Morfologia

Simboli, Segni e Allegorie di José Caballero



II^ VIE ASTRATTIVE E ASSOCIATIVE

Forma

Queste strutturazioni degli impulsi, in generale, le chiamiamo forme. Se si pensa alle forme come entità separate dal processo psicologico, si può arrivare a credere che effettivamente le forme abbiano esistenza in sé e che le rappresentazioni, per esempio, tendano a riempirle. Nell’Antichità alcuni pensatori sostenevano questa tesi, credevano appunto che le forme esistessero in sé e che i processi interni tendessero a riempirle. Le cose, però stanno in modo diverso.

Le forme sono ambiti mentali di registro interno, che permettono di strutturare fenomeni di diverso tipo. Visto che parleremo degli impulsi nell’ambito della coscienza, possiamo identificare quasi esattamente le forme con le immagini, una volta che queste ultime siano uscite dalle vie astrattive o associative. Ma prima che questo avvenga, possiamo usare il termine forma per indicare, per esempio, le strutture di percezione. Quindi possiamo dire che la percezione viene strutturata secondo una sua forma caratteristica e che ciascun senso possiede la propria forma di strutturare i dati. La coscienza poi strutturerà quei dati secondo una forma specifica corrispondente alla via, al canale, usato.

Di conseguenza , di uno stesso oggetto, si possono avere differenti forme: d’accordo ai canali di percezione impiegati, dal punto di vista o angolatura da cui è stato percepito, e dal tipo di strutturazione effettuata dalla coscienza in quanto ogni livello di coscienza stabilisce il suo campo formale per strutturare i dati in forme caratteristiche (potremmo parlare di strutture proprie del sonno, della veglia, ecc.).

La coscienza articola i suoi dati relativi ad un oggetto producendo una particolare forma; questa forma è legata ad un determinato registro interno che viene codificato dalla memoria. Quando l’oggetto in questione viene nuovamente percepito, questa percezione agisce come un segno per la coscienza e attiva il registro interno che corrisponde a quella forma percettiva. E’ in questo modo che l’oggetto acquista significato.

Uno stimolo può essere tradotto in differenti forme - in differenti immagini - a seconda del canale percettivo usato. Queste differenti forme o immagini possono entrare in rapporto tra loro e sostituirsi le une alle altre - per esempio agli effetti del riconoscimento dell’oggetto a cui si riferiscono - perché hanno la stessa collocazione nello spazio di rappresentazione e perché compiono la stessa funzione, cioè attivano tutte lo stesso centro che corrisponde a quella collocazione.
Riassumendo: le forme sono ambiti mentali di registro interno che permettono di strutturare differenti tipi di fenomeni. Quindi quando parliamo della forma di un fenomeno interno della coscienza, ci stiamo riferendo alla sua particolare struttura che questo fenomeno ha assunto insieme ad altri fenomeni, oppure del modo in cui quel fenomeno risulta strutturato internamente.

I fenomeni si strutturano in una o in un’altra forma. Nel linguaggio comune questo è detto in un modo semplice: "le cose sono organizzate in una forma speciale", oppure si dice, "le cose si fanno in una determinata forma"; bene a questo è ciò a cui ci riferiamo quando parliamo di forma.

Considereremo, inoltre, come legge invariabile, che la struttura di base della rappresentazione sta nell’estensione e nel colore. Queste sono strutture di mutuo rapporto: "non c’è forma senza estensione ne colore", "non c’è colore senza estensione ne forma", ecc.

Le differenti forme che si hanno di uno stesso oggetto possono farlo apparire differente da sé stesso, per così dire, come se non si trattasse di un oggetto unico, ma di diversi oggetti, uno per esempio percepito dall’udito,ed un altro dalla vista. Apparentemente si tratta di oggetti diversi perché le strutturazioni effettuate con i dati che provengono dall’oggetto sono diverse.

