I^ IMPULSI, CAMPO DI RAPPRESENTAZIONE E MEMORIA
Indice:
Impulsi
Chiamiamo impulsi i segnali che arrivano alla coscienza dall’apparato dei sensi o da quello della memoria e che la coscienza traduce in immagini attraverso le vie astrattive o associative. Gli impulsi subiscono numerose trasformazioni e traduzioni anche prima di essere trasformati in immagini. La coscienza trasforma le strutture di percezione o reminiscenza, al fine di elaborare risposte efficaci per equilibrare i mondi: interno ed esterno.
Campi di presenza e compresenza
Qualsiasi rappresentazione che appare nel campo di presenza della coscienza
suscita catene associative fra l’oggetto presentato e la sua
compresenza. Mentre nel campo di presenza l’oggetto è catturato con
precisione di dettagli, nel campo di compresenza appaiono relazioni con altri oggetti che non sono presenti ma che ne sono comunque relazionati.
E’ da osservare l’importanza che hanno i campi di presenza e compresenza
nella traduzione degli impulsi, come ad esempio nel caso della
traduzione allegorica, dove molta materia prima proviene dai dati della
compresenza vigilica.
"Spieghiamo meglio questo punto con un esempio riguardante il
tema del linguaggio e delle sue espressioni e significati. Posso
osservare che, nello sviluppo del mio discorso mi si presentano
numerose alternative che scelgo non secondo un senso associativo
lineare ma secondo dei significati che a loro volta sono in rapporto
con il significato globale del mio discorso. Seguendo questa linea, posso arrivare a comprendere un qualunque discorso come un significato
espresso in una regione determinata di oggetti. E’ evidente che potrei
toccare un’altra regione di oggetti non omogenei con il significato globale che voglio trasmettere; mi astengo però dal farlo per non compromettere, appunto, la trasmissione del significato
totale. Mi diventa chiaro allora, che le altre regioni oggettuali sono
compresenti al mio discorrere e che potrei lasciarmi condurre da
"associazioni libere" prive di finalità all’interno di una regione
qualsiasi. E se lo faccio, mi rendo conto che tali associazioni
corrispondono ad altre regioni, ad altre totalità significanti.
In questo esempio relativo al linguaggio il mio discorso si
sviluppa in una regione di significati e di espressioni, si struttura
all’interno dei limiti posti da un "orizzonte" si separa da altre
regioni che sicuramente risulteranno strutturate da altri oggetti o da
altre relazioni tra oggetti." (2)
Quando uno stimolo opera fra soglie suscita l’interesse della coscienza
rimanendo in un campo centrale - campo di presenza - verso il quale si
dirige l’attenzione, in altre parole l’attenzione si muove per
interessi, per qualcosa che in un modo o nell’altro impressiona la
coscienza.
Lo stimolo che muove l’interesse può restare in un fuoco centrale di attenzione percettiva, che denominiamo campo di presenza, e che è in relazione diretta con la percezione. Si intende per percezione
la struttura di sensazioni effettuata dalla coscienza, riferita ad un
senso o a vari sensi. Tutto ciò che non appare strettamente legato
all’oggetto centrale si diluisce nell’attenzione, accompagnando,
comunque, la presenza dell’oggetto mediante relazioni associative con
altri oggetti non presenti, ma che sono a lui collegati. Questo
fenomeno dell’attenzione, strettamente legato alla memoria
lo chiamiamo campo di compresenza. Nell’evocazione si può spostare
l’attenzione dalle presenze alle compresenze, in quanto l’oggetto
presente e gli oggetti compresenti sono stati registrati. La compresenza permette di strutturare i nuovi dati, in maniera tale che quando si fa attenzione ad un oggetto, l’evidente si fa presente e ciò che non è evidente è compresente. Questa operazione viene fatta dalla coscienza sulla percezione in modo tale che si struttura molto di più di quanto si percepisce. La compresenza include anche i diversi livelli di coscienza, così nella veglia c’è la compresenza degli insogni e nel sonno c’è la compresenza della veglia, e da luogo ai diversi stati.
