Morfologia

Simboli, Segni e Allegorie di José Caballero



I^ IMPULSI, CAMPO DI RAPPRESENTAZIONE E MEMORIA

Funzioni dell’immagine

Lo studio dell’ immagine permette di comprendere la forma che ha la coscienza per esprimersi nel mondo. L’ immagine compie la funzione di:

  1. attivare i centri di risposta per allontanare o avvicinare la struttura psicofisica dagli stimoli a secondo delle loro caratteristiche. Si ricorre all’immaginazione anche nel caso della memoria, i cui dati piacevoli o dolorosi, attivano la struttura psicofisica in una o in un´altra direzione.
  2. trasportare gli impulsi ai centri di risposta. Quando sorge una immagine tende ad attivare una risposta grazie al meccanismo della" tonicità muscolare". Pertanto diciamo che l’immagine porta cariche psichiche da un punto all’altro, trasferendo impulsi che in certe occasioni possono essere tensioni, irritazioni, o dati di memoria. Questi impulsi si convertono in immagini che, inviando segnali ai centri, terminano attivando il corpo. Attraverso l’immagine i registri di piacere o dolore possono manifestarsi nell’attività del corpo.
  3. L’utilità del meccanismo della funzione "catartica" dell’immagine, è notevole per l’economia dello psichismo, cioè scaricare tensioni mediante l’evocazione di situazioni piacevoli o dolorose. L’immagine può svolgere una "funzione trasferenziale", quando questa si separa dal campo di impulsi da cui ha avuto origine.
  4. Ogni impulso proveniente dai sensi o dalla memoria suscita una immagine, nell’apparato di registro. Le immagini che accompagnano le percezioni dei sensi generano un’attività di risposta allo stimolo iniziale.

Quindi non è la sensazione o la percezione ad attivare una risposta, ma le immagini suscitate dalla percezione. Crediamo che molti aspetti del tema che stiamo trattando, restino opportunamente chiariti nella seguente nota che, anche se estesa, ci sembra importante inserire:

"Per allungare un braccio, aprire una mano e prendere un oggetto, ho bisogno di ricevere informazioni sulla posizione del braccio e della mano. Queste mi arrivano grazie a percezioni cinestesiche e cenestesiche, cioè percezioni provenienti dall’intracorpo, il quale e’ dotato di sensori che eseguono compiti specializzati, proprio come fanno i sensori tattili, uditivi, gustativi, visivi, olfattivi dei sensi esterni. Ho anche bisogno di mettere insieme dei dati visivi riguardanti la distanza tra il mio corpo e l’oggetto. In altre parole prima di estendere il braccio debbo raccogliere una complessa quantità di informazioni, una "struttura di percezioni" e non una semplice somma di percezioni separate.

Nel mentre mi dispongo a prendere un oggetto, effettuo anche una selezione dell’informazione, scartando quella che al momento non mi serve. La concezione secondo la quale mi limito a rimanere passivo mentre percepisco mi risulta del tutto inadeguata a spiegare il fatto che posso dare direzione ad una struttura di percezioni conformemente all’intenzione di prender un oggetto. Tutto ciò mi diventa più chiaro quando passo ad eseguire il movimento: mi rendo conto che posso "aggiustare" continuamente il movimento stesso grazie ai dati che i sensi mi forniscono su di esso secondo un meccanismo di retroalimentazione. E’ chiaro che la semplice percezione non e’ in grado di spiegare come possa mettere in movimento il braccio e riaggiustarne la traiettoria. A questo punto, per evitare di confondere le diverse sensazioni, decido, una volta collocatomi di fronte all’oggetto, di eseguire ad occhi chiusi le operazioni con il braccio e la mano. Sperimento nuovamente le sensazioni interne ma, in assenza della vista il calcolo della distanza mi risulta difficile. Se rappresentandolo, sbaglio la posizione dell’oggetto, se cioè lo immagino in un luogo diverso da quello in cui esso si trova realmente, sicuramente la mia mano non riuscirà a prenderlo. La mia mano, cioè, si muoverà nella direzione "tracciata" dall’immagine visiva. Altrettanto posso esperire con gli altri sensi esterni che traggono informazioni dai fenomeni: anche ad essi corrispondono delle immagini che sono, apparentemente, delle "copie" delle percezioni. Posso infatti contare su delle immagini gustative, olfattive, ecc. Così come su immagini corrispondenti ai sensi interni, quali posizione, movimento, dolore, acidità, pressione interna, ecc.

