprendiamo l’esempio; ioCerca IO nel glossario sono entrato nella mia stanza guidato dall’intenzione, guidato dall’immagine di prendere una penna. Mentre camminavo, forse non stavo pensando al mio obiettivo, ma le immagini di ciò che dovevo raggiungere in un futuro immediato continuavano in ogni caso ad agire in compresenza. Il futuro della coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario era attualizzato, stava nel presente. Sfortunatamente ho trovato il vetro rotto e le mie intenzioni si sono modificate per via della necessità di risolvere un altro problema urgente. Ebbene, in qualsiasi istante presente della mia coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario posso osservare l’incrociarsi di ritenzioni e di futurizzazioni che agiscono in compresenzaCerca COMPRENSENZA, campo di nel glossario e in struttura. L’istante presente si costituisce nella mia coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario come un campo temporale attivo dato da tre tempi differenti."(3)

In questo caso la memoriaCerca MEMORIA nel glossario gioca il ruoloCerca RUOLI nel glossario fondamentale cioè quello di somministrare i dati che non sono presenti, ma che sono compresenti. La coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario effettua relazioni fra dati presenti e dati che non sono presenti, ma che in qualche modo sono legati all’oggetto. Questo legame che si stabilisce è un vincolo della memoria.


Memoria

Intendiamo per memoriaCerca MEMORIA nel glossario la funzione dello psichismoCerca PSICHISMO nel glossario che regola i tempi e immagazzina i registriCerca REGISTRO nel glossario o le sensazioni, generati dagli stimoli esterni ed interni, codificandoli, ordinandoli in base allo stato della struttura psichica nel momento dell’impressione.

In riferimento a questo ultimo aspetto, il tema degli impulsiCerca IMPULSI nel glossario è di particolare importanza per la speciale formaCerca FORMA nel glossario che ha la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario di lavorare le rappresentazioni attraverso le due vie possibili: la via astrattiva e la via associativa.


Astrazione e associazione

L’astrazione è il meccanismo della coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario che, a partire dai criteri di funzionalità degli oggetti, permette di formare i concetti ed opera riducendo la molteplicità fenomenica ai suoi caratteri essenziali. La capacità di astrazioneCerca ASTRAZIONE nel glossario della coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario aumenta nel livello di veglia e diminuisce nei livelli inferiori. Caratteristiche proprie del funzionamento del meccanismo di astrazioneCerca ASTRAZIONE nel glossario sono: l’indebolimento delle immagini e l’apparizione di certe categorie logiche difficilmente rappresentabili con immagini.

I fenomeni del mondo esternoCerca MONDO o AMBIENTE ESTERNO nel glossario o del mondo internoCerca MONDO o AMBIENTE INTERNO nel glossario sono elaborati comunque da questa attività astrattiva.

Il lavoro associativo agisce strutturando le rappresentazioni mediante i principi di similitudine, contiguità e contrasto, stabilendo differenti ordinamenti d’accordo al livello nel quale stanno operando.

Possiamo concludere che grazie al meccanismo dell’astrazione e dell’associazione la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario struttura le immagini.


Spazio di rappresentazione

Lo spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario è una specie di "schermo mentale" su cui vengono proiettate le immagini derivanti dagli stimoli sensoriali, da quelli della memoriaCerca MEMORIA nel glossario e da quelli prodotti dall’attività immaginativa della coscienza.

"Inoltre, la nostra preoccupazione non è rivolta al "problema dell’origine della rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario dello "spazio" ma, al contrario, al problema dello "spazio" che accompagna ogni rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario e nel quale si manifesta ogni rappresentazione. Ma poiché "lo spazio" di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario non è indipendente dalle rappresentazioni, non potremo rappresentare tale "spazio" se non come coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario della spazialità in qualunque rappresentazione." (4)