In merito a questo argomento Silo spiega:
"Un giorno qualsiasi entro nella mia stanza e percepisco la
finestra: la riconosco, mi è conosciuta. Ora ne ho una nuova
percezione, ma in me agiscono anche le vecchie percezioni di essa,
ritenute nella memoria sotto forma
di immagini. Oggi, però, mi rendo conto che in un angolo del vetro
presenta una crepa…"quella non c’era", mi dico mettendo a confronto la
nuova percezione con le ritenzioni in memoria
relative alle percezioni precedenti. In più mi succede di trovare una
specie di sorpresa. La "finestra" percepita in occasioni anteriori è
rimasta impressa nella mia memoria
come ritenzione, ma non passivamente come una fotografia: essa è attiva
ed agisce proprio come agiscono le immagini. Le ritenzioni in memoria,
infatti, agiscono su ciò che percepisco nonostante si siano formate nel
passato. Si tratta di un passato sempre attualizzato, sempre presente
prima di entrare nella mia stanza davo per scontato, presupponevo, che
la finestra dovesse essere in perfette condizioni; non lo stavo
pensando semplicemente, ci contavo. La finestra in particolare non era
presente nei miei pensieri di quel momento, ma compresente: era interna
all’orizzonte degli oggetti contenuti nella mia stanza. E’ grazie al
sistema di compresenze, alla ritenzione in memoria attualizzata e sovrapposta alla percezione, che la coscienza
presume più di quanto percepisca. In questo fenomeno troviamo il
funzionamento più elementare della credenza. E’ come se, nell’esempio
citato, io
dicessi: "Credevo che la finestra fosse in perfette condizioni". Se,
poi entrando nella mia stanza, mi fossero apparsi dei fenomeni propri
di un campo differente di oggetti, per esempio il motore di un aereo o
un ippopotamo, una tale situazione surreale mi risulterebbe
incredibile: e non perché quegli oggetti non esistano, ma perché la
loro collocazione sarebbe risultata esterna rispetto al campo di
compresenza corrispondente alle mie ritenzioni. Riprendiamo l’esempio; io
sono entrato nella mia stanza guidato dall’intenzione, guidato
dall’immagine di prendere una penna. Mentre camminavo, forse non stavo
pensando al mio obiettivo, ma le immagini di ciò che dovevo raggiungere
in un futuro immediato continuavano in ogni caso ad agire in
compresenza. Il futuro della coscienza
era attualizzato, stava nel presente. Sfortunatamente ho trovato il
vetro rotto e le mie intenzioni si sono modificate per via della
necessità di risolvere un altro problema urgente. Ebbene, in qualsiasi
istante presente della mia coscienza posso osservare l’incrociarsi di ritenzioni e di futurizzazioni che agiscono in compresenza e in struttura. L’istante presente si costituisce nella mia coscienza come un campo temporale attivo dato da tre tempi differenti."(3)
In questo caso la memoria gioca il ruolo fondamentale cioè quello di somministrare i dati che non sono presenti, ma che sono compresenti. La coscienza
effettua relazioni fra dati presenti e dati che non sono presenti, ma
che in qualche modo sono legati all’oggetto. Questo legame che si
stabilisce è un vincolo della memoria.
Memoria
Intendiamo per memoria la funzione dello psichismo che regola i tempi e immagazzina i registri
o le sensazioni, generati dagli stimoli esterni ed interni,
codificandoli, ordinandoli in base allo stato della struttura psichica
nel momento dell’impressione.
In riferimento a questo ultimo aspetto, il tema degli impulsi è di particolare importanza per la speciale forma che ha la coscienza di lavorare le rappresentazioni attraverso le due vie possibili: la via astrattiva e la via associativa.
Astrazione e associazione
L’astrazione è il meccanismo della coscienza
che, a partire dai criteri di funzionalità degli oggetti, permette di
formare i concetti ed opera riducendo la molteplicità fenomenica ai
suoi caratteri essenziali. La capacità di astrazione della coscienza
aumenta nel livello di veglia e diminuisce nei livelli inferiori.