Se approfondisco questo aspetto, scopro che sono proprio le immagini a determinare le attività del corpo, e che esse, pur riproducendo la percezione, sono dotate di una grande mobilità: sono instabili e tendono a trasformarsi sia volontariamente che involontariamente. A questo punto devo ricordare che la Psicologia ingenua ha creduto che le immagini fossero qualcosa di passivo e che la loro unica funzione fosse quella di costituire il fondamento dei ricordi; pertanto mano a mano che esse si allontanavano dalla "dittatura" della percezione, finivano per cadere nella categoria degli errori privi di significato. A quei tempi tutta la pedagogia si basava sulla crudele ripetizione a memoria dei testi mentre la creatività e la comprensione erano ridotte al minimo giacché, come abbiamo osservato, la coscienza era considerata passiva. Ma andiamo avanti.

E’ evidente che anche dell’immagine ho una percezione, e questo mi permette di distinguere un immagine dall’altra proprio come distinguo una percezione dall’altra. O forse non mi risulta possibile ricordare delle immagini, rappresentare cose immaginate in precedenza? Vediamo. Se adesso, con gli occhi aperti, effettuo l’operazione di prendere un oggetto, non mi sara’ agevole percepire l’azione dell’immagine che va sovrapponendosi alla percezione; ma se immagino l’oggetto in una posizione falsa, nonostante abbia visto e conosca la sua posizione vera, la mia mano si muoverà di slancio verso ciò che ho immaginato e non verso ciò che ho visto. Quindi e’ l’immagine e non la semplice percezione a determinare l’attività nei confronti di un oggetto. Si può replicare utilizzando l’argomento dell’arco riflesso corto che non passa per la corteccia cerebrale ma si chiude a livello di midollo, dando origine ad una risposta ancor prima che lo stimolo possa essere analizzato: ma se con questo si vuol dire che esistono risposte automatiche che non richiedono l’attività della coscienza, noi stessi possiamo citare un gran numero di operazioni involontarie, naturali, comuni tanto al copro umano che a quello di diversi animali. Solo che in questo modo non si fornisce alcuna spiegazione sul problema dell’immagine.

Sul tema delle immagini che si sovrappongono alla percezione, aggiungeremo che si tratta di un fenomeno che si da’ in tutti i casi, anche se non riusciamo ad osservarlo con la stessa chiarezza con cui lo osservavamo allorché immaginavamo accanto ad un oggetto realmente percepito una sua copia inesistente. Dobbiamo anche considerare che il braccio non risponde solo perché se ne e’ immaginato visivamente il movimento. Il braccio si muove quando viene lanciata nell’intracorpo un immagine che corrisponde alle percezioni interne del livello muscolare, del livello in cui si produce il movimento. L’immagine visiva, invece, traccia la direzione lungo la quale il braccio tenderà a spostarsi. Queste affermazioni trovano conferma nel fatto che durante il sonno il corpo del dormiente, nonostante il gran proliferare di immagini, permane quieto. E’ chiaro che in questo caso il paesaggio di rappresentazione del dormiente si e’ "interiorizzato", per cui le sue immagini si dirigono verso le cappe più interne dell’intracorpo e non verso gli strati muscolari. Nel sonno i sensi esterni tendono a disattivarsi, e lo stesso vale per le loro immagini. Se si cita il caso dell’agitazione che accompagna gli incubi o il sonnambulismo, risponderemo che dal livello di sonno profondo si passa gradualmente a quello di dormiveglia attivo; qui i sensi esterni si mettono in funzione, e le immagini cominciano ad "esteriorizzarsi" ponendo il corpo in attività." (1)

L’immagine orienta il sistema muscolare. Non è lo stimolo che muove i muscoli, ma è l’immagine che agisce sui sistemi muscolari esterni ed interni, producendo numerosi fenomeni fisiologici. La funzione dell’immagine è quella di apportare e restituire energia al mondo esterno dal quale arrivano le sensazioni.