La maniera di percepire è la stessa e mano a mano che si configura una immagine totale dell’oggetto le forme percettive cambiano. Qualcuno si può sorprendere all’ascoltare, per esempio, il suono di un oggetto del quale credeva di possedere tutti i registri - quello oggetto lo ha tenuto nelle sue mani, ne aveva valutato il peso, lo aveva osservato bene - ma se questo oggetto cade a terra producendo un suono caratteristico che non avrebbe mai immaginato. Inoltre se non avesse visto la corrispondenza tra il suono e la caduta dell’oggetto in questione, il suono gli sarebbe risultato del tutto estraneo e lo avrebbe attribuito ad un altro oggetto.

FORMA.


A) Si chiama forma in generale la strutturazione che la coscienza effettua con gli impulsi.

B) Le forme sono ambiti di registro interno che permettono di strutturare i fenomeni.

C) Quando gli impulsi sono già stati tradotti dalle vie astrattive o associative della coscienza possiamo identificare quasi esattamente le forme con le immagini.

D) Nel momento di processo precedente a questo, vengono chiamate forme le strutture di percezione. La percezione relativa ad un senso si struttura in una forma che le è caratteristica. Ma proprio come ogni senso possiede la sua forma di strutturare i dati, così la coscienza struttura l'informazione apportata dai sensi in una forma, caratteristica che corrisponde alle vie di percezione usate; pertanto di un oggetto si potranno avere forme distinte a seconda dei canali di sensazione usati, della prospettiva con cui l'oggetto si è presentato, del tipo di strutturazione effettuato dalla coscienza in funzione del livello che è in attività (cioè ogni livello di coscienza pone un proprio ambito formale, struttura i dati in una forma caratteristica).

E) La coscienza articola i dati relativi ad un oggetto producendo una particolare forma; questa forma è legata ad un determinato registro interno che viene codificato nella memoria. Quando l'oggetto in questione viene nuovamente percepito, questa percezione agisce come un segno per la coscienza e attiva il registro interno che corrisponde a quella forma percettiva. E' in questo modo che l'oggetto acquista significato (v. SEGNO) (v. SIGNIFICATO).

F) Uno stimolo si converte in una forma quando la coscienza, lavorando in un determinato livello, lo struttura.

G) Uno stesso stimolo può essere tradotto in differenti forme - in differenti immagini - a seconda del canale percettivo usato. Queste differenti forme o immagini possono entrare in rapporto tra loro e sostituirsi le une alle altre - per esempio agli effetti del riconoscimento dell'oggetto a cui si riferiscono - perché hanno la stessa collocazione nello spazio di rappresentazione e perché compiono la stessa funzione, cioè attivano tutte lo stesso centro che corrisponde a quella collocazione.

IMPULSI.


Chiamiamo impulsi i segnali che arrivano alla coscienza dall'apparato dei sensi o da quello della memoria e che la coscienza traduce in immagini, attraverso le vie astrattive o associative. Gli impulsi subiscono numerose trasformazioni e traduzioni anche prima di essere trasformati in immagini.

PERCEZIONE.


A) Semplice registro del dato sensoriale.

B) Il dato che arriva al senso viene registrato come variazione del tono di attività del senso stesso; ma oltre a questo, il dato viene configurato e strutturato dal senso. Pertanto, la percezione è il registro del dato a cui si somma l'attività del senso il quale si trova in una dinamica continua. In sintesi, si tratta di una struttura formata da: dato + attività del senso che astrae e organizza il dato.

C) Strutturazione di sensazioni effettuate: da un senso; da vari sensi, dall'attività della memoria e/o dalla coscienza insieme al senso, ai vari sensi e alla memoria.

COSCIENZA.


1. Chiamiamo coscienza il registro effettuato dall'apparato che coordina e struttura sensazioni, immagini e ricordi. Data la dinamica delle operazioni che registra, questo apparato è esso stesso in continua dinamica; tuttavia la sua costituzione deve essere tale da conferirgli anche una certa unità ed identità.

