Seminari

Psicologia e Morfologia dell'Immagine



2º Seminario

UNDICESIMA LEZIONE

Punto.

Il primo caso è quello del punto (figura a). La visione di un punto senza riferimento fa muovere gli occhi in tutte le direzioni.

Empiricamente: situando un punto luminoso in una abitazione oscura, dopo un po’ di tempo lo sguardo si muove a zigzag. In realtà, si tratta di una illusione; la stessa che appare di notte quando si osserva una stella brillante e si ha l’impressione che questa si sia spostando a zigzag, arrivando in alcuni casi a conclusioni che non corrispondono alla realtà osservata.

Guardando un punto senza riferimenti, senza parametri, nello spazio di rappresentazione interno quel punto agirà nello stesso modo nello spazio esterno, anche se l’occhio è alla ricerca di parametri percettivi per poterlo inquadrare. Sia nella rappresentazione esterna che in quella interna, si cercano riferimenti, nei limiti dello “schermo” di rappresentazione. Il punto sale, scende, si muove da un lato all’altro e, facendo uno sforzo, è possibile anche che si mantenga fisso, ma immediatamente è percettibile la forza che si esercita internamente nel ricercare dei riferimenti all’interno dello spazio mentale.

Linea.

La linea orizzontale conduce l’occhio in quella direzione ininterrottamente e senza grande sforzo (figura b).

La linea verticale (figura c) muove l’occhio come se seguisse la figura dell’essere umano, dal basso verso l’alto. 

Il movimento dell’occhio verso l’alto provoca tensione, fatica e sonnolenza. Questo accade in quanto la struttura interna dello spazio corrisponde alla configurazione dell’occhio, e questo comporta maggiori difficoltà nello spostamento dell’immagine. È più faticoso questo spostamento in quanto non avviene in uno stesso punto ma in livelli differenti dello spazio di rappresentazione. Questo è conseguenza dell’attività di molti fenomeni, di cariche interne che corrispondono ai differenti livelli dello spazio di rappresentazione. Quindi l’occhio può spostarsi più facilmente su una linea orizzontale, che sulla linea verticale dove incontrerà maggiori difficoltà e più la linea sale, e maggiori saranno le limitazioni nel seguirla.

Incrocio di linee.

Quando due linee si incrociano (figura d), l’occhio, va verso il punto di incontro e vi rimane inquadrato.

La curva porta l’occhio ad includere spazio, provoca la sensazione di limite tra ciò che sta al suo interno e ciò che sta al suo esterno, facendo scorrere l’occhio verso lo spazio incluso nell’arco. (figura e)

Vediamo un piccolo esercizio:

cerchiamo di registrare lo spazio di rappresentazione interno, facendolo coincidere con un circolo. Cerchiamo ora di convertire il cerchio in una sfera collocandola nei limiti della rappresentazione. Se riuscite a farlo, vi vedrete inclusi all’interno di essa. E se poi “stirate “ la sfera, dandole la forma di un ovale a due punte, di una “mandorla”, si noterà l’apparizione di tensioni dirette verso le punte nello stesso modo in cui rappresentavate la linea verticale. Se, infine, dopo avere registrato lo spazio di rappresentazione, lo aprite verso l’esterno, invece di chiuderlo in un circolo, sperimenterete qualcosa di simile ad una perdita di interiorità.

L’incrocio tra due curve fissa l’occhio, facendo sorgere nuovamente il punto (figura f)

L’incrocio tra una curva e una retta fissa il punto centrale e rompe l’isolamento fra lo spazio incluso nell’arco e quello escluso (figura g). Questo caso mette in comunicazione l’occhio con spazi differenti.

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