In questo modo, gli impulsi cenestetici origineranno immagini, ma quando entrano in funzione i fenomeni di traduzione e di trasformazione, le cose si complicano enormemente, perché possono apparire immagini specifiche di un senso nonostante che gli impulsi che le hanno originate provenissero in realtà da altri sensi.In questo modo, per esempio, un dato cenestesico arrivando alla coscienza si configura come immagine visiva, anche se la sua fonte primaria sia stata cenestesica. La cenestesia non invia informazione sotto forma di immagini visive, ma comunque si produce una traduzione dell’impulso ed il segnale, che inizialmente è stato di tipo cenestetico, arriva alla coscienza come immagine visiva, auditiva o di altro tipo.

Effettivamente i fenomeni di trasformazione e traduzione di impulsi creano notevoli complicazioni quando si vuole seguire il percorso degli impulsi in generale. Seguire un determinato impulso risulta difficile proprio per le trasformazioni a cui può andare in contro nel corso del suo cammino. Proprio la mobilità degli impulsi e la loro capacità di essere trasformati e tradotti ha impedito agli studiosi che se ne sono occupati, di comprendere il corretto funzionamento dello psichismo.

Se si intende questo il problema della sofferenza verrà valutato in modo completamente diverso. Considerate infatti che ciò che provoca dolore in un punto del corpo può venire illusoriamente trasformato e tradotto e poi subire nuove deformazioni al momento di venire evocato. Per la sofferenza - ora non parliamo del dolore fisico ma di quello psicologico - sono valide le stesse considerazioni. Ma se gli impulsi di dolore o di sofferenza si trasformano in immagini che non corrispondono più ad essi, neppure le risposte attivate da tali immagini corrisponderanno più agli impulsi iniziali.


  1. Silo, Conferenza "Pensiero e opera letteraria" opere complete volume 1 Multimage, Torino 2002, pqg. 882 - 883;

FORMA.


A) Si chiama forma in generale la strutturazione che la coscienza effettua con gli impulsi.

B) Le forme sono ambiti di registro interno che permettono di strutturare i fenomeni.

C) Quando gli impulsi sono già stati tradotti dalle vie astrattive o associative della coscienza possiamo identificare quasi esattamente le forme con le immagini.

D) Nel momento di processo precedente a questo, vengono chiamate forme le strutture di percezione. La percezione relativa ad un senso si struttura in una forma che le è caratteristica. Ma proprio come ogni senso possiede la sua forma di strutturare i dati, così la coscienza struttura l'informazione apportata dai sensi in una forma, caratteristica che corrisponde alle vie di percezione usate; pertanto di un oggetto si potranno avere forme distinte a seconda dei canali di sensazione usati, della prospettiva con cui l'oggetto si è presentato, del tipo di strutturazione effettuato dalla coscienza in funzione del livello che è in attività (cioè ogni livello di coscienza pone un proprio ambito formale, struttura i dati in una forma caratteristica).

E) La coscienza articola i dati relativi ad un oggetto producendo una particolare forma; questa forma è legata ad un determinato registro interno che viene codificato nella memoria. Quando l'oggetto in questione viene nuovamente percepito, questa percezione agisce come un segno per la coscienza e attiva il registro interno che corrisponde a quella forma percettiva. E' in questo modo che l'oggetto acquista significato (v. SEGNO) (v. SIGNIFICATO).

F) Uno stimolo si converte in una forma quando la coscienza, lavorando in un determinato livello, lo struttura.

G) Uno stesso stimolo può essere tradotto in differenti forme - in differenti immagini - a seconda del canale percettivo usato. Queste differenti forme o immagini possono entrare in rapporto tra loro e sostituirsi le une alle altre - per esempio agli effetti del riconoscimento dell'oggetto a cui si riferiscono - perché hanno la stessa collocazione nello spazio di rappresentazione e perché compiono la stessa funzione, cioè attivano tutte lo stesso centro che corrisponde a quella collocazione.

COSCIENZA.


1. Chiamiamo coscienza il registro effettuato dall'apparato che coordina e struttura sensazioni, immagini e ricordi. Data la dinamica delle operazioni che registra, questo apparato è esso stesso in continua dinamica; tuttavia la sua costituzione deve essere tale da conferirgli anche una certa unità ed identità.