Caratteristiche proprie del funzionamento del meccanismo di astrazione sono: l’indebolimento delle immagini e l’apparizione di certe categorie logiche difficilmente rappresentabili con immagini.
I fenomeni del mondo esterno o del mondo interno sono elaborati comunque da questa attività astrattiva.
Il lavoro associativo agisce strutturando le rappresentazioni
mediante i principi di similitudine, contiguità e contrasto, stabilendo
differenti ordinamenti d’accordo al livello nel quale stanno operando.
Possiamo concludere che grazie al meccanismo dell’astrazione e dell’associazione la coscienza struttura le immagini.
Spazio di rappresentazione
Lo spazio di rappresentazione
è una specie di "schermo mentale" su cui vengono proiettate le immagini
derivanti dagli stimoli sensoriali, da quelli della memoria e da quelli prodotti dall’attività immaginativa della coscienza.
"Inoltre, la nostra preoccupazione non è rivolta al "problema dell’origine della rappresentazione dello "spazio" ma, al contrario, al problema dello "spazio" che accompagna ogni rappresentazione e nel quale si manifesta ogni rappresentazione. Ma poiché "lo spazio" di rappresentazione non è indipendente dalle rappresentazioni, non potremo rappresentare tale "spazio" se non come coscienza della spazialità in qualunque rappresentazione." (4)
Questo "schermo di proiezione", è formato dall’insieme delle
rappresentazioni interne delle sensazioni cenestesiche e cinestesiche
(sensi interni), pertanto corrisponde esattamente ai segnali
provenienti dal corpo fisico e viene registrato come sommatoria di
essi, come una specie di "secondo corpo"costituito da rappresentazioni
interne. Corrisponde allo spazio di rappresentazione un registro
visuale interno, per cui la sua composizione interna corrisponde alla
struttura interna dell’occhio. Questo spazio oltre a possedere altezza
e larghezza, possiede anche volume (profondità). E’ proprio in base
alla profondità di collocazione dell’immagine che è possibile
discriminare un fenomeno interno da uno esterno; in quest’ultimo caso
si produce l’illusione che la rappresentazione, che è necessariamente
interna, sia esterna come il fenomeno rappresentato. Nella misura in cui il livello di coscienza si abbassa, aumentano le dimensione quindi il volume dello spazio di rappresentazione e questo avviene in concomitanza con l’aumento dei registri dell’intracorpo. Invece, nella misura in cui il livello di coscienza si avvicina alla veglia, lo spazio di rappresentazione tende ad appiattirsi.
Dobbiamo inoltre affermare che lo spazio di rappresentazione è sottomesso ai cicli o bioritmi che regolano l’intera struttura umana. Non esiste uno spazio di rappresentazione vuoto, cioè senza contenuti; è infatti grazie alle rappresentazioni che si ha sensazione di esso.
"Non abbiamo parlato di uno spazio di rappresentazione in se ne di un quasi-spazio mentale. Abbiamo detto che la rappresentazione in quanto tale non può rendersi indipendente dalla spazialità; ma con questo non abbiamo affermato che la rappresentazione occupi uno spazio. E’ la forma della rappresentazione
spaziale ciò che prendiamo in considerazione. Stando così le cose se
parliamo di "spazio di rappresentazione" senza riferirci ad una
rappresentazione
specifica, è perché stiamo considerando l’insieme delle percezioni ed
immagini (non visive) che danno l’esperienza vissuta ed il tono corporeo e di coscienza
nel quale mi riconosco come "io", nel quale mi riconosco come un
"continuo", nonostante il fluire ed il cambiamento che vado
sperimentando. Quindi, lo "spazio di rappresentazione" è tale non
perché sia un contenitore vuoto che debba essere riempito da fenomeni
di coscienza, ma perché la sua natura è rappresentazione per cui, quando sorgono determinate immagini, la coscienza non può fare altro che presentarle sotto la forma dell’estensione. In modo analogo, avremmo potuto insistere sull’aspetto materiale della
cosa rappresentata, riferendoci alla sostanzialità, senza per questo
parlare dell’immagine nel senso in cui si esprimono la fisica o la
chimica. Ci saremmo riferiti, in quel caso, ai dati iletici, ai dati materiali che non sono la materialità stessa. E, ovviamente, a nessuno verrebbe in mente che la coscienza abbia un colore o che sia un contenitore colorato per il fatto che le rappresentazioni visive si presentano colorate.
