Morfologia

Simboli, Segni e Allegorie di José Caballero



V^ SEGNICA

Differenze tra espressione, significato e segno

L’espressione non è separabile dal significato. Quando si esprime qualcosa, che per l’altro non è comprensibile, la coscienza compensa cercando di strutturare immediatamente un significato. Inoltre, qualsiasi significato cerca sempre di prendere forma come espressione.

I significati e le espressioni hanno differenti ampiezze e livelli di linguaggio e quando si miscelano, molto frequentemente, si producono errori nella comunicazione. Il livello delle espressioni dipende dal contesto e dalla maggiore o minore ampiezza.

Espressione e significato sono una struttura. Quando il significato di una espressione è sconosciuto, il segno perde valore operativo (anche se, in matematica ad esempio, si utilizzano segni che indicano valori sconosciuti).

Le espressioni equivoche, interpretabili e contraddittorie sono quelle che assumono vari significati, e la loro comprensione dipende dal contesto.

In realtà quasi tutti i segni, in particolare i linguaggi e gli alfabeti, ammettono più di un significato, a volte opposto.
Il contesto serve per uniformare il livello del linguaggio formato dai segni.

Nelle matematiche, nella logica matematica e nella musica, il contesto solitamente è esplicito (figura 107)

Il problema dei contesti e dei livelli di linguaggio si può anche semplificare nel seguente modo.

Se diciamo: "Giovanni ama Maria"; si sta indicando che c’è una azione di Giovanni su Maria, stabilendo tra loro una relazione di tipo affettivo e affermando che Giovanni si relaziona con Maria in un modo particolare.

Sarebbe differente dire: "L’espressione - Giovanni ama Maria - è falsa". In questo caso, si sta mettendo l’accento nella strutturazione formale, in maniera tale che il contesto ed il livello del linguaggio sono chiaramente distinti.

I contesti di solito sono posti fuori dell’ambito di un livello di linguaggio dato, sorgendo da espressioni senza categorie o occasionali. Se a qualcuno bussando alla porta gli viene chiesto: "Chi è ", e l’altro risponde: "Io!" in questo modo dà per scontato che l’altra persona sappia chi sia, ma non lo saprà per il vocabolo "io", giacchè il termine può essere usato da molte persone per designare se stessi. Colui che risponde "io" da per scontato che sta agendo con un contesto occasionale (l’orario, il tono di voce, un accordo previo, ecc.) che da significato a quella espressione. I contesti occasionali sono taciti e pertanto non compaiono nelle espressioni usate.

Il linguaggio retorico è difficile da trasferire al linguaggio scritto proprio per il contesto tacito che circonda le parole. I silenzi, l’enfasi e le pause nella voce non appaiono scritti, trascurando l’ambientazione generale nella quale tale discorso o conversazione erano inseriti. Nel caso menzionato riprodurre testualmente le locuzioni è una deformazione in quanto manca il contesto generale.

Differenziamo quindi nella segnica l’espressioni dai significati e questi dai contesti manifesti, taciti o occasionali, esterni al gioco delle espressioni.

In quanto al segno come tale, può essere espressione di un significato o compiere la funzione di segnalare per associazione. Vediamo il caso: il linguaggio di fumo di alcune tribù americane si basa, logicamente, su convenzioni nel quale giocano le forme a volta, le pause, ecc. Una persona che non conosce i significati di tali espressioni comunque sa che si tratta di un linguaggio, comprende che sono "segnali di fumo" e capisce la differenza che esiste tra questo e il semplice fumo che segnala il fuoco sulla montagna.

Il codice di segnaletica internazionale per pedoni ed auto è stato realizzato con segni che indicano oggetti, fenomeni o attività, non nel senso del linguaggio tribale, ma in quello del segno associativo di fumo-fuoco (figura 108)

SIGNIFICATO – SIGNIFICAZIONE.