L'essere umano non nasce con questo apparato già costituito, piuttosto esso si costituisce a poco a poco e nella misura in cui si organizza la sensazione globale del corpo. Questo apparato di registro di sensazioni, immagini e ricordi si trova nel corpo ed è vincolato alle sensazioni del corpo. In certi casi esso viene identificato con l'io (v. IO); tale identificazione avviene man mano che le sensazioni del corpo si sommano e si codificano all'interno di un campo di memoria. Se usiamo questo punto di vista diciamo che non si nasce con un io, ma che questo si sviluppa e si articola per accumulazione di esperienze. Non c'è io senza sensazione, immagine o ricordo. Anche quando l'io percepisce se stesso, utilizza queste tre vie, sia che esse forniscano informazioni vere che illusorie.

2. Chiamiamo coscienza il sistema di coordinamento e di registro dello psichismo umano. Precisiamo che ci riferiamo allo stesso apparato anche quando, secondo le funzioni che esso compie, utilizziamo denominazioni diverse: infatti, se coordina, lo chiamiamo coordinatore, se registra registratore. Non consideriamo cosciente alcuna operazione dello psichismo nella quale non siano presenti funzioni di coordinamento.

RISPOSTA.


Viene denominata risposta l'azione che si esprime verso il mondo della sensazione (v. COMPORTAMENTO, valutazione del) (v. RUOLI).

PSICOFISICA, ginnastica.


Permette di raggiungere un maggior controllo di se stessi nella vita quotidiana. E' un sistema di pratiche di controllo di se stessi e di sviluppo integrale. Tende a ristabilire un equilibrio tra mente e corpo. I lavori di psicofisica non hanno l'obiettivo di aumentare lo sviluppo muscolare e la resistenza o l'agilità del corpo a differenza dello sport e della ginnastica. Gli esercizi permettono al praticante, attraverso un sistema di tests, di comprendere i suoi punti di minor controllo e di cominciare un lavoro coerente per perfezionare il suo comportamento.

IMPULSI.


Chiamiamo impulsi i segnali che arrivano alla coscienza dall'apparato dei sensi o da quello della memoria e che la coscienza traduce in immagini, attraverso le vie astrattive o associative. Gli impulsi subiscono numerose trasformazioni e traduzioni anche prima di essere trasformati in immagini.

IMMAGINE.


Chiamiamo immagine la rappresentazione, organizzata e conformata dalla coscienza, delle sensazioni o percezioni che provengono (v. SENSAZIONE) o sono pervenute (v. MEMORIA) dal mondo esterno o interno. Esistono immagini visive, tattili, olfattive, auditive, gustative, cenestesiche e cinestetiche (v. FORMA). Le immagini sono il risultato integrato delle operazioni di trasformazione degli impulsi. Ogni impulso che arriva alla coscienza viene trasformato in un'immagine. Questa immagine, a sua volta, è l'insieme degli impulsi che la coscienza invia ai centri per attivare risposte.

REGISTRO.


Esperienza della sensazione prodotta dagli stimoli captati dai sensi interni ed esterni; includiamo negli stimoli i ricordi e l'immaginazione.

DOLORE.


Il registro di uno stimolo spiacevole viene chiamato genericamente dolore; esso corrisponde sempre a un aumento di tensione.

Quando la fonte di questo registro ha una localizzazione precisa nel corpo, parliamo di dolore in senso stretto; il dolore viene registrato attraverso la via della sensazione (v. SENSAZIONE). Quando invece tale registro ha la sua radice nella mente e giunge per la via dell'immaginazione o per la via del ricordo, parliamo di sofferenza (v. SOFFERENZA).

Tuttavia, in ultima istanza, sia la radice del dolore che quella dell sofferenza si trovano nel corpo, in quanto abbiamo sempre un registro fisico o sensazione anche della memoria e dell'immaginazione. Da questo punto di vista, tanto il dolore che la sofferenza sono riducibili, come ogni impulso, alla sensazione. Il dolore è legato strutturalmente al rifiuto del dolore, cioè l'apparizione di uno stimolo doloroso fa mettere in moto un meccanismo che tende a rifiutare tale stimolo.

Il dolore giunto attraverso la via della sensazione si registra quando lo stimolo supera il limite di tolleranza del senso che lo percepisce (v. AMNESIA) (v. IMPULSI, trasformazione e traduzione degli).

PIACERE.


Il registro di uno stimolo piacevole è definito, in modo generico, piacere. Esso è in relazione con la diminuzione della tensione e con il registro della distensione. (v. DOLORE).