Ma nonostante tutto, sussiste una difficoltà. Quando diciamo che lo spazio di rappresentazione
ha diversi livelli di profondità, è perché stiamo parlando di uno
spazio volumetrico, tridimensionale, oppure perché la struttura
percettivo-rappresentativa della mia cenestesi mi si presenta
volumetricamente? E’ vera, senza alcun dubbio la seconda alternativa;
ed è per questo che le rappresentazioni possono apparire in alto o in
basso, a sinistra o a destra e avanti o indietro e che anche lo
"sguardo" si colloca, rispetto all’immagine, in una prospettiva
determinata." (5)
La rappresentazione
interna dello spazio mentale, che corrisponde alla traduzione in
immagini visive delle sensazioni interne del corpo, permette le
connessioni tra le produzioni della coscienza
ed il corpo stesso. Questa connessione è necessaria perché il corpo
possa muoversi coerentemente in una data direzione. Infatti un
qualunque sistema di impulsi proveniente dai sensi, dalla memoria o dalla immaginazione, quando raggiunge lo spazio di rappresentazione, viene trasformato in una immagine che si colloca ad una certa altezza e ad una certa profondità di tale spazio; questa immagine
agisce poi sui centri ed il tipo di centro messo in azione, e quindi il
tipo di risposta, dipende proprio dalla collocazione dell’immagine
nello spazio di rappresentazione.
Quindi la coscienza servendosi dell’astrazione e dell’associazione, struttura le immagini dentro uno spazio di rappresentazione.
Immagine
Queste immagini sono collegamenti fra la coscienza che le forma
e quei fenomeni del mondo oggettuale alle quali si riferiscono. Non si
potrebbe verificare questa comunicazione se non esistessero queste
connessioni che sono partite come impulsi
e sono state tradotte in immagini, che si collocano nel livello
corrispondente nello spazio di rappresentazione. Queste immagini
"lanciano" un segnale sul centro di risposta corrispondente, affinché questo si attivi nel mondo esterno o interno.
"Abitualmente si conviene che durante il sonno la coscienza abbandoni gli interessi quotidiani, trascurando gli stimoli dei sensi esterni, ai quali risponde solo eccezionalmente, e cioè quando gli impulsi superano una determinata soglia oppure si avvicinano ad un "punto di allerta".
Eppure, durante il sonno con sogni, l’abbondanza delle immagini
rivela la presenza di una grandissima quantità di percezioni, che sono
quelle che corrispondono a tali immagini. D’altra parte, gli stimoli
esterni vengono non solo attutiti ma anche trasformati affinché il
livello di sonno possa permanere.
Questo modo di stare nel sonno da parte della coscienza
non è, di sicuro un modo di non stare nel mondo, bensì una particolare
maniera di stare in esso e di agire, anche se l’azione è ora diretta
verso il mondo interno. Infatti, durante il sonno con sogni, le
immagini oltre a trasformare le percezioni esterne per far si che il
livello di sonno permanga, intervengono anche nelle tensioni
e nelle distensioni profonde e nell’economia energetica
dell’intracorpo. Lo stesso vale per le immagini del "sognare da
svegli", ed è proprio in questo livello intermedio che è possibile
accedere alle drammatizzazioni che sorgono quando gli impulsi vengono tradotti da un senso all’altro.
In veglia, poi, le immagini non solo contribuiscono al riconoscimento della percezione ma tendono ad incanalare l’attività del corpo verso il mondo esterno.