Questo "schermo di proiezione", è formato dall’insieme delle rappresentazioni interne delle sensazioni cenestesiche e cinestesiche (sensi interni), pertanto corrisponde esattamente ai segnali provenienti dal corpo fisico e viene registrato come sommatoria di essi, come una specie di "secondo corpo"costituito da rappresentazioni interne. Corrisponde allo spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario un registroCerca REGISTRO nel glossario visuale interno, per cui la sua composizione interna corrisponde alla struttura interna dell’occhio. Questo spazio oltre a possedere altezza e larghezza, possiede anche volume (profondità). E’ proprio in base alla profondità di collocazione dell’immagine che è possibile discriminare un fenomeno interno da uno esterno; in quest’ultimo caso si produce l’illusione che la rappresentazione, che è necessariamente interna, sia esterna come il fenomeno rappresentato. Nella misura in cui il livello di coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario si abbassa, aumentano le dimensione quindi il volume dello spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario e questo avviene in concomitanza con l’aumento dei registriCerca REGISTRO nel glossario dell’intracorpo. Invece, nella misura in cui il livello di coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario si avvicina alla veglia, lo spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario tende ad appiattirsi.
Dobbiamo inoltre affermare che lo spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario è sottomesso ai cicli o bioritmiCerca BIORITMI nel glossario che regolano l’intera struttura umana. Non esiste uno spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario vuoto, cioè senza contenuti; è infatti grazie alle rappresentazioni che si ha sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario di esso.

"Non abbiamo parlato di uno spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario in se ne di un quasi-spazio mentale. Abbiamo detto che la rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario in quanto tale non può rendersi indipendente dalla spazialità; ma con questo non abbiamo affermato che la rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario occupi uno spazio. E’ la formaCerca FORMA nel glossario della rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario spaziale ciò che prendiamo in considerazione. Stando così le cose se parliamo di "spazio di rappresentazione" senza riferirci ad una rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario specifica, è perché stiamo considerando l’insieme delle percezioni ed immagini (non visive) che danno l’esperienza vissuta ed il tonoCerca TONO nel glossario corporeo e di coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario nel quale mi riconosco come "io", nel quale mi riconosco come un "continuo", nonostante il fluire ed il cambiamento che vado sperimentando. Quindi, lo "spazio di rappresentazione" è tale non perché sia un contenitore vuoto che debba essere riempito da fenomeni di coscienza, ma perché la sua natura è rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario per cui, quando sorgono determinate immagini, la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario non può fare altro che presentarle sotto la formaCerca FORMA nel glossario dell’estensione. In modo analogo, avremmo potuto insistere sull’aspetto materiale della cosa rappresentata, riferendoci alla sostanzialità, senza per questo parlare dell’immagine nel senso in cui si esprimono la fisica o la chimica. Ci saremmo riferiti, in quel caso, ai dati iletici, ai dati materiali che non sono la materialità stessa. E, ovviamente, a nessuno verrebbe in mente che la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario abbia un colore o che sia un contenitore colorato per il fatto che le rappresentazioni visive si presentano colorate.
Ma nonostante tutto, sussiste una difficoltà. Quando diciamo che lo spazio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario ha diversi livelli di profondità, è perché stiamo parlando di uno spazio volumetrico, tridimensionale, oppure perché la struttura percettivo-rappresentativa della mia cenestesi mi si presenta volumetricamente? E’ vera, senza alcun dubbio la seconda alternativa; ed è per questo che le rappresentazioni possono apparire in alto o in basso, a sinistra o a destra e avanti o indietro e che anche lo "sguardo" si colloca, rispetto all’immagine, in una prospettiva determinata." (5)

La rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario interna dello spazio mentale, che corrisponde alla traduzione in immagini visive delle sensazioni interne del corpo, permette le connessioni tra le produzioni della coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario ed il corpo stesso. Questa connessione è necessaria perché il corpo possa muoversi coerentemente in una data direzione. Infatti un qualunque sistema di impulsiCerca IMPULSI nel glossario proveniente dai sensi, dalla memoriaCerca MEMORIA nel glossario o dalla immaginazione, quando raggiunge lo spazio di rappresentazione, viene trasformato in una immagineCerca IMMAGINE nel glossario che si colloca ad una certa altezza e ad una certa profondità di tale spazio; questa immagineCerca IMMAGINE nel glossario agisce poi sui centri ed il tipo di centro messo in azione, e quindi il tipo di risposta, dipende proprio dalla collocazione dell’immagine nello spazio di rappresentazione.
Quindi la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario servendosi dell’astrazione e dell’associazione, struttura le immagini dentro uno spazio di rappresentazione.