TENSIONI.


Chiamiamo tensioni le contrazioni dei sistemi muscolari più o meno profonde. Queste tensioni non sempre hanno un vincolo diretto con lo psichismo, poiché il rilassamento muscolare non sempre accompagna il rilassamento mentale. Da un punto di vista psicologico, diciamo che le tensioni psichiche sono in rapporto con aspettative eccessive che spingono lo psichismo alla ricerca, alla speranza di qualcosa, in esse è sempre presente un sottofondo di tipo possessivo, mentre le relazioni si producono quando sorge un atteggiamento psicologico di non possesso o di disposizione a dare (accompagnata dal registro di lasciarsi andare).

È' interessante poter individuare il registro delle tensioni, piuttosto che cercare la loro causa così come è importante individuare le dissociazioni delle tensioni non necessarie che accompagnano la tensione in un determinato momento. Dividiamo: tensioni esterne, che possono essere occasionali o permanenti; tensioni interne o di tipo muscolare profondo o in generale di irritazione viscerale.

Queste ultime sono accompagnate da un'importante componente emotiva e pertanto le chiamiamo climi (v. CLIMA), e possono, o non, coesistere con le tensioni esterne. In occasioni causano al lasciarsi andare, fenomeni mnemonici che fanno sorgere il registro che corrisponde al clima.

SENSAZIONE.


A) Vedere Registro.

B) Atomo teorico della percezione.

C) Chiamiamo sensazione ciò che viene registrato quando si capta uno stimolo proveniente dall'ambiente esterno o interno (incluso le immagini e i ricordi), stimolo che fa variare il tono di lavoro del senso che percepisce. Da questo deriva che nella coscienza non può esistere alcun fenomeno che non sia stato prima captato dai sensi; anche i contenuti di memoria, l'attività della coscienza e quella dei centri vengono registrate dai sensi interni. Per la coscienza esiste solo ciò che si manifesta ad essa e questo vale anche quando la coscienza si manifesta a se stessa; anche questa manifestazione, come tutte le altre, deve essere registrata, cioè corrispondere ad una sensazione.

D) Ciò a cui ogni impulso si riduce (v. DOLORE).

PERCEZIONE.


A) Semplice registro del dato sensoriale.

B) Il dato che arriva al senso viene registrato come variazione del tono di attività del senso stesso; ma oltre a questo, il dato viene configurato e strutturato dal senso. Pertanto, la percezione è il registro del dato a cui si somma l'attività del senso il quale si trova in una dinamica continua. In sintesi, si tratta di una struttura formata da: dato + attività del senso che astrae e organizza il dato.

C) Strutturazione di sensazioni effettuate: da un senso; da vari sensi, dall'attività della memoria e/o dalla coscienza insieme al senso, ai vari sensi e alla memoria.

RAPPRESENTAZIONE.


Ogni fenomeno di memoria che tocca il campo di presenza della coscienza. Differisce dal dato di memoria che agisce subliminalmente in compresenza; è anche, senza nessun dubbio, differente dalla percezione (v. PERCEZIONE).

SENSI.


Apparati o funzioni dello psichismo che registrano stimoli provenienti dall'ambiente esterno e da quello interno al corpo (sensi esterni ed interni, rispettivamente). I vari sensi sono in continua attività operano simultaneamente mantenendo una relazione strutturale sia tra di loro sia con gli apparati di memoria e di registro.

MONDO o AMBIENTE ESTERNO.


Ciò che è situato al di là del tatto interno. Le sue manifestazioni luminose, odorose, auditive, gustative e tattili vengono denominate stimoli; quando questi agiscono sui sensi esterni, si configurano le sensazioni.

SOFFERENZA.


(V. Dolore)

A) La sua radice si trova nella mente così come quella del dolore si trova nel corpo, tuttavia se la mente dipende dal corpo è corretto dire che anche la sofferenza mentale deriva dal corpo.

B) Gli impedimenti alla normalizzazione, all'ampliamento e allo sviluppo della coscienza sicuramente hanno come base la sofferenza.

C) La sofferenza non può soluzionarsi grazie ad una semplice rivalorizzazione o rivalutazione di persone, fatti o situazioni, a meno che questa non abbia prodotto un'attitudine mentale e una condotta differente rispetto al problema in questione.

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