E' il registro interno di corrispondenza tra:

  • A) la percezione di un oggetto che agisce come segno e
  • B) il registro interno, precedentemente codificato come forma, della percezione dell'oggetto in questione.

COSCIENZA.


1. Chiamiamo coscienza il registro effettuato dall'apparato che coordina e struttura sensazioni, immagini e ricordi. Data la dinamica delle operazioni che registra, questo apparato è esso stesso in continua dinamica; tuttavia la sua costituzione deve essere tale da conferirgli anche una certa unità ed identità.

L'essere umano non nasce con questo apparato già costituito, piuttosto esso si costituisce a poco a poco e nella misura in cui si organizza la sensazione globale del corpo. Questo apparato di registro di sensazioni, immagini e ricordi si trova nel corpo ed è vincolato alle sensazioni del corpo. In certi casi esso viene identificato con l'io (v. IO); tale identificazione avviene man mano che le sensazioni del corpo si sommano e si codificano all'interno di un campo di memoria. Se usiamo questo punto di vista diciamo che non si nasce con un io, ma che questo si sviluppa e si articola per accumulazione di esperienze. Non c'è io senza sensazione, immagine o ricordo. Anche quando l'io percepisce se stesso, utilizza queste tre vie, sia che esse forniscano informazioni vere che illusorie.

2. Chiamiamo coscienza il sistema di coordinamento e di registro dello psichismo umano. Precisiamo che ci riferiamo allo stesso apparato anche quando, secondo le funzioni che esso compie, utilizziamo denominazioni diverse: infatti, se coordina, lo chiamiamo coordinatore, se registra registratore. Non consideriamo cosciente alcuna operazione dello psichismo nella quale non siano presenti funzioni di coordinamento.

SEGNO.


Simbolo o allegoria che svolge la funzione di codificare i registri interni (v. COMUNICAZIONE TRA PERSONE).

SEGNICA.


Funzione compiuta da una qualunque percezione oggettuale che sia stata precedentemente codificata.

FORMA.


A) Si chiama forma in generale la strutturazione che la coscienza effettua con gli impulsi.

B) Le forme sono ambiti di registro interno che permettono di strutturare i fenomeni.

C) Quando gli impulsi sono già stati tradotti dalle vie astrattive o associative della coscienza possiamo identificare quasi esattamente le forme con le immagini.

D) Nel momento di processo precedente a questo, vengono chiamate forme le strutture di percezione. La percezione relativa ad un senso si struttura in una forma che le è caratteristica. Ma proprio come ogni senso possiede la sua forma di strutturare i dati, così la coscienza struttura l'informazione apportata dai sensi in una forma, caratteristica che corrisponde alle vie di percezione usate; pertanto di un oggetto si potranno avere forme distinte a seconda dei canali di sensazione usati, della prospettiva con cui l'oggetto si è presentato, del tipo di strutturazione effettuato dalla coscienza in funzione del livello che è in attività (cioè ogni livello di coscienza pone un proprio ambito formale, struttura i dati in una forma caratteristica).

E) La coscienza articola i dati relativi ad un oggetto producendo una particolare forma; questa forma è legata ad un determinato registro interno che viene codificato nella memoria. Quando l'oggetto in questione viene nuovamente percepito, questa percezione agisce come un segno per la coscienza e attiva il registro interno che corrisponde a quella forma percettiva. E' in questo modo che l'oggetto acquista significato (v. SEGNO) (v. SIGNIFICATO).

F) Uno stimolo si converte in una forma quando la coscienza, lavorando in un determinato livello, lo struttura.

G) Uno stesso stimolo può essere tradotto in differenti forme - in differenti immagini - a seconda del canale percettivo usato. Queste differenti forme o immagini possono entrare in rapporto tra loro e sostituirsi le une alle altre - per esempio agli effetti del riconoscimento dell'oggetto a cui si riferiscono - perché hanno la stessa collocazione nello spazio di rappresentazione e perché compiono la stessa funzione, cioè attivano tutte lo stesso centro che corrisponde a quella collocazione.

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