Immagine

Queste immagini sono collegamenti fra la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario che le formaCerca FORMA nel glossario e quei fenomeni del mondo oggettuale alle quali si riferiscono. Non si potrebbe verificare questa comunicazione se non esistessero queste connessioni che sono partite come impulsiCerca IMPULSI nel glossario e sono state tradotte in immagini, che si collocano nel livello corrispondente nello spazio di rappresentazione. Queste immagini "lanciano" un segnale sul centro di rispostaCerca RISPOSTA nel glossario corrispondente, affinché questo si attivi nel mondo esternoCerca MONDO o AMBIENTE ESTERNO nel glossario o interno.
"Abitualmente si conviene che durante il sonno la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario abbandoni gli interessi quotidiani, trascurando gli stimoli dei sensiCerca SENSI nel glossario esterni, ai quali risponde solo eccezionalmente, e cioè quando gli impulsiCerca IMPULSI nel glossario superano una determinata soglia oppure si avvicinano ad un "punto di allerta".
Eppure, durante il sonno con sogni, l’abbondanza delle immagini rivela la presenza di una grandissima quantità di percezioni, che sono quelle che corrispondono a tali immagini. D’altra parte, gli stimoli esterni vengono non solo attutiti ma anche trasformati affinché il livello di sonno possa permanere.
Questo modo di stare nel sonno da parte della coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario non è, di sicuro un modo di non stare nel mondo, bensì una particolare maniera di stare in esso e di agire, anche se l’azione è ora diretta verso il mondo interno. Infatti, durante il sonno con sogni, le immagini oltre a trasformare le percezioni esterne per far si che il livello di sonno permanga, intervengono anche nelle tensioniCerca TENSIONI nel glossario e nelle distensioni profonde e nell’economia energetica dell’intracorpo. Lo stesso vale per le immagini del "sognare da svegli", ed è proprio in questo livello intermedio che è possibile accedere alle drammatizzazioni che sorgono quando gli impulsiCerca IMPULSI nel glossario vengono tradotti da un senso all’altro.
In veglia, poi, le immagini non solo contribuiscono al riconoscimentoCerca RICONOSCIMENTO nel glossario della percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario ma tendono ad incanalare l’attività del corpo verso il mondo esterno.
Anche delle immagini dello stato di veglia si ha necessariamente un vissuto interno ed è per questo che esse finiscono per influenzare il comportamento dell’intracorpo. Certo quando l’interesse è posto sulla tonicità muscolareCerca TONICITA' MUSCOLARE nel glossario e sull’attività motoria, tali vissuti sono accessibili solo in via secondaria. Ma la situazione cambia rapidamente quando la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario si configura "emozionalmente": in questo caso, il vissuto dell’intracorpo si amplifica mentre le immagini continuano a trainare le azioni nel mondo esternoCerca MONDO o AMBIENTE ESTERNO nel glossario oppure, come avviene in certe occasioni, inibiscono ogni azione determinando un"accomodamento tattico del corpo" alla situazione; questa inibizione in seguito sarà interpretata come un’ atteggiamento corretto oppure come un’ atteggiamento sbagliato, ma in ogni caso essa costituisce un’ adattamento della condotta al mondo." (6)

Sia nella veglia, che nel sonno e nel semisonno queste immagini connettono lo psichismoCerca PSICHISMO nel glossario con quelle realtà psichiche che si vogliono segnalare e che appaiono notevolmente tradotte.
Gli impulsi, che sono partiti dall’apparato sensoriale, saranno notevolmente tradotti e trasformati prima ancora di raggiungere la coscienza, questa informazione non corrisponderà esattamente al dato percepito dal senso. Tutto questo dipende sia dalle condizioni sensoriali previe che dal lavoro particolare dei diversi livelli di coscienza. Altrettanto succederà con dati che, provenenti dalla memoria, aprono le vie astrattive o associative nella coscienza, ma che prima di arrivare uscendo dalla memoria, hanno già subito variazioni.
Ribadiamo ancora una volta che da ogni senso partono degli impulsiCerca IMPULSI nel glossario che saranno tradotti con immagini corrispondenti, che non saranno necessariamente visive. Tutti i sensiCerca SENSI nel glossario "lanciano" il loro impulso sensoriale che si modificherà convertendosi in un’immagine adeguata a secondo del senso: immagineCerca IMMAGINE nel glossario tattile, auditiva, cenestesica, ecc..
Chiameremo "immagine" la rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario strutturata e conformata dalla coscienza, delle sensazioni o percezioni che provengono (sensazione) o sono pervenute (memoria) dal mondo esternoCerca MONDO o AMBIENTE ESTERNO nel glossario o interno. L’immagine a sua volta è l’insieme di impulsiCerca IMPULSI nel glossario che la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario invia ai centri per attivare risposte.