L'essere umano non nasce con questo apparato già costituito, piuttosto esso si costituisce a poco a poco e nella misura in cui si organizza la sensazione globale del corpo. Questo apparato di registro di sensazioni, immagini e ricordi si trova nel corpo ed è vincolato alle sensazioni del corpo. In certi casi esso viene identificato con l'io (v. IO); tale identificazione avviene man mano che le sensazioni del corpo si sommano e si codificano all'interno di un campo di memoria. Se usiamo questo punto di vista diciamo che non si nasce con un io, ma che questo si sviluppa e si articola per accumulazione di esperienze. Non c'è io senza sensazione, immagine o ricordo. Anche quando l'io percepisce se stesso, utilizza queste tre vie, sia che esse forniscano informazioni vere che illusorie.

2. Chiamiamo coscienza il sistema di coordinamento e di registro dello psichismo umano. Precisiamo che ci riferiamo allo stesso apparato anche quando, secondo le funzioni che esso compie, utilizziamo denominazioni diverse: infatti, se coordina, lo chiamiamo coordinatore, se registra registratore. Non consideriamo cosciente alcuna operazione dello psichismo nella quale non siano presenti funzioni di coordinamento.

SEGNO.


Simbolo o allegoria che svolge la funzione di codificare i registri interni (v. COMUNICAZIONE TRA PERSONE).

RICONOSCIMENTO.


Si produce nel momento in cui si riceve un dato e viene comparato con i dati anteriori, appare come già registrato. (v. OBLIO).

REGISTRO.


Esperienza della sensazione prodotta dagli stimoli captati dai sensi interni ed esterni; includiamo negli stimoli i ricordi e l'immaginazione.

IMMAGINE.


Chiamiamo immagine la rappresentazione, organizzata e conformata dalla coscienza, delle sensazioni o percezioni che provengono (v. SENSAZIONE) o sono pervenute (v. MEMORIA) dal mondo esterno o interno. Esistono immagini visive, tattili, olfattive, auditive, gustative, cenestesiche e cinestetiche (v. FORMA). Le immagini sono il risultato integrato delle operazioni di trasformazione degli impulsi. Ogni impulso che arriva alla coscienza viene trasformato in un'immagine. Questa immagine, a sua volta, è l'insieme degli impulsi che la coscienza invia ai centri per attivare risposte.

SPAZIO DI RAPPRESENTAZIONE.


Specie di “schermo mentale” su cui vengono proiettate le immagini derivanti dagli stimoli sensoriali, da quelli della memoria e da quelli prodotti dall'attività immaginativa della coscienza. In sé, oltre a servire come schermo di proiezione, esso è formato dall'insieme delle rappresentazioni interne delle sensazioni cenestesiche; pertanto corrisponde esattamente ai segnali provenienti dal corpo fisico e viene registrato come sommatoria di essi, come una specie di “secondo corpo” costituito da rappresentazioni interne. Lo spazio di rappresentazione oltre a possedere altezza e larghezza, possiede anche volume (profondità). E' proprio in base alla profondità di collocazione dell'immagine che è possibile discriminare un fenomeno interno da uno esterno; in quest'ultimo caso si produce l'illusione che la rappresentazione (che è necessariamente interna) sia esterna come il fenomeno rappresentato.

Nella misura in cui il livello di coscienza si abbassa, aumentano le dimensioni e quindi il volume dello spazio di rappresentazione e questo avviene in concomitanza con l'aumento dei registri dell'intracorpo. Invece, nella misura in cui il livello di coscienza si avvicina alla veglia, lo spazio di rappresentazione tende ad appiattirsi. Più in generale diciamo che esso assume caratteristiche distinte in funzione del livello di coscienza che è in attività.

Anche lo spazio di rappresentazione è sottomesso ai bioritmi che regolano l'intera struttura umana. Non esiste uno spazio di rappresentazione vuoto, cioè senza contenuti; è infatti grazie alle rappresentazioni che si ha sensazione di esso.

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