Anche delle immagini dello stato di veglia si ha necessariamente
un vissuto interno ed è per questo che esse finiscono per influenzare
il comportamento dell’intracorpo. Certo quando l’interesse è posto
sulla tonicità muscolare
e sull’attività motoria, tali vissuti sono accessibili solo in via
secondaria. Ma la situazione cambia rapidamente quando la coscienza
si configura "emozionalmente": in questo caso, il vissuto
dell’intracorpo si amplifica mentre le immagini continuano a trainare
le azioni nel mondo esterno
oppure, come avviene in certe occasioni, inibiscono ogni azione
determinando un"accomodamento tattico del corpo" alla situazione;
questa inibizione in seguito sarà interpretata come un’ atteggiamento
corretto oppure come un’ atteggiamento sbagliato, ma in ogni caso essa
costituisce un’ adattamento della condotta al mondo." (6)
Sia nella veglia, che nel sonno e nel semisonno queste immagini connettono lo psichismo con quelle realtà psichiche che si vogliono segnalare e che appaiono notevolmente tradotte.
Gli impulsi, che sono partiti dall’apparato sensoriale, saranno
notevolmente tradotti e trasformati prima ancora di raggiungere la
coscienza, questa informazione non corrisponderà esattamente al dato
percepito dal senso. Tutto questo dipende sia dalle condizioni
sensoriali previe che dal lavoro particolare dei diversi livelli di
coscienza. Altrettanto succederà con dati che, provenenti dalla
memoria, aprono le vie astrattive o associative nella coscienza, ma che
prima di arrivare uscendo dalla memoria, hanno già subito variazioni.
Ribadiamo ancora una volta che da ogni senso partono degli impulsi che saranno tradotti con immagini corrispondenti, che non saranno necessariamente visive. Tutti i sensi "lanciano" il loro impulso sensoriale che si modificherà convertendosi in un’immagine adeguata a secondo del senso: immagine tattile, auditiva, cenestesica, ecc..
Chiameremo "immagine" la rappresentazione
strutturata e conformata dalla coscienza, delle sensazioni o percezioni
che provengono (sensazione) o sono pervenute (memoria) dal mondo esterno o interno. L’immagine a sua volta è l’insieme di impulsi che la coscienza invia ai centri per attivare risposte.
Funzioni dell’immagine
Lo studio dell’immagine permette di comprendere la forma che ha la coscienza per esprimersi nel mondo.
L’immagine compie la funzione di:
- attivare i centri di risposta
per allontanare o avvicinare la struttura psicofisica
dagli stimoli a secondo delle loro caratteristiche. Si ricorre
all’immaginazione anche nel caso della memoria, i cui dati piacevoli o
dolorosi, attivano la struttura psicofisica in una o in un'altra direzione.
- trasportare gli impulsi
ai centri di risposta. Quando sorge una immagine tende ad attivare una risposta
grazie al meccanismo della" tonicità muscolare". Pertanto diciamo che
l’immagine porta cariche psichiche da un punto all’altro, trasferendo
impulsi che in certe occasioni possono essere tensioni, irritazioni, o dati di memoria. Questi impulsi si convertono in immagini che, inviando segnali ai centri, terminano attivando il corpo. Attraverso l’immagine i registri di piacere o dolore possono manifestarsi nell’attività del corpo.
L’utilità del meccanismo della funzione "catartica" dell’immagine, è
notevole per l’economia dello psichismo, cioè scaricare tensioni
mediante l’evocazione di situazioni piacevoli o dolorose. L’immagine
può svolgere una "funzione trasferenziale", quando questa si separa dal
campo di impulsi da cui ha avuto origine.
- Ogni impulso proveniente dai sensi
o dalla memoria suscita una immagine, nell’apparato di registro. Le immagini che accompagnano le percezioni dei sensi generano un’attività di risposta allo stimolo iniziale.
Quindi non è la sensazione o la percezione ad attivare una risposta, ma le immagini suscitate dalla percezione.
Crediamo che molti aspetti del tema che stiamo trattando, restino
opportunamente chiariti nella seguente nota che, anche se estesa, ci
sembra importante inserire:
"Per
allungare un braccio, aprire una mano e prendere un oggetto, ho bisogno
di ricevere informazioni sulla posizione del braccio e della mano.