Funzioni dell’immagine

Lo studio dell’immagine permette di comprendere la formaCerca FORMA nel glossario che ha la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario per esprimersi nel mondo.
L’immagine compie la funzione di:

  1. attivare i centri di rispostaCerca CENTRI DI RISPOSTA nel glossario per allontanare o avvicinare la struttura psicofisicaCerca PSICOFISICA, ginnastica nel glossario dagli stimoli a secondo delle loro caratteristiche. Si ricorre all’immaginazione anche nel caso della memoria, i cui dati piacevoli o dolorosi, attivano la struttura psicofisicaCerca PSICOFISICA, ginnastica nel glossario in una o in un'altra direzione.
  2. trasportare gli impulsiCerca IMPULSI nel glossario ai centri di risposta. Quando sorge una immagineCerca IMMAGINE nel glossario tende ad attivare una rispostaCerca RISPOSTA nel glossario grazie al meccanismo della" tonicità muscolare". Pertanto diciamo che l’immagine porta cariche psichiche da un punto all’altro, trasferendo impulsiCerca IMPULSI nel glossario che in certe occasioni possono essere tensioni, irritazioni, o dati di memoria. Questi impulsiCerca IMPULSI nel glossario si convertono in immagini che, inviando segnali ai centri, terminano attivando il corpo. Attraverso l’immagine i registriCerca REGISTRO nel glossario di piacereCerca PIACERE nel glossario o doloreCerca DOLORE nel glossario possono manifestarsi nell’attività del corpo.

    L’utilità del meccanismo della funzione "catartica" dell’immagine, è notevole per l’economia dello psichismo, cioè scaricare tensioniCerca TENSIONI nel glossario mediante l’evocazione di situazioni piacevoli o dolorose. L’immagine può svolgere una "funzione trasferenziale", quando questa si separa dal campo di impulsiCerca IMPULSI nel glossario da cui ha avuto origine.
  3. Ogni impulso proveniente dai sensiCerca SENSI nel glossario o dalla memoriaCerca MEMORIA nel glossario suscita una immagine, nell’apparato di registro. Le immagini che accompagnano le percezioni dei sensiCerca SENSI nel glossario generano un’attività di rispostaCerca RISPOSTA nel glossario allo stimolo iniziale.

Quindi non è la sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario o la percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario ad attivare una risposta, ma le immagini suscitate dalla percezione.
Crediamo che molti aspetti del tema che stiamo trattando, restino opportunamente chiariti nella seguente nota che, anche se estesa, ci sembra importante inserire:
"Per allungare un braccio, aprire una mano e prendere un oggetto, ho bisogno di ricevere informazioni sulla posizione del braccio e della mano. Queste mi arrivano grazie a percezioni cinestesiche e cenestesiche, cioè percezioni provenienti dall’intracorpo, il quale e’ dotato di sensori che eseguono compiti specializzati, proprio come fanno i sensori tattili, uditivi, gustativi, visivi, olfattivi dei sensiCerca SENSI nel glossario esterni. Ho anche bisogno di mettere insieme dei dati visivi riguardanti la distanza tra il mio corpo e l’oggetto. In altre parole prima di estendere il braccio debbo raccogliere una complessa quantità di informazioni, una "struttura di percezioni" e non una semplice somma di percezioni separate.
Nel mentre mi dispongo a prendere un oggetto, effettuo anche una selezione dell’informazione, scartando quella che al momento non mi serve. La concezione secondo la quale mi limito a rimanere passivo mentre percepisco mi risulta del tutto inadeguata a spiegare il fatto che posso dare direzione ad una struttura di percezioni conformemente all’intenzione di prender un oggetto. Tutto ciò mi diventa più chiaro quando passo ad eseguire il movimento: mi rendo conto che posso "aggiustare" continuamente il movimento stesso grazie ai dati che i sensiCerca SENSI nel glossario mi forniscono su di esso secondo un meccanismo di retroalimentazione. E’ chiaro che la semplice percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario non e’ in grado di spiegare come possa mettere in movimento il braccio e riaggiustarne la traiettoria. A questo punto, per evitare di confondere le diverse sensazioni, decido, una volta collocatomi di fronte all’oggetto, di eseguire ad occhi chiusi le operazioni con il braccio e la mano. Sperimento nuovamente le sensazioni interne ma, in assenza della vista il calcolo della distanza mi risulta difficile. Se rappresentandolo, sbaglio la posizione dell’oggetto, se cioè lo immagino in un luogo diverso da quello in cui esso si trova realmente, sicuramente la mia mano non riuscirà a prenderlo. La mia mano, cioè, si muoverà nella direzione "tracciata" dall’immagine visiva. Altrettanto posso esperire con gli altri sensiCerca SENSI nel glossario esterni che traggono informazioni dai fenomeni: anche ad essi corrispondono delle immagini che sono, apparentemente, delle "copie" delle percezioni. Posso infatti contare su delle immagini gustative, olfattive, ecc. Così come su immagini corrispondenti ai sensiCerca SENSI nel glossario interni, quali posizione, movimento, dolore, acidità, pressione interna, ecc.
Se approfondisco questo aspetto, scopro che sono proprio le immagini a determinare le attività del corpo, e che esse, pur riproducendo la percezione, sono dotate di una grande mobilità: sono instabili e tendono a trasformarsi sia volontariamente che involontariamente. A questo punto devo ricordare che la Psicologia ingenua ha creduto che le immagini fossero qualcosa di passivo e che la loro unica funzione fosse quella di costituire il fondamento dei ricordi; pertanto mano a mano che esse si allontanavano dalla "dittatura" della percezione, finivano per cadere nella categoria degli errori privi di significato. A quei tempi tutta la pedagogia si basava sulla crudele ripetizione a memoriaCerca MEMORIA nel glossario dei testi mentre la creatività e la comprensione erano ridotte al minimo giacché, come abbiamo osservato, la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario era considerata passiva. Ma andiamo avanti.
E’ evidente che anche dell’immagine ho una percezione, e questo mi permette di distinguere un immagineCerca IMMAGINE nel glossario dall’altra proprio come distinguo una percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario dall’altra. O forse non mi risulta possibile ricordare delle immagini, rappresentare cose immaginate in precedenza? Vediamo. Se adesso, con gli occhi aperti, effettuo l’operazione di prendere un oggetto, non mi sara’ agevole percepire l’azione dell’immagine che va sovrapponendosi alla percezione; ma se immagino l’oggetto in una posizione falsa, nonostante abbia visto e conosca la sua posizione vera, la mia mano si muoverà di slancio verso ciò che ho immaginato e non verso ciò che ho visto. Quindi e’ l’immagine e non la semplice percezioneCerca PERCEZIONE nel glossario a determinare l’attività nei confronti di un oggetto. Si può replicare utilizzando l’argomento dell’arco riflesso corto che non passa per la corteccia cerebrale ma si chiude a livello di midollo, dando origine ad una rispostaCerca RISPOSTA nel glossario ancor prima che lo stimolo possa essere analizzato: ma se con questo si vuol dire che esistono risposte automatiche che non richiedono l’attività della coscienza, noi stessi possiamo citare un gran numero di operazioni involontarie, naturali, comuni tanto al copro umano che a quello di diversi animali. Solo che in questo modo non si fornisce alcuna spiegazione sul problema dell’immagine.
Sul tema delle immagini che si sovrappongono alla percezione, aggiungeremo che si tratta di un fenomeno che si da’ in tutti i casi, anche se non riusciamo ad osservarlo con la stessa chiarezza con cui lo osservavamo allorché immaginavamo accanto ad un oggetto realmente percepito una sua copia inesistente. Dobbiamo anche considerare che il braccio non risponde solo perché se ne e’ immaginato visivamente il movimento. Il braccio si muove quando viene lanciata nell’intracorpo un immagineCerca IMMAGINE nel glossario che corrisponde alle percezioni interne del livello muscolare, del livello in cui si produce il movimento. L’immagine visiva, invece, traccia la direzione lungo la quale il braccio tenderà a spostarsi. Queste affermazioni trovano conferma nel fatto che durante il sonno il corpo del dormiente, nonostante il gran proliferare di immagini, permane quieto. E’ chiaro che in questo caso il paesaggio di rappresentazioneCerca RAPPRESENTAZIONE nel glossario del dormiente si e’ "interiorizzato", per cui le sue immagini si dirigono verso le cappe più interne dell’intracorpo e non verso gli strati muscolari. Nel sonno i sensiCerca SENSI nel glossario esterni tendono a disattivarsi, e lo stesso vale per le loro immagini. Se si cita il caso dell’agitazione che accompagna gli incubi o il sonnambulismo, risponderemo che dal livello di sonno profondo si passa gradualmente a quello di dormiveglia attivo; qui i sensiCerca SENSI nel glossario esterni si mettono in funzione, e le immagini cominciano ad "esteriorizzarsi" ponendo il corpo in attività."(7)