Queste mi arrivano grazie a percezioni cinestesiche e cenestesiche,
cioè percezioni provenienti dall’intracorpo, il quale e’ dotato di
sensori che eseguono compiti specializzati, proprio come fanno i
sensori tattili, uditivi, gustativi, visivi, olfattivi dei sensi
esterni. Ho anche bisogno di mettere insieme dei dati visivi
riguardanti la distanza tra il mio corpo e l’oggetto. In altre parole
prima di estendere il braccio debbo raccogliere una complessa quantità
di informazioni, una "struttura di percezioni" e non una semplice somma
di percezioni separate.
Nel mentre mi dispongo a prendere un oggetto, effettuo anche una
selezione dell’informazione, scartando quella che al momento non mi
serve. La concezione secondo la quale mi limito a rimanere passivo
mentre percepisco mi risulta del tutto inadeguata a spiegare il fatto
che posso dare direzione ad una struttura di percezioni conformemente
all’intenzione di prender un oggetto. Tutto ciò mi diventa più chiaro
quando passo ad eseguire il movimento: mi rendo conto che posso
"aggiustare" continuamente il movimento stesso grazie ai dati che i
sensi mi forniscono su di esso secondo un meccanismo di retroalimentazione. E’ chiaro che la semplice percezione
non e’ in grado di spiegare come possa mettere in movimento il braccio
e riaggiustarne la traiettoria. A questo punto, per evitare di
confondere le diverse sensazioni, decido, una volta collocatomi di
fronte all’oggetto, di eseguire ad occhi chiusi le operazioni con il
braccio e la mano. Sperimento nuovamente le sensazioni interne ma, in
assenza della vista il calcolo della distanza mi risulta difficile. Se
rappresentandolo, sbaglio la posizione dell’oggetto, se cioè lo
immagino in un luogo diverso da quello in cui esso si trova realmente,
sicuramente la mia mano non riuscirà a prenderlo. La mia mano, cioè, si
muoverà nella direzione "tracciata" dall’immagine visiva. Altrettanto
posso esperire con gli altri sensi
esterni che traggono informazioni dai fenomeni: anche ad essi
corrispondono delle immagini che sono, apparentemente, delle "copie"
delle percezioni. Posso infatti contare su delle immagini gustative,
olfattive, ecc. Così come su immagini corrispondenti ai sensi interni, quali posizione, movimento, dolore, acidità, pressione interna, ecc.
Se approfondisco questo aspetto, scopro che sono proprio le
immagini a determinare le attività del corpo, e che esse, pur
riproducendo la percezione, sono dotate di una grande mobilità: sono
instabili e tendono a trasformarsi sia volontariamente che
involontariamente. A questo punto devo ricordare che la Psicologia
ingenua ha creduto che le immagini fossero qualcosa di passivo e che la
loro unica funzione fosse quella di costituire il fondamento dei
ricordi; pertanto mano a mano che esse si allontanavano dalla
"dittatura" della percezione, finivano per cadere nella categoria degli
errori privi di significato. A quei tempi tutta la pedagogia si basava
sulla crudele ripetizione a memoria dei testi mentre la creatività e la comprensione erano ridotte al minimo giacché, come abbiamo osservato, la coscienza era considerata passiva. Ma andiamo avanti.
E’ evidente che anche dell’immagine ho una percezione, e questo mi permette di distinguere un immagine dall’altra proprio come distinguo una percezione
dall’altra. O forse non mi risulta possibile ricordare delle immagini,
rappresentare cose immaginate in precedenza? Vediamo. Se adesso, con
gli occhi aperti, effettuo l’operazione di prendere un oggetto, non mi
sara’ agevole percepire l’azione dell’immagine che va sovrapponendosi
alla percezione; ma se immagino l’oggetto in una posizione falsa,
nonostante abbia visto e conosca la sua posizione vera, la mia mano si
muoverà di slancio verso ciò che ho immaginato e non verso ciò che ho
visto. Quindi e’ l’immagine e non la semplice percezione
a determinare l’attività nei confronti di un oggetto. Si può replicare
utilizzando l’argomento dell’arco riflesso corto che non passa per la
corteccia cerebrale ma si chiude a livello di midollo, dando origine ad
una risposta
ancor prima che lo stimolo possa essere analizzato: ma se con questo si
vuol dire che esistono risposte automatiche che non richiedono
l’attività della coscienza, noi stessi possiamo citare un gran numero
di operazioni involontarie, naturali, comuni tanto al copro umano che a
quello di diversi animali. Solo che in questo modo non si fornisce
alcuna spiegazione sul problema dell’immagine.
Sul tema delle immagini che si sovrappongono alla percezione,
aggiungeremo che si tratta di un fenomeno che si da’ in tutti i casi,
anche se non riusciamo ad osservarlo con la stessa chiarezza con cui lo
osservavamo allorché immaginavamo accanto ad un oggetto realmente
percepito una sua copia inesistente. Dobbiamo anche considerare che il
braccio non risponde solo perché se ne e’ immaginato visivamente il
movimento. Il braccio si muove quando viene lanciata nell’intracorpo un
immagine
che corrisponde alle percezioni interne del livello muscolare, del
livello in cui si produce il movimento. L’immagine visiva, invece,
traccia la direzione lungo la quale il braccio tenderà a spostarsi.
Queste affermazioni trovano conferma nel fatto che durante il sonno il
corpo del dormiente, nonostante il gran proliferare di immagini,
permane quieto. E’ chiaro che in questo caso il paesaggio di
rappresentazione
del dormiente si e’ "interiorizzato", per cui le sue immagini si
dirigono verso le cappe più interne dell’intracorpo e non verso gli
strati muscolari. Nel sonno i sensi
esterni tendono a disattivarsi, e lo stesso vale per le loro immagini.
Se si cita il caso dell’agitazione che accompagna gli incubi o il
sonnambulismo, risponderemo che dal livello di sonno profondo si passa
gradualmente a quello di dormiveglia attivo; qui i sensi esterni si mettono in funzione, e le immagini cominciano ad "esteriorizzarsi" ponendo il corpo in attività."(7)
L’immagine orienta il sistema muscolare. Non è lo stimolo che muove
i muscoli, ma è l’immagine che agisce sui sistemi muscolari esterni ed
interni, producendo numerosi fenomeni fisiologici. La funzione
dell’immagine è quella di apportare e restituire energia al mondo
esterno dal quale arrivano le sensazioni.
In questo modo, gli impulsi
cenestetici origineranno immagini, ma quando entrano in funzione i
fenomeni di traduzione e di trasformazione, le cose si complicano
enormemente, perché possono apparire immagini specifiche di un senso
nonostante che gli impulsi che le hanno originate provenissero in realtà da altri sensi.
In questo modo, per esempio, un dato cenestesico arrivando alla coscienza si configura come immagine visiva, anche se la sua fonte primaria sia stata cenestesica. La cenestesia non invia informazione sotto forma
di immagini visive, ma comunque si produce una traduzione dell’impulso
ed il segnale, che inizialmente è stato di tipo cenestetico, arriva
alla coscienza come immagine visiva, auditiva o di altro tipo.
Effettivamente i fenomeni di trasformazione e traduzione di impulsi creano notevoli complicazioni quando si vuole seguire il percorso degli impulsi
in generale. Seguire un determinato impulso risulta difficile proprio
per le trasformazioni a cui può andare in contro nel corso del suo
cammino. Proprio la mobilità degli impulsi
e la loro capacità di essere trasformati e tradotti ha impedito agli
studiosi che se ne sono occupati, di comprendere il corretto
funzionamento dello psichismo.