L’immagine orienta il sistema muscolare. Non è lo stimolo che muove i muscoli, ma è l’immagine che agisce sui sistemi muscolari esterni ed interni, producendo numerosi fenomeni fisiologici. La funzione dell’immagine è quella di apportare e restituire energia al mondo esternoCerca MONDO o AMBIENTE ESTERNO nel glossario dal quale arrivano le sensazioni.

In questo modo, gli impulsiCerca IMPULSI nel glossario cenestetici origineranno immagini, ma quando entrano in funzione i fenomeni di traduzione e di trasformazione, le cose si complicano enormemente, perché possono apparire immagini specifiche di un senso nonostante che gli impulsiCerca IMPULSI nel glossario che le hanno originate provenissero in realtà da altri sensi.
In questo modo, per esempio, un dato cenestesico arrivando alla coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario si configura come immagineCerca IMMAGINE nel glossario visiva, anche se la sua fonte primaria sia stata cenestesica. La cenestesia non invia informazione sotto formaCerca FORMA nel glossario di immagini visive, ma comunque si produce una traduzione dell’impulso ed il segnale, che inizialmente è stato di tipo cenestetico, arriva alla coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario come immagineCerca IMMAGINE nel glossario visiva, auditiva o di altro tipo.

Effettivamente i fenomeni di trasformazione e traduzione di impulsiCerca IMPULSI nel glossario creano notevoli complicazioni quando si vuole seguire il percorso degli impulsiCerca IMPULSI nel glossario in generale. Seguire un determinato impulso risulta difficile proprio per le trasformazioni a cui può andare in contro nel corso del suo cammino. Proprio la mobilità degli impulsiCerca IMPULSI nel glossario e la loro capacità di essere trasformati e tradotti ha impedito agli studiosi che se ne sono occupati, di comprendere il corretto funzionamento dello psichismo.

Se si intende questo il problema della sofferenzaCerca SOFFERENZA nel glossario verrà valutato in modo completamente diverso. Considerate infatti che ciò che provoca doloreCerca DOLORE nel glossario in un punto del corpo può venire illusoriamente trasformato e tradotto e poi subire nuove deformazioni al momento di venire evocato. Per la sofferenzaCerca SOFFERENZA nel glossario - ora non parliamo del doloreCerca DOLORE nel glossario fisico ma di quello psicologico - sono valide le stesse considerazioni. Ma se gli impulsiCerca IMPULSI nel glossario di doloreCerca DOLORE nel glossario o di sofferenzaCerca SOFFERENZA nel glossario si trasformano in immagini che non corrispondono più ad essi, neppure le risposte attivate da tali immagini corrisponderanno più agli impulsiCerca IMPULSI nel glossario iniziali.


Sensazione

Il sorgere di una immagineCerca IMMAGINE nel glossario è sempre accompagnato da una sensazione. In base alla sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario prodotta da stimoli captati dai sensiCerca SENSI nel glossario esterni o interni, dai ricordiCerca RICORDO nel glossario e dall’immaginazione, appare il registro, l’esperienza della sensazione.

La sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario si può definire come l’atomo teorico della percezione; il registroCerca REGISTRO nel glossario che si ottiene nel captare uno stimolo proveniente dal mondo esternoCerca MONDO o AMBIENTE ESTERNO nel glossario o interno (incluso le immagini o ricordi) che fa variare il tono, l’intensità di lavoro del senso che percepisce. Da questo punto di vista deriva che nella coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario non può esistere alcun fenomeno che non sia stato captato dai sensi; anche i contenuti della memoria, l’attività della propria coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario e quella dei centri vengono registrate dai sensiCerca SENSI nel glossario interni.

Per la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario esiste solo ciò che si manifesta ad essa e questo vale anche quando la coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario si manifesta a sé stessa; anche questa manifestazione, come tutte le altre, deve essere registrata, ciò corrisponde ad una sensazione. Considerare il problema del doloreCerca DOLORE nel glossario e della sofferenzaCerca SOFFERENZA nel glossario in termini unicamente di sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario è interessante ma inadeguato. Se sappiamo che le sensazioni, in quanto impulsi, vengono deformate e trasformate nella rappresentazione, la sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario non risulta sufficiente a spiegare il fenomeno del doloreCerca DOLORE nel glossario e della sofferenza. Dobbiamo chiamare in causa anche l’attività dell’immaginazione.


Immaginazione

L’immaginazione è l’attività della coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario in cui opera il meccanismo associativo. E’ interessante fare alcune distinzioni fra immaginazioneCerca IMMAGINAZIONE nel glossario spontanea e diretta: nell’immaginazione spontanea o libera il meccanismo associativo opera liberamente producendo immagini che si impongono alla coscienzaCerca COSCIENZA nel glossario - soprattutto nei livelli di sonno e dormiveglia - ; nell’immaginazione diretta al contrario l’associazione viene ordinata secondo un piano di inventiva proposto dalla coscienza, con l’interesse di dare formaCerca FORMA nel glossario a qualcosa di ancora inesistente.

Ogni nuova sensazioneCerca SENSAZIONE nel glossario è comparata con altre già registrate in precedenza nella memoria. A volte, le sensazioni immagazzinate sono proiettate in un tempo diverso dall’ attuale il futuro. In entrambe le operazioni - attualizzazione o ricordoCerca RICORDO nel glossario e proiezione o immaginazioneCerca IMMAGINAZIONE nel glossario - si sperimenta una sensazione.

La memoriaCerca MEMORIA nel glossario opera strutturalmente con la coscienza, i sensi, ed il livello di lavoro dello psichismo.

Una complessa concatenazione di fattori (sensazione, memoriaCerca MEMORIA nel glossario e immaginazione), lavorando in struttura, permettono che le sensazioni, per influenza dei dati provenienti dalla memoria, si trasformano e si traducono apparendo poi come immaginazione.

Il doloreCerca DOLORE nel glossario e la sofferenzaCerca SOFFERENZA nel glossario in particolare, finiscono generalmente fortemente deformati e tradotti dall’immaginazione. Quindi numerose sofferenze non esistono, tranne che nelle immagini trasformate da questi processi mentali.

In conclusione i centri di rispostaCerca CENTRI DI RISPOSTA nel glossario si attivano grazie alle immagini che si formano nella coscienza, tranne nel caso di immagini corrispondenti ad alcuni impulsiCerca IMPULSI nel glossario che provengono direttamente dalla cenestesia e che si dirigono al centro vegetativo.

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Note:
2. Silo,"Contributi al pensiero", opere complete volume 1 Multimage,Torino 2002, pag.256 - 257;

3. Silo, Conferenza "Pensiero e opera letteraria" opere complete volume 1 Multimage, Torino 2002, pqg.885 - 886;

4. Silo," Contributi al pensiero", op. cit. pag. 233 - 234;
5. Silo, ibid. pag.255 - 256;
6. Silo, ibid. pag. 249 - 250;
7. Silo, Conferenza "Pensiero e opera letteraria" opere complete volume 1 Multimage, Torino 2002, pqg. 882 - 883;

 
 

Così, oggi vola verso le stelle l'eroe di quest'età. Vola verso regioni prima ignorate.
Vola verso l'esterno del suo mondo e senza saperlo è spinto verso il centro interno e luminoso.

(Silo - Lo Sguardo Interno, capitolo XX)
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