Se si intende questo il problema della sofferenza verrà valutato in modo completamente diverso. Considerate infatti che ciò che provoca dolore
in un punto del corpo può venire illusoriamente trasformato e tradotto
e poi subire nuove deformazioni al momento di venire evocato. Per la
sofferenza - ora non parliamo del dolore fisico ma di quello psicologico - sono valide le stesse considerazioni. Ma se gli impulsi di dolore o di sofferenza
si trasformano in immagini che non corrispondono più ad essi, neppure
le risposte attivate da tali immagini corrisponderanno più agli impulsi iniziali.
Sensazione
Il sorgere di una immagine è sempre accompagnato da una sensazione. In base alla sensazione prodotta da stimoli captati dai sensi esterni o interni, dai ricordi e dall’immaginazione, appare il registro, l’esperienza della sensazione.
La sensazione si può definire come l’atomo teorico della percezione; il registro che si ottiene nel captare uno stimolo proveniente dal mondo esterno
o interno (incluso le immagini o ricordi) che fa variare il tono,
l’intensità di lavoro del senso che percepisce. Da questo punto di
vista deriva che nella coscienza
non può esistere alcun fenomeno che non sia stato captato dai sensi;
anche i contenuti della memoria, l’attività della propria coscienza e quella dei centri vengono registrate dai sensi interni.
Per la coscienza esiste solo ciò che si manifesta ad essa e questo vale anche quando la coscienza
si manifesta a sé stessa; anche questa manifestazione, come tutte le
altre, deve essere registrata, ciò corrisponde ad una sensazione.
Considerare il problema del dolore e della sofferenza in termini unicamente di sensazione
è interessante ma inadeguato. Se sappiamo che le sensazioni, in quanto
impulsi, vengono deformate e trasformate nella rappresentazione, la
sensazione non risulta sufficiente a spiegare il fenomeno del dolore e della sofferenza. Dobbiamo chiamare in causa anche l’attività dell’immaginazione.
Immaginazione
L’immaginazione è l’attività della coscienza in cui opera il meccanismo associativo. E’ interessante fare alcune distinzioni fra immaginazione
spontanea e diretta: nell’immaginazione spontanea o libera il
meccanismo associativo opera liberamente producendo immagini che si
impongono alla coscienza
- soprattutto nei livelli di sonno e dormiveglia - ; nell’immaginazione
diretta al contrario l’associazione viene ordinata secondo un piano di
inventiva proposto dalla coscienza, con l’interesse di dare forma a qualcosa di ancora inesistente.
Ogni nuova sensazione
è comparata con altre già registrate in precedenza nella memoria. A
volte, le sensazioni immagazzinate sono proiettate in un tempo diverso
dall’ attuale il futuro. In entrambe le operazioni - attualizzazione o
ricordo e proiezione o immaginazione - si sperimenta una sensazione.
La memoria opera strutturalmente con la coscienza, i sensi, ed il livello di lavoro dello psichismo.
Una complessa concatenazione di fattori (sensazione, memoria
e immaginazione), lavorando in struttura, permettono che le sensazioni,
per influenza dei dati provenienti dalla memoria, si trasformano e si
traducono apparendo poi come immaginazione.
Il dolore e la sofferenza
in particolare, finiscono generalmente fortemente deformati e tradotti
dall’immaginazione. Quindi numerose sofferenze non esistono, tranne che
nelle immagini trasformate da questi processi mentali.
In conclusione i centri di risposta si attivano grazie alle immagini che si formano nella coscienza, tranne nel caso di immagini corrispondenti ad alcuni impulsi che provengono direttamente dalla cenestesia e che si dirigono al centro vegetativo.
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Note:
2. Silo,"Contributi al pensiero", opere complete volume 1 Multimage,Torino 2002, pag.256 - 257;
3. Silo, Conferenza "Pensiero e opera letteraria" opere complete volume 1 Multimage, Torino 2002, pqg.885 - 886;
4. Silo," Contributi al pensiero", op. cit. pag. 233 - 234;
5. Silo, ibid. pag.255 - 256;
6. Silo, ibid. pag. 249 - 250;
7. Silo, Conferenza "Pensiero e opera letteraria" opere complete volume 1 Multimage, Torino 2002, pqg. 882 - 883;
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